<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-20474627</id><updated>2012-01-13T19:05:07.050+01:00</updated><category term='musica'/><category term='libri'/><category term='poesia'/><category term='atmosfere'/><category term='teatro'/><category term='libertà'/><category term='pirandello'/><category term='politica'/><category term='film'/><category term='simpson'/><category term='chiesa'/><category term='politica libertà personaggi'/><category term='scandali'/><category term='economia'/><title type='text'>Precisamente.</title><subtitle type='html'>(il resto è mancia)</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://precisamente.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://precisamente.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>G.T.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02177357320492067410</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>53</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-20474627.post-4596464661546482061</id><published>2009-12-29T20:55:00.002+01:00</published><updated>2009-12-29T21:01:17.560+01:00</updated><title type='text'>quindicimila (non nel senso degli yoghurt)</title><content type='html'>&lt;div class="paragrafo"&gt;Sulle solite notiziole laterali di Repubblica appare oggi la sensazionale scoperta di una quercia che, autoclonandosi in una maniera che fatico a comprendere anche dopo una superficiale lettura dell'articolo, risalirebbe a &lt;a href="http://www.repubblica.it/2009/12/sezioni/ambiente/albero-antico/albero-antico/albero-antico.html"&gt;tredicimila anni fa&lt;/a&gt;, surclassando di fatto il precedente record conosciuto stabilito da un pino norvegese di 9000 anni.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Dopo aver espresso la doverosa solidarietà nei confronti di questo pino, così ingiustamente e approssimativamente scalzato dal meritatissimo gerontoprimato, ero lì che come al solito mi interrogavo sul senso della vita e di tutto il resto (a proposito, la giraffa landisce), quando profonda dentro di me si è sollevata una corale acclamazione: minchia!&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Sopravvivere tredicimila anni dev'essere infatti parecchio difficile. Anni ed anni di soprusi, di lotte per la sopravvivenza, di invidia tra pini e querce collocati in zone geografiche ora diverse ma prima magari no, ma soprattutto di culture che si succedono. Una questione di cultura che per le piante, fortunatamente, si riduce a una questione di coltura: se non ti mangiano, o non ti estirpano, o ancora meglio non ti trovano, sopravvivi liberamente a patto di trovare qualche sostanza nutritiva stiracchiando ritmicamente le radici nell'humus circostante.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;E per un essere umano? Tredicimila anni probabilmente sono parecchi anche da un punto di vista evolutivo, ma non è questo il punto. Il punto è che in tredici secoli, o anche solo in trecentoventuno anni, il mondo ha il cattivo gusto di cambiare in una maniera impressionante. Le culture si affievoliscono, nascono e muoiono, variano, mutano, cozzano, si mescolano e si annullano e rinascono e soccombono e si circondano in maniera sempre più vorticosa, violenta, incomprensibile, tanto irreversibile e irreparabile quanto spontanea e naturale. Crescono, per dirla con una parola sola: dove la crescita non è verso il meglio, ma verso il più adatto (anche perché mi riesce difficile ritenere certe tendenze recenti come il prodotto più moderno ed attuale di una tensione verso la Perfezione). Crescono, e la crescita può implicare nascite e morti, accorpamenti e amalgame così come oblii e intensi cancellamenti.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Ma come si fa a vivere tredicimila anni e a stare dietro a tutti questi cambiamenti? Già è difficile passare da un mondo senza elettricità a un mondo con l'elettricità, da un mondo dove la panna si monta con la frusta a mano ad un mondo con il montapanna automatico o peggio ancora con la panna spray, da un mondo in cui il pesce si cucina a un mondo in cui si spendono un sacco di soldi per mangiarlo crudo. Figuriamoci cosa dev'essere farlo per trecento, tremila, tredicimila anni. Significherebbe partire baldanzosi con le proprie convinzioni in un mondo simpaticamente semivuoto, ed affrontare tutte le altre convinzioni, affrontare le varie messe in discussione dei propri ideali che non sarebbero necessariamente tutte costruttive, sormontabili, amichevoli. Soprattutto sarebbero tante.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;A un certo punto, per sopravvivere tredicimila anni si dovrebbero fare delle scelte. A un certo punto anche un pino è troppo vecchio per lottare, per reagire, per imporre la propria visione del mondo non come soluzione-per-tutti ma come soluzione-per-sé, cioè rivendicando con forza non la propria supremazia, ma il diritto ad avere propria dignità in quanto individuo. Uno strenuo antirazzista già fa fatica a sopravvivere a una seconda guerra mondiale, che di anni ne dura solo sei. Di fronte a sé ha tre soluzioni: rimanere antirazzista, e soccombere; rimanere antirazzista, ma fingere di non esserlo; smettere di essere antirazzista, e cambiare idea. Nel primo caso è morto, nel secondo caso è come se lo fosse, nel terzo caso non è più lui.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;E se dopo la seconda guerra mondiale ce ne fosse una terza, egli (visto che per ipotesi sopravviverà tredicimila anni) in qualche modo la fa comunque franca. Ma è altamente improbabile che la faccia franca rimanendo invariato e invariabile, conservando il suo antirazzismo e la sua passione per la panna montata a mano, per la spigola all'acqua pazza, per le lampade ad olio. Cambierà, in continuazione, imparando molto e soffrendo un po', mettendo in discussione quasi tutto, accettando anche cose che sono piccole negazioni di lui stesso.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Cosa resta dunque dell'uomo che era quando è venuto al mondo? Cosa resta di quella quercia, di quel pino (che, nonostante la sua millenaria sopravvivenza, tuttora subisce siffatte californiane umiliazioni), della ricetta originaria della Tarte Tropezienne e del primo Omero, di Creep dei Radiohead dopo la discutibile cover di Vasco, dell'horizon de ma folie e delle lingue perdute, dei Maya e dei primi spaghetti alla carbonara, del faro di Alessandria e della voce di chi è morto costruendo le piramidi? E se tutto questo sparisce, si evolve, si dimentica, cos'è che resta veramente? Resta solo il percorso che si è fatto, resta solo il filo e non i panni stesi, il fiume e non la barca che ci scivola sopra?&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Forse non siamo fatti per vivere tredicimila anni, perché le cose di cui non possiamo fare a meno sono tutto sommato troppe, e fragili, troppo fragili per sopravvivere a tutto quel lasso di tempo. In tredicimila anni un sorriso perduto o lo si dimentica, o si muore per esso; non c'è spazio per À une passante di Baudelaire, non c'è spazio per un passato che si farebbe sempre più gravoso, irrecuperabile, o peggio sempre meno importante (meno indispensabile, meno personale, meno proprio), fino a sparire del tutto. Magari anche una quercia, se potesse, sfoglierebbe ogni tanto un album dei ricordi, magari è proprio per questo che per sua fortuna non ha dita, ma solo radici.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/20474627-4596464661546482061?l=precisamente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://precisamente.blogspot.com/feeds/4596464661546482061/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=20474627&amp;postID=4596464661546482061' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/4596464661546482061'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/4596464661546482061'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://precisamente.blogspot.com/2009/12/quindicimila-non-nel-senso-degli.html' title='quindicimila (non nel senso degli yoghurt)'/><author><name>G.T.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02177357320492067410</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-20474627.post-3637201659919477901</id><published>2009-08-15T22:09:00.001+01:00</published><updated>2009-12-29T00:38:18.565+01:00</updated><title type='text'>Che verso fa la giraffa?</title><content type='html'>&lt;div class="paragrafo"&gt;Mi suonerebbe difficile vivere senza le outline di Repubblica. Già, quelle notiziole che imperversano in prima pagina, contornate di rosso, con la fotogallery aggiunta - "Fermato un eccentrico. Era Bob Dylan" - sanno sempre di "Cinese scomparso, è giallo", sanno di ferragosto in Vespa ascoltando &lt;span style="font-style:italic;"&gt;I'm your man&lt;/span&gt; di Cohen, in un certo senso sanno di casa. Ieri (era pomeriggio? non so, c'era ancora il sole, ma qua il tramonto scivola sempre più lontano), ieri - dicevo - a un certo punto è apparsa una di quelle linee rosse belle grandi, quelle tutte in maiuscolo che ti mettono l'ansia perché non puoi cliccarci sopra. Diceva che a Valencia c'era stata tipo un'esplosione, un po' di feriti, diceva che gliel'aveva detto El Pais (o El Paìs? il concetto comunque è quello), ma sono andato a guardare e su quel giornale spagnolo dalle accentate ambigue non c'era nulla. Così, una notiziola rossa da dopo corsa e pre cena, tipo un &lt;span style="font-style:italic;"&gt;fortune&lt;/span&gt; di cronaca nera.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Finisci anche per ammirarli, perché tirano fuori un'enfasi ormai consueta, quando sopra al commovente "Elefantessa torna a camminare con una zampa artificiale" giganteggia un sapido "LE IMMAGINI", tutto maiuscolo, rosso e maiuscolo. È un pullulare di maiuscole, perché su internet tutte le notizie sono condannate a stare in prima pagina e a galleggiare così, invidiandosi a vicenda, aspettando timorose il prossimo reload della pagina. Qualcuno (di quelli che chiamano il background &lt;span style="font-style:italic;"&gt;retroterra&lt;/span&gt;, gente che andrebbe privata dei diritti civili) invece di reload dice rinfresco, e infatti quei titoletti te li immagini fra un reload e l'altro che ingollano tramezzini con prosciutto cotto e mostarda, di quella mostarda piccante che innervosisce e appunto ti fa vedere poco di buon occhio le altre fellow outlines che giganteggiano sparse per la prima pagina.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Fortunatamente la vita, o il mondo, o comunque la storia, non funzionano a prime pagine. Funzionano (ed ecco qui la morale di questo post ferragostano dove per la prima volta posso associare il ferragosto più a una sensazione di freddo che ad una di afa opprimente), funzionano - dicevo - come il misterioso mondo delle lavatrici. I più attenti avranno difatti notato come le lavatrici constino perlopiù di un cassetto a triplice entrata, di fronte al quale l'uomo comune - per ignoranza o poca praticità o peggio ancora per inferiorità numerica di fronte ad ignobili barriere linguistiche - si trova sperduto e spaesato. Tre simpatici scompartimenti, simpatici come sanno essere solo tre scompartimenti unticci incrostati di quel sapone in polvere che non si è mai capito se ha più senso che sia in polvere o liquido, tre simpatici scompartimenti - dicevo - di cui uno solo è quello giusto, e però il simboletto cuneiforme che li distingue è ignoto e indecifrabile, e quindi l'uomo comune non sa cosa fare.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;In casi come questo (e nella vita, e nel mondo, o comunque nella storia), e qui vado a concludere l'insegnamento di questo post soprattutto didascalico, la soluzione più ragionevole è suddividere la razione di detersivo in tre parti eguali, e come tale distribuirla salomonicamente e magnanimamente in ciascuno dei tre scompartimenti. È l'unico modo per avere i panni puliti quantomeno a metà, per sfuggire all'ansiosa e alienante ricerca di un senso in quegli ideogrammi serigrafati nelle plastiche bianche di quella vaschetta tripartita, è l'unica possibilità o almeno illusione di passare indenni il prossimo rinfresco e sopravvivere comunque, un po' meno maiuscoli ma per questo forse un po' più vivi.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;object width="425" height="344"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/QDetQ18fw5Q&amp;color1=0xb1b1b1&amp;color2=0xcfcfcf&amp;feature=player_embedded&amp;fs=1"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowScriptAccess" value="always"&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/QDetQ18fw5Q&amp;color1=0xb1b1b1&amp;color2=0xcfcfcf&amp;feature=player_embedded&amp;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" allowScriptAccess="always" width="425" 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giraffa?'/><author><name>G.T.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02177357320492067410</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-20474627.post-1703502799357599383</id><published>2009-06-01T23:05:00.001+01:00</published><updated>2009-06-01T23:07:13.225+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='pirandello'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='teatro'/><title type='text'>L'uomo dal fiore in bocca</title><content type='html'>&lt;div class="paragrafo"&gt;&lt;object width="425" height="344"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/i6Oz6tLx9w0&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;rel=0"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" 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rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-20474627.post-5007011259995197003</id><published>2009-05-26T12:53:00.004+01:00</published><updated>2009-05-26T13:10:13.829+01:00</updated><title type='text'>Esercizio</title><content type='html'>&lt;div style="font-style: italic;" class="paragrafo"&gt;In Italia, lo 0.24% delle persone ha un qualsiasi tipo di precedente penale.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="font-style: italic;" class="paragrafo"&gt;Di questi, il 32.3% è cittadino extracomunitario.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Sapendo che invece il 99.2% delle persone oneste è cittadino italiano, dire&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;ol&gt;&lt;li style="font-style: italic;"&gt;qual è la probabilità di incontrare, domattina, un cittadino extracomunitario con precedenti penali;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;qual è la probabilità di incontrare, domattina, un cittadino italiano con precedenti penali.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ol&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/20474627-5007011259995197003?l=precisamente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://precisamente.blogspot.com/feeds/5007011259995197003/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=20474627&amp;postID=5007011259995197003' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/5007011259995197003'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/5007011259995197003'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://precisamente.blogspot.com/2009/05/esercizio.html' title='Esercizio'/><author><name>G.T.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02177357320492067410</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-20474627.post-6291570251315224572</id><published>2009-05-19T22:24:00.005+01:00</published><updated>2009-05-19T22:32:35.159+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='musica'/><title type='text'>"ma per il resto tutto bene"</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: left;"&gt;geniali, geniali&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;object width="336" height="207"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/IdpHrZZS1hQ&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;rel=0"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param 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href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=20474627&amp;postID=6291570251315224572' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/6291570251315224572'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/6291570251315224572'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://precisamente.blogspot.com/2009/05/ma-per-il-resto-tutto-bene.html' title='&quot;ma per il resto tutto bene&quot;'/><author><name>G.T.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02177357320492067410</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-20474627.post-1631283148274824277</id><published>2009-03-26T01:00:00.004+01:00</published><updated>2009-03-26T01:09:15.546+01:00</updated><title type='text'>sei. (nel senso del numero)</title><content type='html'>&lt;a href="http://precisamente.blogspot.com/2007/02/effettivamente-era-autunno-per-tutti.html"&gt;0&lt;/a&gt; &lt;a href="http://precisamente.blogspot.com/2007/02/uno.html"&gt;1&lt;/a&gt; &lt;a href="http://precisamente.blogspot.com/2007/03/due.html"&gt;2&lt;/a&gt; &lt;a href="http://precisamente.blogspot.com/2007/04/tre.html"&gt;3&lt;/a&gt; &lt;a href="http://precisamente.blogspot.com/2007/07/quattro.html"&gt;4&lt;/a&gt; &lt;a href="http://precisamente.blogspot.com/2007/11/cinque.html"&gt;5&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;&lt;br /&gt;- Oh?&lt;br /&gt;- Eh?&lt;br /&gt;- No dico, oh.&lt;br /&gt;- Eh!&lt;br /&gt;- Che ore sono?&lt;br /&gt;- L'ora di ieri...&lt;br /&gt;- ... a quest'ora, sì, vaffanculo. Che ore sono, cazzo!&lt;br /&gt;- Mezzanotte?&lt;br /&gt;- Lo chiedi a me?&lt;br /&gt;- No lo chiedo a mia nonna. Vaffanculo eh.&lt;br /&gt;- E' un'ora che siamo qui.&lt;br /&gt;- Già.&lt;br /&gt;- Cazzo se sei utile. Vedi nessuno?&lt;br /&gt;- No, ho già guardato. E' mezz'ora che guardo.&lt;br /&gt;- Come lo sai?&lt;br /&gt;- Cosa?&lt;br /&gt;- Che è mezz'ora. Non sapevi nemmeno che ore sono.&lt;br /&gt;- Ma se te l'ho detto io?!&lt;br /&gt;- Tu?&lt;br /&gt;- Sì, io, cazzo.&lt;br /&gt;- Ah, è che non ci sono le lettere affianco ai trattini, mi sbaglio sempre. Quindi è un'ora che siamo qua.&lt;br /&gt;- Ti trovo perspicace.&lt;br /&gt;- Già. Tu vedi nessuno?&lt;br /&gt;- No e inizio ad avere sete. C'è niente da bere?&lt;br /&gt;- C'è dell'acqua dietro.&lt;br /&gt;- Dietro dove?&lt;br /&gt;- Bagagliaio.&lt;br /&gt;- Cazzo. Quella è piena?&lt;br /&gt;- No, è del radiatore. O scendi o niente.&lt;br /&gt;- Ma fa freddo.&lt;br /&gt;- Ti trovo un casino perspicace, complimenti.&lt;br /&gt;- Eh ma ho sete.&lt;br /&gt;- Quant'è che non bevi?&lt;br /&gt;- Non so, non ho l'orologio.&lt;br /&gt;- Ce l'ho io, toh.&lt;br /&gt;- Come tu?&lt;br /&gt;- Sì, eccolo.&lt;br /&gt;- Ah, pensavo l'acqua.&lt;br /&gt;- Non porto l'acqua al polso.&lt;br /&gt;- Ancora niente fuori, eh.&lt;br /&gt;- No, di solito passa qua verso le undici e venti, è un po' strano.&lt;br /&gt;- Cosa?&lt;br /&gt;- Che ritardi.&lt;br /&gt;- Che ore sono, scusa.&lt;br /&gt;- Saranno cinquanta minuti.&lt;br /&gt;- Di ritardo.&lt;br /&gt;- Certo.&lt;br /&gt;- ...&lt;br /&gt;- ...&lt;br /&gt;- Chiamo il capo?&lt;br /&gt;- Dici?&lt;br /&gt;- Sì, dài.&lt;br /&gt;- Dài si scrive con l'apostrofo?&lt;br /&gt;- Non saprei.&lt;br /&gt;- Forse l'accento.&lt;br /&gt;- Forse niente.&lt;br /&gt;- Insomma chiamo.&lt;br /&gt;- Chiama&lt;br /&gt;- ...&lt;br /&gt;- ...&lt;br /&gt;- E se mi chiede chi sono?&lt;br /&gt;- Cazzo, ho sete, fai come cazzo ti pare.&lt;br /&gt;- Sì ma resta un problema.&lt;br /&gt;- Lo so, ho sete!&lt;br /&gt;- Intendevo chi sono.&lt;br /&gt;- Non c'è scritto accanto al trattino?&lt;br /&gt;- No.&lt;br /&gt;- L'ho sempre detto io, sono meglio le virgolette.&lt;br /&gt;- Quelle sopra al due o le altre?&lt;br /&gt;- Eh?&lt;br /&gt;- Dico, quelle della tastiera o il simbolo di maggiore?&lt;br /&gt;- La stelletta?&lt;br /&gt;- No cazzo, quello doppio.&lt;br /&gt;- Colonnello?&lt;br /&gt;- Semmai quello sotto.&lt;br /&gt;- Forse è per questo che si usano quelle del due.&lt;br /&gt;- Già.&lt;br /&gt;- Che ore sono?&lt;br /&gt;- Eh non saprei, non so se ho l'orologio.&lt;br /&gt;- Almeno vai a prendere da bere.&lt;br /&gt;- C'è quella distillata, attaccati.&lt;br /&gt;- Ma che schifo.&lt;br /&gt;- Cosa schifo?&lt;br /&gt;- Che schifo, non sono un ferro da stiro.&lt;br /&gt;- Ti trovo perspicace.&lt;br /&gt;- L'hai già detto.&lt;br /&gt;- Chi?&lt;br /&gt;- Tu?&lt;br /&gt;- Io?&lt;br /&gt;- Non so, non credo importi più di tanto.&lt;br /&gt;- C'è poca differenza, dopotutto.&lt;br /&gt;- Giusto qualcosa di intercambiabile.&lt;br /&gt;- Parole, sfumature, fatti.&lt;br /&gt;- Piccole cose.&lt;br /&gt;- Inezie.&lt;br /&gt;- Anche inecugine.&lt;br /&gt;- Eh ma vaffanculo eh.&lt;br /&gt;- Era per sdrammatizzare, so che hai sete.&lt;br /&gt;- Non è che se parlo di sorgenti poi mi passa.&lt;br /&gt;- Di che?&lt;br /&gt;- Di sorgenti, di acqua.&lt;br /&gt;- Ma io parlavo di inezie e inecugine.&lt;br /&gt;- Ancora!&lt;br /&gt;- Su, dai, ho capito, scherzavo.&lt;br /&gt;- ...&lt;br /&gt;- ...&lt;br /&gt;- ...&lt;br /&gt;- Si è mosso qualcosa.&lt;br /&gt;- Là in fondo, sì.&lt;br /&gt;- Dietro all'albero, prima della discesa.&lt;br /&gt;- Si è tipo inchinato, però.&lt;br /&gt;- Dice che lo fa spesso.&lt;br /&gt;- Inchinarsi?&lt;br /&gt;- No, passare di lì. Passa sempre di lì.&lt;br /&gt;- Abitudinario.&lt;br /&gt;- Non lo giudicare.&lt;br /&gt;- Per carità. Cammina veloce, bisognerà fermarlo.&lt;br /&gt;- Lo sa che deve fermarsi.&lt;br /&gt;- Lo sa?&lt;br /&gt;- Si guarda intorno, mica è scemo.&lt;br /&gt;- Fortuna che non ho chiamato il capo.&lt;br /&gt;- Sarebbe stato imbarazzante.&lt;br /&gt;- Anche pericoloso.&lt;br /&gt;- Toccherà presentarsi.&lt;br /&gt;- Toccherà anche prendere l'acqua.&lt;br /&gt;- Non avevi bevuto la distillata?&lt;br /&gt;- E' quasi finita.&lt;br /&gt;- Dice che fa male, dice che ti consuma da dentro.&lt;br /&gt;- Tipo la vita?&lt;br /&gt;- Ti trovo poetico.&lt;br /&gt;- Sarà la sete.&lt;br /&gt;- O il freddo.&lt;br /&gt;- E' vicino, a 'sto punto scendo a prendere l'acqua.&lt;br /&gt;- Se scendi ti tocca dirgli chi sei.&lt;br /&gt;- Bel problema.&lt;br /&gt;- Già.&lt;br /&gt;- Se scendi tu?&lt;br /&gt;- Credo sia interscambiabile.&lt;br /&gt;- Magari lui ci riconosce.&lt;br /&gt;- Ho i miei dubbi. Scendiamo entrambi?&lt;br /&gt;- Non credo si possa, poi ci notano.&lt;br /&gt;- Già, sei perspicace.&lt;br /&gt;- La facciamo prendere a lui?&lt;br /&gt;- L'acqua?&lt;br /&gt;- Sì.&lt;br /&gt;- Ma non sa dov'è!&lt;br /&gt;- Diciamoglielo.&lt;br /&gt;- Eh, ma chi?&lt;br /&gt;- Bel problema.&lt;br /&gt;- La distillata è finita, no?&lt;br /&gt;- Temo di sì. Telefoniamogli.&lt;br /&gt;- All'acqua?&lt;br /&gt;- No, a lui, tanto è qua dietro.&lt;br /&gt;- Va bene.&lt;br /&gt;- D'accordo allora.&lt;br /&gt;- E se trovo occupato?&lt;br /&gt;- Se trovi occupato ce ne andiamo via di corsa e vaffanculo a tutti, okay?&lt;br /&gt;- Ok.&lt;br /&gt;- Ho detto, okay?&lt;br /&gt;- Okay, ok.&lt;br /&gt;- Ci vuole precisione nella vita.&lt;br /&gt;- Già, poi come fa a consumarti da dentro.&lt;br /&gt;- La saggezza, tante volte, eh?&lt;br /&gt;- Eggià. Comunque si scrive a fianco, con lo spazio, non affianco.&lt;br /&gt;- Ssst, squilla.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/20474627-1631283148274824277?l=precisamente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://precisamente.blogspot.com/feeds/1631283148274824277/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=20474627&amp;postID=1631283148274824277' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/1631283148274824277'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/1631283148274824277'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://precisamente.blogspot.com/2009/03/sei-nel-senso-del-numero.html' title='sei. (nel senso del numero)'/><author><name>G.T.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02177357320492067410</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-20474627.post-279943611552171065</id><published>2009-02-10T17:00:00.004+01:00</published><updated>2009-02-10T20:23:59.869+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='chiesa'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='libertà'/><title type='text'>Individuo o comunità?</title><content type='html'>&lt;div class="paragrafo"&gt;Ieri sera, al solito &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Porta a Porta&lt;/span&gt; simpaticamente dedicato alla vicenda di Eluana Englaro (dedicato, nella migliore tradizione giornalistica, più che altro alle opinioni non richieste di chi con la vicenda non ha niente a che fare), c'era Rocco Buttiglione. Rocco Buttiglione che faceva notare come la Costituzione italiana non si basi sull'&lt;span style="font-style:italic;"&gt;individuo&lt;/span&gt;, ovvero non garantisca all'individuo libertà e diritti che gli sono propri di-per-sé, ma piuttosto ponga dei limiti ai diritti individuali, limiti scaturiti dall'appartenenza a una &lt;span style="font-style:italic;"&gt;comunità&lt;/span&gt;, le cui regole si impongono sul singolo cittadino.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;E' una interessante lettura della Costituzione italiana. Buttiglione, peraltro, faceva notare come all'articolo 32 essa reciti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Articolo 32&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.&lt;/span&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;e che quindi lo stato &lt;span style="font-style:italic;"&gt;può&lt;/span&gt; effettivamente imporre sul cittadino dei trattamenti sanitari, per disposizione di legge. Dimenticava saggiamente Buttiglione la frase immediatamente successiva, che impone che questi trattamenti non vìolino un diritto superiore a quello imposto dalla legge, il diritto al rispetto della persona umana.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;È proprio il problema del diritto, che in questi giorni (e in genere a proposito di queste tematiche) viene affrontato frettolosamente, in maniera volutamente confusa, e poco chiara. Fino a che punto può spingersi la legge, nel sancire cos'è obbligatorio e cos'è imprescindibile in campo medico? Fino a che punto il diritto all'autodeterminazione della persona, alla scelta (non importa quando espressa) di sottoporsi o meno a un trattamento sanitario, è universale ed intoccabile?&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;La sedicente "cultura della vita" afferma un confuso principio di "sacralità della vita", cioè impone che il diritto dell'individuo si fermi quando le sue azioni potrebbero portare se stesso od altri a privarlo dell'esistenza. In altri termini, si può disporre del proprio corpo solo se ci si limita al rifiuto di terapie, anche se consapevoli dell'eventuale esito infausto che deriverebbe da quel rifiuto (si pensi a un'amputazione, o a un trattamento chemioterapico invasivo). Ed è qui che sorgono i problemi.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Da cosa deriverebbe questo diritto di imporre il proprio diniego a una terapia? Dal fatto che la terapia è appunto una terapia, cioè in base a qualcosa che risiede nella definizione stessa di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;terapia&lt;/span&gt;? Oppure in base a un più generale diritto di disporre del proprio &lt;span style="font-style:italic;"&gt;corpo&lt;/span&gt;, diritto che può dunque imporsi ogni volta di fronte a qualsivoglia trattamento sanitario? Dove per "qualsivoglia" si intende un trattamento sanitario non obbligatorio, oppure uno obbligatorio che vada comunque contro il "rispetto alla persona umana" sancito dall'articolo 32 della Costituzione.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Questa domanda non viene posta. La si risolve con una più semplice classificazione del tale trattamento sanitario come &lt;span style="font-style:italic;"&gt;terapia&lt;/span&gt;, o come &lt;span style="font-style:italic;"&gt;altro&lt;/span&gt;, dove questa seconda categoria è quella "intoccabile", quella imprescindibile e irrinunciabile neppure in seguito a un'autonoma e cosciente espressione di volontà. Nella fattispecie, in questi giorni in cui si parla di pazienti in stato vegetativo permamente (dunque con coscienza definitivamente compromessa), ad essere classificata come &lt;span style="font-style:italic;"&gt;altro&lt;/span&gt; è la nutrizione forzata.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Quello che viene da chiedersi è: è corretto determinare l'obbligatorietà di un trattamento sanitario, solo in base al suo essere o meno classificabile come &lt;span style="font-style:italic;"&gt;terapia&lt;/span&gt;? È questo, che fa &lt;span style="font-style:italic;"&gt;percepire&lt;/span&gt; nel malato o in chi gli sta vicino un accanimento, una violazione della dignità personale, l'etichetta "terapia" appiccicata alla tale pratica sanitaria?&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Evidentemente no. Il problema è più ampio, e ridurlo al "è terapia/non è terapia" fa passare il messaggio che solo le terapie, possono essere oggetto di espressione della libera autodeterminazione della persona. Il problema è appunto tradurre il "sentire comune" (non &lt;span style="font-style:italic;"&gt;maggioritario&lt;/span&gt;, perché non si tratterebbe di traduzione ma di imposizione) in un linguaggio scientificamente valido.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Traduzione che, per motivi sia tecnici che etici, ancora non è stata completata. In altri termini non c'è un accordo ragionevolmente universale su varie tematiche, tra cui appunto la classificazione della nutrizione forzata come terapia o come "altro", o la classificazione della morte cerebrale come morte effettiva. Punto di partenza dell'eventuale intervento del legislatore, quindi, dovrebbe essere la presa d'atto dell'esistenza di condizioni cliniche (ad esempio lo stato vegetativo persistente) che sono conseguenza dell'evoluzione dei protocolli di rianimazione, e che come tali si sottraggono (nella "percezione comune", con l'accezione di cui più sopra) ad una semplice classificazione "intuitiva" delle condizioni del malato (vivo/morto, ad esempio) e dell'invasività dei trattamenti sanitari. Si ha ad esempio di fronte il problema di un paziente in cui una lesione cerebrale ha compromesso definitivamente la coscienza, risparmiando però alcune funzionalità di base, come il rapporto sonno-veglia, la respirazione, le funzionalità dei vari apparati. Una condizione "innaturale" e "nuova", figlia solo dei progressi della medicina e delle pratiche di rianimazione, che consentono di mantenere in funzione un corpo in cui la coscienza è compromessa, in cui l'attività cerebrale è isolata dal resto dell'organismo.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Sembra irragionevole, la diffusa tendenza di più parti ad imporre il proprio sistema di valori (abilmente classificandoli non come &lt;span style="font-style:italic;"&gt;propri&lt;/span&gt;, ma &lt;span style="font-style:italic;"&gt;universali&lt;/span&gt;), ovvero la tendenza ad imporre - anche con provvedimento legislativo - una &lt;span style="font-style:italic;"&gt;soluzione&lt;/span&gt;, sostituendo dunque al dibattito scientifico e alla coscienza dei singoli una "verità" calata dall'alto. Un intervento legislativo del genere va in direzione opposta alla soluzione più "naturale", che sarebbe quella di lasciare alla decisione del singolo la classificazione di un dato trattamento sanitario come irrinunciabile o meno, e in caso le modalità di espressione di questa rinuncia.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Letta nell'ottica del dualismo individuo-comunità, la soluzione di cui si discute in questi giorni (&lt;a href="http://www.cittadinolex.kataweb.it/article_view.jsp?idArt=87216&amp;idCat=99"&gt;qui&lt;/a&gt; il testo) e l'originario (e ormai abbandonato) disegno di legge proposto da Marino e altri (&lt;a href="http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/00311657.pdf"&gt;qui&lt;/a&gt; il testo) vanno in direzioni diametralmente opposte. Mentre il disegno di legge di Ignazio Marino ed altri, garantiva all'&lt;span style="font-style:italic;"&gt;individuo&lt;/span&gt; il diritto al rifiuto di qualsiasi genere di trattamento sanitario, il disegno di legge ora in discussione in Commissione Sanità impone sull'individuo la regola della &lt;span style="font-style:italic;"&gt;comunità&lt;/span&gt;, relegando la volontà dell'individuo a semplice "indicazione" per il medico curante, e proibendo esplicitamente (conseguenza quasi ovvia del caso mediatico montato intorno alla vicenda Englaro) l'espressione della volontà di rifiuto dell'alimentazione e dell'idratazione:&lt;blockquote&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;&lt;br /&gt;Alimentazione ed idratazione, nelle diverse forme in cui la scienza e la tecnica possono fornirle al paziente, sono forme di sostegno vitale e fisiologicamente finalizzate ad alleviare le sofferenze e non possono formare oggetto di Dichiarazione Anticipata di Trattamento.&lt;/span&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Di conseguenza, la comunità (sarebbe più corretto dire &lt;span style="font-style:italic;"&gt;il legislatore&lt;/span&gt;) impone la sua soluzione al problema scientifico, etico e personale dell'invasività della nutrizione forzata, in malati la cui coscienza è definitivamente compromessa, in cui cioè il ripristino di funzioni superiori è impossibile (a meno di probabilità insignificanti, certamente inferiori alle tante "probabilità negative" cui si va incontro nei vari trattamenti sanitari). Ad esser precisi, il legislatore esclude la possibilità di scegliere anticipatamente di rifiutare la nutrizione forzata (mediante la Dichiarazione Anticipata di Trattamento, espressa nei modi previsti dallo stesso disegno di legge). Non si pone esplicitamente un divieto al rifiuto, quando avviene da parte del paziente cosciente eppure non autosufficiente (come invece prevedeva il decreto-legge rifiutato da Napolitano e poi presentato come disegno di legge nella "corsa contro il tempo" finita ieri), anche se tra le righe quest'intenzione sembra comunque esserci.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Il disegno di legge sottrae, quindi, all'arbitrio dell'individuo la possibilità di scegliere anticipatamente del proprio "futuro terapeutico" in caso di perdita di coscienza, più in particolare impedisce il rifiuto preventivo della idratazione e della nutrizione artificiali. Perché, viene da chiedersi, non si lascia all'&lt;span style="font-style:italic;"&gt;individuo&lt;/span&gt; la possibilità di decidere anticipatamente, assumendosi le ovvie responsabilità che una scelta anticipata comporta (come il fatto che si potrebbe cambiare idea, ad esempio)?&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Si maschera da &lt;span style="font-style:italic;"&gt;tutela&lt;/span&gt; di un sedicente "diritto alla vita" dell'individuo, la riduzione del suo diritto all'autodeterminazione, della sua possibilità di scegliere come e fino a che punto far disporre del proprio corpo. Si trova una soluzione legislativa a un problema che legislativo non è, intervenendo nel dibattito scientifico-etico con l'imposizione della &lt;span style="font-style:italic;"&gt;risposta esatta&lt;/span&gt;, con l'introduzione di un sedicente "punto fermo" che starebbe, almeno a sentire le parole dei propugnatori di questo provvedimento, alla base dell'umanità nel senso più ampio del termine.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Contrapporre poi la "cultura della vita" alla "cultura della morte", propagandando come "lotta di libertà" quella che nei fatti è una &lt;span style="font-style:italic;"&gt;riduzione&lt;/span&gt; della libertà dell'&lt;span style="font-style:italic;"&gt;individuo&lt;/span&gt;, è un atteggiamento di sterile prepotenza di un sistema di valori (e verrebbe da pensare che sia proprio quello cattolico, esaminando &lt;span style="font-style:italic;"&gt;chi&lt;/span&gt; e &lt;span style="font-style:italic;"&gt;come&lt;/span&gt; è intervenuto nel dibattito sul "caso" Englaro) nei confronti della molteplicità di posizioni che si hanno, com'è naturale, nei singoli individui. Prepotenza sterile, perché non porta a nient'altro che un'imposizione legislativa, inevitabilmente percepita come &lt;span style="font-style:italic;"&gt;ingiusta&lt;/span&gt; da chi in quel sistema di valori non si riconosce, che non va a risolvere un problema peraltro ancora irrisolto, ma pone solo un paletto forzato e per questo "artificiale" all'autodeterminazione dell'individuo.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Riletto nell'ottica suggerita dalle parole di Buttiglione, l'intervento legislativo va a sottolineare che sono le regole della &lt;span style="font-style:italic;"&gt;comunità&lt;/span&gt;, quelle che prima di tutte le altre l'&lt;span style="font-style:italic;"&gt;individuo&lt;/span&gt; deve seguire. Che la sfera delle libertà personali è limitata intimamente dall'esistenza di un sistema di valori "ufficiale", propagandato come "cultura della vita" ma riconducibile piuttosto a una delle tante posizioni della dottrina cattolica (dottrina che con la "cultura della vita", nel senso letterale del termine, ad un esame più attento ha poco a che fare, se ci si svincola dalla propaganda e si vanno ad esaminare le varie posizioni al di là di quelle "di facciata" contro l'aborto e l'"eutanasia"). Si sottolinea, quindi, una supremazia dello stato che verrebbe da definire illiberale, nella misura in cui va ad imporsi sul cittadino mediante un trattamento sanitario obbligatorio: e il punto è che quest'obbligatorietà non è la stessa che magari avrebbe una profilassi d'urgenza contro un'epidemia imminente, perché quest'ultima interesserebbe la &lt;span style="font-style:italic;"&gt;comunità&lt;/span&gt;, mentre la nutrizione forzata e le altre pratiche mediche di "mantenimento in vita" di pazienti in stato vegetativo interessano l'individuo e lui solo.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Che c'è di male, viene dunque da chiedersi, nel pensare che sia normale poter imporre, anticipatamente o al momento, il proprio rifiuto ad un mantenimento in vita forzato ed invasivo, quando la prognosi è di non reversibilità della perdita di coscienza? Affermare il contrario, oltre che a sottoporre il malato ad una "ingiustizia" (perlomeno percepita, in un campo dove "giusto" e "sbagliato" non possono avere una definizione solo legislativa), crea un pericoloso precedente nel rapporto &lt;span style="font-style:italic;"&gt;comunità&lt;/span&gt;-&lt;span style="font-style:italic;"&gt;individuo&lt;/span&gt;, in particolare nel rapporto tra lo stato e la vita del cittadino. Precedente che sarebbe facilmente estendibile ad altre tematiche, come ad esempio quella dell'aborto, perché va nella stessa direzione di quella che la chiesa cattolica propaganda come "sacralità della vita", ma che altro non è che l'imposizione di un sistema di valori &lt;span style="font-style:italic;"&gt;non&lt;/span&gt; universali che vanno a definire &lt;span style="font-style:italic;"&gt;cos'è&lt;/span&gt; la vita, come e fino a che punto se ne può disporre, sottraendo al dibattito scientifico e all'autodeterminazione del singolo una tematica di rilevanza fondamentale.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/20474627-279943611552171065?l=precisamente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://precisamente.blogspot.com/feeds/279943611552171065/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=20474627&amp;postID=279943611552171065' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/279943611552171065'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/279943611552171065'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://precisamente.blogspot.com/2009/02/individuo-o-comunita.html' title='Individuo o comunità?'/><author><name>G.T.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02177357320492067410</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-20474627.post-7371775220404848657</id><published>2009-02-04T23:07:00.002+01:00</published><updated>2009-02-04T23:09:24.929+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='poesia'/><title type='text'>Borges</title><content type='html'>Citata praticamente per scherzo da Boris. Così, tanto per.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;object width="425" height="344"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/cPvFUx4UDLM&amp;hl=it&amp;fs=1"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/cPvFUx4UDLM&amp;hl=it&amp;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="postbody"&gt;&lt;/span&gt;&lt;blockquote style="font-style: italic;"&gt;&lt;span class="postbody"&gt;Ringraziare voglio il divino&lt;br /&gt;labirinto degli effetti e delle cause&lt;br /&gt;per la diversità delle creature&lt;br /&gt;che compongono questo singolare universo,&lt;br /&gt;per la ragione, che non cesserà di sognare&lt;br /&gt;un qualche disegno del labirinto,&lt;br /&gt;per il viso di Elena e la perseveranza di Ulisse,&lt;br /&gt;per l'amore, che ci fa vedere gli altri&lt;br /&gt;come li vede la divinità,&lt;br /&gt;per il saldo diamante e l'acqua sciolta,&lt;br /&gt;per l'algebra, palazzo dai precisi cristalli,&lt;br /&gt;per le mistiche monete di Angelus Silesius,&lt;br /&gt;per Schopenhauer,&lt;br /&gt;che forse decifrò l'universo,&lt;br /&gt;per lo splendore del fuoco&lt;br /&gt;che nessun essere umano può guardare senza uno stupore antico,&lt;br /&gt;per il mogano, il cedro e il sandalo,&lt;br /&gt;Per il pane e il sale,&lt;br /&gt;per il mistero della rosa&lt;br /&gt;che prodiga colore e non lo vede,&lt;br /&gt;per certe vigilie e giornate del 1955,&lt;br /&gt;per i duri mandriani che nella pianura&lt;br /&gt;aizzano le bestie e l'alba,&lt;br /&gt;per il mattino a Montevideo,&lt;br /&gt;per l'arte dell'amicizia,&lt;br /&gt;per l'ultima giornata di Socrate,&lt;br /&gt;per le parole che in un crepuscolo furono dette&lt;br /&gt;da una croce all'altra.&lt;br /&gt;per quel sogno dell'Isiam che abbracciò&lt;br /&gt;mille notti e una notte,&lt;br /&gt;per quell'altro sogno dell'inferno,&lt;br /&gt;della torre del fuoco che purifica,&lt;br /&gt;e delle sfere gloriose,&lt;br /&gt;per Swedenborg,&lt;br /&gt;che conversava con gli angeli per le strade di Londra,&lt;br /&gt;per i fiumi segreti e immemorabili&lt;br /&gt;che convergono in me,&lt;br /&gt;per la lingua che, secoli fa, parlai nella Northumbria,&lt;br /&gt;per la spada e Tarpa dei sassoni,&lt;br /&gt;per il mare, che è un deserto risplendente&lt;br /&gt;e una cifra di cose che non sappiamo,&lt;br /&gt;per la musica verbale dell'Inghilterra,&lt;br /&gt;per la musica verbale della Germania,&lt;br /&gt;per l'oro, che sfolgora nei versi,&lt;br /&gt;per l'epico inverno,&lt;br /&gt;per il nome di un libro che non ho letto: Gesta Dei per Francos&lt;br /&gt;per Verlaine, innocente come gli uccelli,&lt;br /&gt;per il prisma di cristallo e il peso d'ottone,&lt;br /&gt;Per le strisce della tigre,&lt;br /&gt;per le alte torri di San Francisco e dell'isola di Manhattan&lt;br /&gt;per il mattino nel Texas,&lt;br /&gt;per quel sivigliano che stese l'Epistola Morale&lt;br /&gt;e il cui nome, come egli avrebbe preferito, ignoriamo,&lt;br /&gt;per Seneca e Lucano, di Cordova,&lt;br /&gt;che prima dello spagnolo scrissero&lt;br /&gt;tutta la letteratura spagnola,&lt;br /&gt;per il geometrico e bizzarro gioco degli scacchi,&lt;br /&gt;per la tartaruga di Zenone e la mappa di Royce,&lt;br /&gt;per l'odore medicinale degli eucalipti,&lt;br /&gt;per il linguaggio, che può simulare la sapienza, .&lt;br /&gt;per l'oblio, che annulla o modifica il passato,&lt;br /&gt;per la consuetudine,&lt;br /&gt;che ci ripete e ci conferma come uno specchio,&lt;br /&gt;per il mattino, che ci procura l'illusione di un principio&lt;br /&gt;per la notte, le sue tenebre e la sua astronomia,&lt;br /&gt;per il coraggio e la felicità degli altri,&lt;br /&gt;per la patria, sentita nei gelsomini&lt;br /&gt;o in una vecchia spada,&lt;br /&gt;per Whitman e Francesco d'Assisi, che scrissero già questa poesia,&lt;br /&gt;per il fatto che questa poesia è inesauribile&lt;br /&gt;e si confonde con la somma delle creature&lt;br /&gt;e non arriverà mai all'ultimo verso&lt;br /&gt;e cambia secondo gli uomini,&lt;br /&gt;per Frances Haslam, che chiese perdono ai suoi figli&lt;br /&gt;perché moriva così lentamente,&lt;br /&gt;per i minuti che precedono il sonno,&lt;br /&gt;per il sonno e la morte,&lt;br /&gt;per due tesori occulti,&lt;br /&gt;per gli intimi doni che non elenco,&lt;br /&gt;per la musica, misteriosa forma del tempo.&lt;/span&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;span class="postbody"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/20474627-7371775220404848657?l=precisamente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://precisamente.blogspot.com/feeds/7371775220404848657/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=20474627&amp;postID=7371775220404848657' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/7371775220404848657'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/7371775220404848657'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://precisamente.blogspot.com/2009/02/borges.html' title='Borges'/><author><name>G.T.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02177357320492067410</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-20474627.post-5591283813540483376</id><published>2009-01-27T21:19:00.004+01:00</published><updated>2009-01-27T21:24:50.656+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a href="http://www.flickr.com/photos/24076847@N05/3188699424/" title="IMGP1363 di precisamente, su Flickr"&gt;&lt;img style="width: 390px; height: 261px;" src="http://farm4.static.flickr.com/3411/3188699424_69beae7331.jpg" alt="IMGP1363" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;sempre su &lt;a href="http://www.flickr.com/photos/24076847@N05/"&gt;http://www.flickr.com/photos/24076847@N05/&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/20474627-5591283813540483376?l=precisamente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://precisamente.blogspot.com/feeds/5591283813540483376/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=20474627&amp;postID=5591283813540483376' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/5591283813540483376'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/5591283813540483376'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://precisamente.blogspot.com/2009/01/sempre-su-httpwww.html' title=''/><author><name>G.T.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02177357320492067410</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://farm4.static.flickr.com/3411/3188699424_69beae7331_t.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-20474627.post-976514798014664558</id><published>2008-12-06T22:32:00.005+01:00</published><updated>2008-12-06T22:42:13.008+01:00</updated><title type='text'>Roma, se si può</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.flickr.com/photos/24076847@N05/sets/72157610754583097/"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 334px; height: 500px;" src="http://farm4.static.flickr.com/3168/3087036561_3ca378ef2e.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;more on &lt;a href="http://www.flickr.com/photos/24076847@N05/"&gt;http://www.flickr.com/photos/24076847@N05/&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/20474627-976514798014664558?l=precisamente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://precisamente.blogspot.com/feeds/976514798014664558/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=20474627&amp;postID=976514798014664558' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/976514798014664558'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/976514798014664558'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://precisamente.blogspot.com/2008/12/blog-post.html' title='Roma, se si può'/><author><name>G.T.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02177357320492067410</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://farm4.static.flickr.com/3168/3087036561_3ca378ef2e_t.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-20474627.post-3286835027231888322</id><published>2008-09-08T12:19:00.002+01:00</published><updated>2008-09-08T12:32:24.947+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='libri'/><title type='text'>c'era una volta l'amore ma ho dovuto ammazzarlo</title><content type='html'>Capita, a volte, di passare in libreria e sfogliare un libro che ti attrae, così, per la copertina, per il titolo, per qualcosa che al momento non ti è chiaro.&lt;br /&gt;Capita anche di leggere qualche pagina o la fantomatica quarta di copertina, così come capita di richiuderlo e ritrovargli un posto nella pila polverosa di cose che non leggerai. Lo fai riflettendoci su una manciata di secondi, perché sai che un libro deve piacerti a pelle e quello effettivamente un po' ti stuzzica ma ormai l'hai già incastrato nella prigione consueta dell'ordine alfabetico.&lt;br /&gt;Capita anche di tornare in libreria qualche giorno dopo, e riscoprire quelle pagine e quella quarta di copertina, e di prenderlo stavolta, stavolta senza rifletterci su.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;C'era una volta l'amore ma ho dovuto ammazzarlo&lt;/span&gt;, di Efraim Medina Reyes. Uno dei più bei libri che ti possa capitare di leggere per sbaglio; cercargli altri aggettivi suonerebbe un po' patetico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.lafeltrinelli.it/static/images-1/l/285/2595285.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px;" src="http://www.lafeltrinelli.it/static/images-1/l/285/2595285.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;em&gt;Uno si mette a scrivere perchè non è stato capace di picchiare un autista che l'ha reso ridicolo, perchè non ha fracassato i piatti in un ristorante, perchè non ha affrontato un poliziotto fuori di testa che insultava la sua ragazza, perchè non ha detto a sua madre quanto l'amava e la detestava, perchè non ha sputato in faccia ad un professore che diceva che la terra è rotonda, perchè si è fatto fregare il posto nella fila per il cinema, perchè non ha arte nè parte, perchè pensa che è un modo facile di diventare famoso e fare soldi, perchè se lo fanno buffoni come Garcìa Marquez e Mutis può farlo anche lui, perchè con i numeri non ci sa fare, perchè non vuole fare nè il medico nè l'avvocato, perchè è incazzato, perchè odia la gente e vuole insultarla. &lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;em&gt;Uno si mette a scrivere perchè una ragazza carina gli ha detto che le piacevano gli scrittori, perchè ha bisogno di un alibi per non lavorare, perchè lo fa sentire superiore, perchè ha letto un paio di romanzi sul Far West e vuole entrare in concorrenza, perchè è un cowboy senza cavallo, perchè lo fanno scribacchini come Vargas Llosa, perchè non ha voce, perchè non ha senso del ritmo, perchè è stufo di farsi le seghe, perchè vuole portarsi a letto una donna ma non c'è verso, perchè pensa di avere qualcosa da dire, perchè scopre che le ragazze carine dicono che gli scrittori sono teneri ma poi escono con i mafiosi, perchè non gli lasciano mettere le mani addosso alle reginette di bellezza, perchè è magro come un chiodo e non c'è niente da fare, perchè ha paura di morire senza essersi scopato una ragazza carina, perchè se uno stronzo ipocrita come Vargas Llosa scrive può farlo chiunque, perchè sa che perde il suo tempo, perchè invidia quelle bertucce che appaiono in tivù e guadagnano milioni, perchè in mancanza di meglio vuole essere come Bukowski. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Uno si mette a scrivere perchè non sa tirare di boxe e non ha fegato, perchè ha i denti storti e non può sorridere come vorrebbe, perchè per gli impotenti d'ogni sorta non c'è altra strada, perchè tutti i brutti sono scrittori o assassini e lui non è capace di far male a una mosca, perchè scrivere lo fa sentire importante, perchè per essere chiamati scrittori non c'è bisogno di scrivere bene e per essere chiamati figli di puttana fa lo stesso se si ha una madre che è una santa, perchè ha paura di andare alla deriva senza far nulla, perchè non può bere ogni sera, perchè ama Dio ma odia le associazioni senza fini di lucro, perchè non ha una ragazza, perchè non ci sono emozioni ma insulti, perchè a casa sua non c'è la televisione e la radio si è rotta, perchè la moglie del vicino è un bon bon, perchè ha paura di restare calvo e per questo evita gli specchi. Uno si mette a scrivere perchè non osa rapinare un supermercato, perchè ama la donna e lei è la fidanzata del gallo del quartiere, perchè non ci sono abbastanza riviste porno, perchè vuol fare qualcos'altro oltre a cagare e masturbarsi, perchè non è il gallo del quartieree non è neppure il più forte o il più spiritoso, perchè non è niente di niente, perchè non vale un cazzo, perchè se esce di casa lo fanno a pezzi, perchè sua madre urla tutto il tempo, perchè non ci sono nè illusioni nè luce alla fine del tunnel , perchè la sua mente vola basso e non sarà mai un altro Cioran, perchè non ha il coraggio di saltare, perchè non vuole la moglie brutta che si merita, perchè ha paura di morire senza avere assaggiato un bel culetto, perchè non ha padre nè amici nè fortuna, perchè non sa sputare come Clint Eastwood, perchè rimane impantanato tra una intenzione e l'altra, perchè c'era una volta l'amore ma ho dovuto ammazzarlo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il bello è che scrivere non serve a nulla di ciò che uno vuole. Scrivere è un limite, un dolore, un difetto in più. Il bello è che dopo averlo fatto stai malissimo. Niente è cambiato, tutto rimane al suo posto (tranne i tuoi fottuti capelli), Pelè non torna in campo. Il brutto è che scrivi e Pambelé va al tappeto steso da un gringo, un gringo maledetto che è stato dentro per avere picchiato sua madre. Il brutto è che Pambelé non è la madre del gringo e - per quanto tu scriva - rimane al tappeto. Il bello è che scrivi e continui a sognare la moglie del vicino, sogni di afferrarla per le orecchie e darle una bella ripassata. Il brutto è che scrivere non ti guarisce dagli impulsi assassini, che rapinare un supermercato rimane il tuo obiettivo impossibile. Il brutto è che desideri ancora un amore indimenticabile. Il bello è che scrivere è un altro modo di cagare e masturbarsi. Il brutto è che leggi i grandi autori ma solo Bukowski ti rimane. Il brutto è che un giorno la ragazza carina viene a sapere che scrivi e lo stesso non si lascia scopare a morte. Il brutto è che scrivere serve a tutto quello che tu non vuoi. &lt;br /&gt;"Ciao mamma." &lt;br /&gt;"OH MIO DIO, Rep, hai le scarpe SPORCHE DI CACCA." &lt;br /&gt;"Non urlare, pulisco il pavimento." &lt;br /&gt;"TOGLITI DI LI', TORNA DA DOVE SEI VENUTO." &lt;br /&gt;"Va bene, mamma, ma non urlare." &lt;br /&gt;"NON STO URLANDO."&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/20474627-3286835027231888322?l=precisamente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://precisamente.blogspot.com/feeds/3286835027231888322/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=20474627&amp;postID=3286835027231888322' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/3286835027231888322'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/3286835027231888322'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://precisamente.blogspot.com/2008/09/cera-una-volta-lamore-ma-ho-dovuto.html' title='c&apos;era una volta l&apos;amore ma ho dovuto ammazzarlo'/><author><name>G.T.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02177357320492067410</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-20474627.post-4173634046012599448</id><published>2008-07-15T11:53:00.001+01:00</published><updated>2008-07-15T11:55:52.408+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='simpson'/><title type='text'>I Simpson e l'immigrazione</title><content type='html'>&lt;p&gt;un po' triste, eh...&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;a href="http://it.youtube.com/watch?v=4WZw1qZLxFM"&gt;http://it.youtube.com/watch?v=4WZw1qZLxFM&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/20474627-4173634046012599448?l=precisamente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://precisamente.blogspot.com/feeds/4173634046012599448/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=20474627&amp;postID=4173634046012599448' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/4173634046012599448'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/4173634046012599448'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://precisamente.blogspot.com/2008/07/i-simpson-e-limmigrazione.html' title='I Simpson e l&apos;immigrazione'/><author><name>G.T.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02177357320492067410</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-20474627.post-223019226203095495</id><published>2008-07-06T12:40:00.002+01:00</published><updated>2008-07-06T12:45:42.538+01:00</updated><title type='text'>questionmark</title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.flickr.com/photos/24076847@N05/"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px;" src="http://farm4.static.flickr.com/3073/2642066698_697907a71d.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;(per una volta non è colpa sua)&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/20474627-223019226203095495?l=precisamente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://precisamente.blogspot.com/feeds/223019226203095495/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=20474627&amp;postID=223019226203095495' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/223019226203095495'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/223019226203095495'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://precisamente.blogspot.com/2008/07/questionmark.html' title='questionmark'/><author><name>G.T.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02177357320492067410</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://farm4.static.flickr.com/3073/2642066698_697907a71d_t.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-20474627.post-5131120984778828660</id><published>2008-07-03T22:52:00.003+01:00</published><updated>2008-07-03T23:02:38.177+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div class="paragrafo"&gt;Corri. Che cazzo corri a fare. Te lo chiedi, e spesso, quando l'unica cosa che ti viene in mente per far scivolare via il caldo che hai addosso è imboccare quella rampa di scale e buttarti fuori.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Fuori da dove vivi. Fuori nella gelatina calda e appiccicaticcia che chiamano mondo, quel mondo che ti si condensa addosso mentre inforchi i pochi metri che ti separano dal cancello, mentre i clienti del ristorante all'angolo ti guardano inorriditi - come se alle otto di sera non si potesse fare altro che mangiare da un fottuto piatto di porcellana bianca scheggiata.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;E' così che va il mondo. Il mondo è quella pizza alle sette di sera, quegli involtini alla romana delle otto meno un quarto che sanno di pausa obbligatoria in una lunga giornata altrettanto obbligatoria, in cui tutto quello che ti chiedi non è di vivere una città ma di viverne il sogno. In cui mille persone popolano gli angoli delle strade, persone che distingui da chi sta vivendo perché stanno sedute, perché non si lamentano, perché quel caldo e quelle soste al semaforo per loro diventano un paesaggio come tanti altri, come tanti altri destinato all'oblio inevitabile. In più, gli involtini alla romana non sono così, e questo un po' ti fa incazzare.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Tu fai parte di quell'oblio. Tu fai parte di quel paesaggio che il mondo, quella pallocca gelatinosa e appiccicaticcia che gli altri chiamano e vivono come mondo, vede di sfuggita. Sei solo un istante tra un cameriere e l'altro, sei quei cinque metri prima della fontanella di un Colosseo vecchio e stanco, che se ne sta lì a farsi squadrare e fotografare, senza per questo venir ricordato. Sei la pausa tra la vecchia che riempie la bottiglia di plastica e il ragazzino che ancora non sa bere. Mentre gli altri intanto mangiano, mangiano e si guardano intorno, parlano dei mondi e delle solitudini che li aspetteranno quando il giorno sul tuo calendario coinciderà con quello stampigliato sul loro biglietto elettronico. Si guardano intorno, perché è se stessi che guardano. Pensano ad altro, sono lì come spettatori di uno spettacolo che deve ancora cominciare, in quella grossa sala d'aspetto che chiamano vacanza, appiccicaticcia e un po' vuota ma non per questo spiacevole.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Intanto corri. Che cazzo corri a fare te lo chiedi ormai da un bel po' di minuti. Te lo chiedi tra un sampietrino e l'altro, mentre cerchi di non atterrare malamente quando scendi dal marciapiede, mentre scruti con lo sguardo ubriaco il colore del semaforo per capire se è verde. Perché il tuo sguardo è un continuo sperare che qualcosa succeda e che qualcos'altro non succeda, dalla macchina che sbuca contromano da via Cavour a tutto quello che hai sempre desiderato, e proprio per questo non accade.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Un motivo non c'è. Forse ce ne sono tanti. Forse se andassi più lento, se avessi quell'incedere stanco e stressato della tizia col passeggino, o di quello che continua a non distinguere i Fori Imperiali dalla stazione Termini, beh forse faresti anche tu parte di quel mondo. Di quel mondo gelatinoso e appiccicaticcio che adesso ti scivola addosso, di quel mondo che affronti con un respiro che è insieme affannoso e regolare, controllato e naturale come quelle cose che vivi perché non puoi farne a meno.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Non è la velocità. E' la tua velocità. E' la velocità con cui vivi quegli istanti del cazzo, non la velocità con cui ti ci muovi, con cui schivi traballante il prossimo personaggio di quel mondo placido e gelatinoso che non vive la città ma il suo fantasma.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Sono quegli attimi tra un passo e l'altro. Quando ti chiedi come andrà a finire. Quando passi con lo sguardo dalle strisce sbiadite alle persone altrettanto sbiadite che camminano verso il loro immediato futuro, svogliate o sognanti, loro con tutto quello che è stato e con in tasca parte di quello che sarà. Quando ti dici che tu di quel futuro non ne fai parte, e un po' è un sollievo e un po' ti dispiace, perché in fin dei conti hai sempre creduto che quel ritmo incalzante di un piede e poi l'altro portasse da qualche parte - e invece il sudore che hai addosso ti dice che non è così.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Quello, è il tuo motivo. E intanto fa buio, e te ne torni a casa fradicio di quel mondo gelatinoso e appiccicaticcio che non conoscevi e che si asciugherà fra poco. E un po' ti fa sorridere, l'idea di ripassare davanti al ristorante dietro l'angolo, così, con la faccia e il respiro patetici di chi ha provato a vedere fino in fondo come vanno le cose. Rimediando soltanto uno sguardo stanco e smarrito, qualche chilometro di solitudine e il cuore in gola a ricordarti che fino ad adesso sei ancora vivo.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/20474627-5131120984778828660?l=precisamente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://precisamente.blogspot.com/feeds/5131120984778828660/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=20474627&amp;postID=5131120984778828660' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/5131120984778828660'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/5131120984778828660'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://precisamente.blogspot.com/2008/07/corri.html' title=''/><author><name>G.T.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02177357320492067410</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-20474627.post-4850404170080197767</id><published>2008-06-24T21:12:00.003+01:00</published><updated>2008-06-24T21:16:22.960+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='atmosfere'/><title type='text'>guardo lontano</title><content type='html'>&lt;span style="font-style:italic;"&gt;In questo componimento, l'autore esprime il disagio dell'uomo moderno di fronte al tutto, in un percorso interiore di presa di coscienza di ciò che è e di ciò che non è, risolvendo il suo dubbio esistenziale in una complessa e dolorosa consapevolezza del Vero.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;&lt;br /&gt;guardo lontano&lt;br /&gt;e vedo&lt;br /&gt;orizzonti sfumati balenare nel limbo di ciò che era&lt;br /&gt;visioni&lt;br /&gt;attimi&lt;br /&gt;nascosti morbidi in un infinito che si intravede appena&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;&lt;br /&gt;guardo&lt;br /&gt;lontano&lt;br /&gt;e nulla è più come prima;&lt;br /&gt;niente è vero&lt;br /&gt;niente è certezza&lt;br /&gt;in un violento caleidoscopio di ombre&lt;br /&gt;che di lontano si azzuffano nella penombra del mio io&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;&lt;br /&gt;guardo,&lt;br /&gt;lontano,&lt;br /&gt;e vedo contorni che non avran fine,&lt;br /&gt;sbavature di un'immagine che non si può narrare&lt;br /&gt;perché è nuda,&lt;br /&gt;scarna,&lt;br /&gt;alla inquieta e vana speranza del mio occhio mortale&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;&lt;br /&gt;guardo,&lt;br /&gt;lontano,&lt;br /&gt;ma porca puttana,&lt;br /&gt;questi sono gli occhiali di mia nonna&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/20474627-4850404170080197767?l=precisamente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://precisamente.blogspot.com/feeds/4850404170080197767/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=20474627&amp;postID=4850404170080197767' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/4850404170080197767'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/4850404170080197767'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://precisamente.blogspot.com/2008/06/guardo-lontano.html' title='guardo lontano'/><author><name>G.T.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02177357320492067410</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-20474627.post-4302736585052077255</id><published>2008-06-12T19:26:00.006+01:00</published><updated>2008-06-12T19:32:36.388+01:00</updated><title type='text'>scoop</title><content type='html'>&lt;img src="http://files.splinder.com/97d7ecfaa983e09da858b29942e55800.jpeg" border=0 height="200" alt="Hanno la faccia come il culo"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;&lt;a href="http://www.unamanolavalaltra.it/home/Cuore.htm"&gt;Qui&lt;/a&gt; il resto.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/20474627-4302736585052077255?l=precisamente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://precisamente.blogspot.com/feeds/4302736585052077255/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=20474627&amp;postID=4302736585052077255' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/4302736585052077255'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/4302736585052077255'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://precisamente.blogspot.com/2008/06/scoop.html' title='scoop'/><author><name>G.T.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02177357320492067410</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-20474627.post-896056351787225765</id><published>2008-04-14T23:49:00.004+01:00</published><updated>2008-04-15T00:08:14.095+01:00</updated><title type='text'>rewind</title><content type='html'>&lt;blockquote&gt;&lt;i&gt;Ouroboros&lt;/i&gt;, secondo Evola, è la dissoluzione&lt;br /&gt;dei corpi: il serpente universale che, secondo&lt;br /&gt;gli gnostici, procede attraverso tutte le cose.&lt;br /&gt;Veleno, vipera, dissolvente universale, sono&lt;br /&gt;simboli dell'indifferenziato, del "principio in-&lt;br /&gt;variante" o comune che passa attraverso tutte&lt;br /&gt;le cose e le lega.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;(Juan Eduardo Cirlot -  &lt;i&gt;Dizionario dei simboli&lt;/i&gt;)&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;object width="425" height="355"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/cf_yLNZFCYI&amp;hl=en"&gt;&lt;param name="wmode" value="transparent"&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/cf_yLNZFCYI&amp;hl=en" type="application/x-shockwave-flash" wmode="transparent" width="425" height="355"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/20474627-896056351787225765?l=precisamente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://precisamente.blogspot.com/feeds/896056351787225765/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=20474627&amp;postID=896056351787225765' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/896056351787225765'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/896056351787225765'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://precisamente.blogspot.com/2008/04/rewind.html' title='rewind'/><author><name>G.T.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02177357320492067410</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-20474627.post-5004394420997942259</id><published>2008-02-24T16:09:00.003+01:00</published><updated>2008-02-24T16:22:48.781+01:00</updated><title type='text'>attesa</title><content type='html'>&lt;img src=http://farm4.static.flickr.com/3207/2288694874_a07917d23d.jpg&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/20474627-5004394420997942259?l=precisamente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://precisamente.blogspot.com/feeds/5004394420997942259/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=20474627&amp;postID=5004394420997942259' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/5004394420997942259'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/5004394420997942259'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://precisamente.blogspot.com/2008/02/attesa.html' title='attesa'/><author><name>G.T.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02177357320492067410</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://farm4.static.flickr.com/3207/2288694874_a07917d23d_t.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-20474627.post-1314269913491713977</id><published>2007-11-10T21:11:00.000+01:00</published><updated>2007-11-10T21:24:26.950+01:00</updated><title type='text'>cinque?</title><content type='html'>&lt;div class="paragrafo"&gt;L'amava, probabilmente da sempre. Era lì che scivolava in una notte di lampioni e silenzio, alla maniera in cui scivolano via le stelle in certe canzoni, nella sua serata tipo, una di quelle serate inutili che scivolano via brevi come solo la vita sa essere. Al quinto lampione si accorse che l'amava. Lei però era lontana, sempre troppo lontana, lontana quand'era vicina e ovviamente lontana quand'era lontana (coerente, dopotutto). Si sentiva forte, da quello di cui gli parlava, da quei piccoli stupidi spunti che annegavano sotto la mediocrità dominante del "fammi andare", dallo sguardo di lei che svaniva via via senza voltarsi, esattamente.&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;&lt;br /&gt;Lui aspettava. Sempre ad aspettare, aspettare, a fare una prima mossa che ci avrà pensato per anni a quella mossa, a come farla, a cosa sarebbe successo e cosa sarebbe potuto succedere, e poi al momento giusto non c'è nessuno dall'altra parte, nessuno a guardare la partita. Non c'è neanche, la partita, e lo sapeva bene, che non c'era, che non ci sarebbe stata, che non c'era mai stata veramente. Era come se invidiasse la vita di qualcun altro, solo che quel qualcun altro era proprio lui, o comunque lui come sarebbe stato se, come sarebbe potuto essere se. Pensò che era terribile avere tante aspettative per un futuro che sai impossibile, mentre il futuro reale ti sfugge di mano, diventa presente, passato, e tu non c'eri...&lt;br /&gt;Addosso aveva l'odore pesante del caldo. Attraversava la notte circondato da un'aura di afa e sudore, da insetti senza nome che lo incrociavano di sfuggita indugiando di tanto in tanto sulla polo gialla, maledettamente gialla. Sperava in una doccia ma gettava un'occhiata continua all'acqua del mare, così placida e nera, là sulla destra. Però l'amava. L'amava anche se ogni tanto non pensava a lei ma ai due chilometri che mancavano all'albergo o alle goccie di sudore che gli correvano implacabili lungo petto. Anche se ogni tanto gli veniva qualche dubbio. Fosse solo il pensiero che la sera prima erano lì, insieme, ad aspettare un autobus notturno che non sarebbe mai passato, schiena contro schiena addosso a un lampione quasi storto dietro al capolinea, a parlare di qualcosa evitando tutto il resto... Poi ci fu lo sparo.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;“Nella morte non c’è niente di triste, non più di quanto ce ne sia nello sbocciare di un fiore. La cosa terribile non è la morte, ma le vite che la gente vive o non vive fino alla morte. Non fanno onore alla propria vita, la pisciano via. La cagano fuori. Muti idioti. Troppo presi a scopare, film soldi, famiglia, scopare. Hanno la testa piena di ovatta. Mandano giù Dio senza pensare, mandano giù la patria senza pensare. Dopo un po’ dimenticano anche come si fa a pensare, lasciano che siano gli altri a pensare per loro. Hanno il cervello imbottito di ovatta. Sono brutti, parlano male, camminano male. Gli suoni la grande musica dei secoli ma loro non sentono. Per molti la morte è una formalità. C’è rimasto ben poco che possa morire.”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;(Charles Bukowski - Il capitano è fuori a pranzo)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;&lt;br /&gt;Fu così che conobbe per la prima volta Hampton Kelly.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/20474627-1314269913491713977?l=precisamente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://precisamente.blogspot.com/feeds/1314269913491713977/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=20474627&amp;postID=1314269913491713977' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/1314269913491713977'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/1314269913491713977'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://precisamente.blogspot.com/2007/11/cinque.html' title='cinque?'/><author><name>G.T.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02177357320492067410</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-20474627.post-6545581689685105041</id><published>2007-11-06T13:26:00.000+01:00</published><updated>2007-11-06T13:34:12.440+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica libertà personaggi'/><title type='text'>senza parole</title><content type='html'>&lt;object width="425" height="355"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/2mJyZHvGq0Y&amp;rel=1"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="wmode" value="transparent"&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/2mJyZHvGq0Y&amp;rel=1" type="application/x-shockwave-flash" wmode="transparent" width="425" height="355"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;object width="425" height="355"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/UGn3qCnnn9o&amp;rel=1"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="wmode" value="transparent"&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/UGn3qCnnn9o&amp;rel=1" type="application/x-shockwave-flash" wmode="transparent" width="425" height="355"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/20474627-6545581689685105041?l=precisamente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://precisamente.blogspot.com/feeds/6545581689685105041/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=20474627&amp;postID=6545581689685105041' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/6545581689685105041'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/6545581689685105041'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://precisamente.blogspot.com/2007/11/senza-parole.html' title='senza parole'/><author><name>G.T.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02177357320492067410</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-20474627.post-8478172470456232830</id><published>2007-09-28T13:35:00.000+01:00</published><updated>2007-09-28T13:55:08.675+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='scandali'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='economia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='chiesa'/><title type='text'>Decisamente poco di moda</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.repubblica.it/2007/09/sezioni/cronaca/conti-della-chiesa/conti-della-chiesa/conti-della-chiesa.html"&gt;Qui&lt;/a&gt; un simpatico articolo su quanto costa, e perché, la chiesa cattolica allo stato e a quella parte di cittadini italiani che paga le tasse. Né più né meno quello che l'&lt;a href="http://www.uaar.it/"&gt;UAAR&lt;/a&gt; denunciava &lt;a href="http://www.uaar.it/uaar/ateo/archivio/2001_2_art3.html"&gt;tempo fa&lt;/a&gt;, senza che chiaramente freghi qualche cosa a qualcuno (anzi, l'articolo sul sito di Repubblica sta scendendo lentamente verso il basso, dopo Pamela Anderson e Tom Cruise).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mentre in Germania, se si vuole finanziare una chiesa, c'è l'apposita &lt;span style="font-style:italic;"&gt;sovrattassa&lt;/span&gt; che migliora lo spirito e rincuora i volenterosi. Chissà da noi cosa succederebbe.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Del resto non vale neanche la pena parlare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;La vita non è uno scherzo.&lt;br /&gt;Prendila sul serio&lt;br /&gt;come fa lo scoiattolo, ad esempio,&lt;br /&gt;senza aspettarti nulla&lt;br /&gt;dal di fuori o nell'al di là.&lt;br /&gt;Non avrai altro da fare che vivere.&lt;br /&gt;La vita non è uno scherzo.&lt;br /&gt;Prendila sul serio&lt;br /&gt;ma sul serio a tal punto&lt;br /&gt;che messo contro un muro, ad esempio, le mani legate,&lt;br /&gt;o dentro un laboratorio&lt;br /&gt;col camice bianco e grandi occhiali,&lt;br /&gt;tu muoia affinché vivano gli uomini&lt;br /&gt;gli uomini di cui non conoscerai la faccia,&lt;br /&gt;e morrai sapendo&lt;br /&gt;che nulla è più bello, più vero della vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prendila sul serio&lt;br /&gt;ma sul serio a tal punto&lt;br /&gt;che a settant'anni, ad esempio, pianterai degli ulivi&lt;br /&gt;non perché restino ai tuoi figli&lt;br /&gt;ma perché non crederai alla morte&lt;br /&gt;pur temendola,&lt;br /&gt;e la vita peserà di più sulla bilancia.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(&lt;a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Nazım_Hikmet"&gt;Nazim Hikmet&lt;/a&gt; - Poesie d'amore)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/20474627-8478172470456232830?l=precisamente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://precisamente.blogspot.com/feeds/8478172470456232830/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=20474627&amp;postID=8478172470456232830' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/8478172470456232830'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/8478172470456232830'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://precisamente.blogspot.com/2007/09/decisamente-poco-di-moda.html' title='Decisamente poco di moda'/><author><name>G.T.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02177357320492067410</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-20474627.post-1125622958198551069</id><published>2007-07-16T21:00:00.000+01:00</published><updated>2007-07-16T21:03:32.384+01:00</updated><title type='text'>quattro</title><content type='html'>&lt;div class="paragrafo"&gt;"Accetta quello che ti danno. Accetta la sveglia alle sei, la doccia troppo tiepida e i sei minuti di colazione, accetta le attese passate alla fermata a fremere per ogni autobus che sta lì indeciso se venire verso di te o voltare all'angolo, accetta il trenta barrato che arriva pieno e in ritardo mentre già dovevi essere in quel posto che chiamano lavoro. Accetta il suo sguardo la mattina, quando entri e ti squadra con indifferenza e ti dice buongiorno, quando le parli e ti ascolta come si ascolta qualcosa di lontano controvoglia, accetta le sue risposte che non colgono nulla di quello che metti là quasi per caso, accetta il fatto che il suo profumo a una cert'ora svanirà dietro qualche corridoio, e ti avrà detto 'a dopo' ma sai che non è vero. Accetta tutto questo, cazzo."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Prese fiato.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Lo accetti perché alla fine ti fa comodo, perché è la melma in cui sguazzi tutti i giorni, caro mio, e lo sai bene. Vivi nello stesso fango da quando sei nato e non ci hai mai visto niente di strano, in fin dei conti, sei vaccinato dalla tua stessa vita contro la tua stessa vita, questa schifosa e fottuta vita in cui non hai niente da perdere."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Bevve un sorso. Era vino bianco, forte, lo mandava giù senza sentirlo, chiudendo per un attimo gli occhi con una smorfia. Henry se lo guardava, aspettando. Se c'era una cosa che gli riusciva bene, era aspettare.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Vai avanti così finché ti regge, finché non impazzisci o muori di cancro o nella migliore delle ipotesi, la fai finita nel tuo letto, nel sonno. Ma questo è quello che speri tu."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Divenne come più confidenziale.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Non si muore nel sonno. Non te lo dicono, ma c'è un istante del cazzo in cui lo senti, che te ne stai andando, in cui senti il fiato fetido e pesante della morte e il tuo respiro che si affanna e il cuore in gola e le cazzo di viscere che ti si contorcono, lo senti, e allora è anche peggio perché non te lo aspettavi, perché magari eri immerso in uno dei tuoi fottuti sogni dove tutto fila liscio, dove hai la tua vita perfetta e il tuo amore perfetto e la speranza ti sembra l'ultima a morire."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Lui lo sapeva. Se la speranza era veramente l'ultima a morire, era una grossa fregatura. Vuol dire che te ne andavi prima te, e non era per niente bello.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Capisci, adesso? Può non fregartene un cazzo di quello che ti hanno detto, di quei quattro soldi che ci infileranno Dio solo sa dove. Tu stai lì per vedere il rivolo di sangue rosso e luccicante che gli scende dalla mascella, stai lì per togliergli il gusto di provare una morte che in realtà è una grossa delusione ma per lui è la degna fine della sua vita del cazzo, stai lì a strapparlo da altri trent'anni di vita e da un'onorevole morte nel suo letto, e stai lì per provare a cambiare le cose. Capisci perché Hampton Kelly deve morire?"&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Capiva. La vita era maledettamente difficile. Un attimo eri lì a prendere un aperitivo sulla Mariahilfer strasse, dopo un po' magari eri all'hotel Sacher a sparare ad Hampton Kelly, cercando di far presto per non far chiudere la cucina del Wienerwald là vicino - con quel pollo fritto così malsano e così croccante, vagamente aromatico-, oppure eri tra la folla della Westbahnhof ad aspettare l'autobus per casa, oppure eri semplicemente morto. Lo sapevano tutti e due. Probabilmente lo sapeva anche un grosso signore giapponese, che si avvicinò sorridendo al loro tavolo, su cui fece precipitare una grossa cartella di plastica azzurra, e sempre sorridendo pronunciò qualche parola in inglese prima di allontanarsi.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"I signori vogliano scusarmi per il disturbo, e facciano buon lavoro."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Non si alzarono. Rimasero tesi nelle sedie di paglia del locale, guardando da lontano la berlina grigia che si stava portando via il signore sorridente.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Apri tu, Paul?"&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Annuì. Curvò la schiena spalmandosi interamente sullo schienale, sbuffò un sospiro di circostanza e fece scattare l'elastico della cartella. Diede uno sguardo al di là della ragazza bionda lì al bancone, cercando il vecchio albino padrone del konditorei, passando le dita lunghe e sudate di taglio, sul bordo del cartoncino. Trovò solo spalle di gente che non guardava, e prima dell'ansia di cambiare le cose lo colpì il ricordo dei cinquantamila, il sorriso pallido e orientale che se n'era appena andato e solo allora l'ansia di cambiare le cose - ma non lo avrebbe mai ammesso - e intanto sentiva il respiro ansioso e controllato di Henry che aspettava, l'odore di roesti e carne saltata che veniva dall'altra sala e quello di frutta ed alcol del suo stesso fiato. Si strofinò il dito meno unto sulla gamba destra e girò la pagina.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Adesso passeggiavano nel rumore bianco del Danubio che scorreva in sottofondo alle rare automobili che passavano di là. L'uomo dalla camicia avana aveva finalmente smesso di sorridere. Ci aveva fatto subito caso. Ultimamente la gente sorrideva troppo e senza motivo, e mai quando ce ne fosse veramente bisogno, pensava. Era un uomo col nasone e gli occhi piccoli e chiari, oltre la cinquantina.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Vienna è proprio una bella città."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Già", fece lei.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"E' proprio un peccato che vi ci troviate in una situazione del genere. Tuttavia, spero che avrete il tempo di ritornarci, ve la consiglio davvero."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Tirò fuori una mano illustrativa.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Laggiù - vedete? - laggiù c'è lo Schoenbrunn, cioè non proprio laggiù ma da quella parte. Ad andare più avanti il fiume si biforca, c'è l'Alte Donau, e là vicino la sede delle Nazioni Unite." Aspetto che un camion finisse di superarli. "Siete già stati all'ONU?"&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"No."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Peccato, un giorno dovreste farci un salto. Ah, ci vuole il passaporto, soprattutto di questi tempi. Comunque, il problema per cui siamo a Vienna non è propriamente questo. &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Recentemente sono arrivate al nostro ufficio delle informazioni preoccupanti da nostri contatti nella dogana austriaca. Hampton Kelly sarà qui. In uno di quegli alberghi sfarzosi che puzzano di legno vecchio e tappeti pregiati, per una di quelle cazzo di conferenze in cui è stato invitato a parlare. Elargirà a quelli che lo ascolteranno un discorso classicamente ipocrita, godendosi questo briciolo di vacanza in questa città così fredda e romantica.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Lo vogliono morto. Sapete? Hampton Kelly è quello che si dice un uomo antipatico, ma nel senso originale della parola. Sim-patico, viene dal greco, vuol dire 'soffrire con', ecco, ed è esattamente la persona con cui non vorreste condividere nulla.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Troverete quell'Hampton Kelly, e chiaramente non sarete soli. Fatelo per quel cazzo che vi pare. Ci guadagnerete qualche giorno in questa città del cazzo, una città incapace di qualcosa di più di un sorriso di circostanza. Sapete? Qualcuno ha detto che non esistono Paesi, esistono solo città."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Ammettere una citazione è il primo passo verso l'onestà, si disse lui. L'uomo dalla camicia avana rallentò impercettibilmente, guardandosi intorno mentre continuava.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Qualsiasi cosa farete, sorridete. Cercate d'essere simpatici con la manciata di persone che incontrerete - perché ne incontrerete, lo sapete bene - ma non vi aspettate che siano pronti a morire per voi. E' un po' un lavoro di merda, lo sapete, ma può dare soddisfazioni. Comunque vi capiterà più spesso di lasciarli a soffrire da soli, quando sarà il caso, ma l'incarico è vostro."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Si guardarono negli occhi, brevemente, senza sorridersi.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"L'organizzazione si fida di voi. Io, mi fido di voi. Quindi ci fidiamo di voi, ed è già un passo avanti. Non fate cazzate. Con la gente che lo vuole morto, scommetterei che c'è qualcuno che ci sta seguendo anche adesso mentre parliamo, ad esempio non mi va giù il violinista alla fermata di prima, ma vabbè."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Suonava molto bene."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Principalmente aveva un violino parecchio costoso, troppo per una stazione deserta come quella. In ogni modo, se ci fossero problemi chiamate questo numero."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Gli porse un pezzo di carta mezzo strappato, su cui erano stampate un certo numero di cifre.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Bell'appartamento, avete trovato. Ah, a quest'ora avrebbero dovuto finire di cambiare la serratura, queste sono le chiavi nuove. Quando ve ne andrete penseremo noi a rimontare la vecchia. Che vi devo dire... usate poco il telefono, leggete bene quelle quattro righe che troverete in uno dei cassetti della cucina (mi pare il terzo) e non fate cazzate. Domande?"&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Veramente..."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Pessima risposta. Quello che dovete sapere lo sapete già, o lo saprete fra qualche minuto. Se ci fossero problemi molto grossi, e mi auguro che non ce ne siano, il numero l'avete, passeremo a prendervi."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Lei sarà a Vienna?"&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Io sono a Vienna adesso, mio caro. Per quanto ne so potremmo essere morti tutti e tre fra meno di mezz'ora." Fermò un taxi con la mano. "Divertitevi, o non ne sarà valsa la pena."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;L'auto si allontanò nella direzione opposta. Smisero di camminare ed attraversarono la strada, salirono su un autobus e rimasero in silenzio, uno di quei silenzi che sottintendono veramente troppo, un silenzio che rispetto a qualche ora prima aveva perso una certa sensazione di freddo. Quando arrivarono a casa, quel sole sbiadito aveva già cancellato il ricordo del gelo della Stephansdom.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Hai paura della morte?"&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Sì."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Glielo disse così, senza pensarci. Aveva paura della morte e di un sacco di altre cose. Aveva paura di quando le cose sarebbero finite, aveva paura dei seicento metri dalla fermata sul Ring al suo appartamento, aveva paura della luce che svaniva nel buio della notte, prima che potesse almeno provare ad impedirglielo. In qualche modo. C'erano cose che la terrorizzavano, altre che la facevano sussultare, ma la morte era là, una di quelle certezze cui rispondere subito, sì ho paura della morte. Una delle poche paure di cui era facile non vergognarsi, e pensò che il modo migliore per cominciare sarebbe stato confessarne qualcuna, e così stava facendo. Non era male come inizio.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Tutti i giorni, alla stessa ora, l'appartamento sul Ring si riempiva dell'odore più universale di tutti, l'odore della spazzatura portata via dal camion grosso e arancione della nettezza urbana. Quella era l'esperienza che aveva avuto, che più si avvicinasse al concetto di morte. Il rumore dei secchioni, uno sguardo alla finestra e l'odore già saliva inarrestabile in alto, attraverso i vetri socchiusi, ed oramai era inevitabile e ogni tentativo di fermarlo sarebbe stato vano, e sarebbe stata ovunque spazzatura, puzza, cenere. Ecco, se ne stava lì, con quella luce pallida spruzzata sulle pareti bianco latte, a pensare a quando fuori dalla finestra avrebbe ammirato con un'occhiata fragile e disattenta solo quella manciata di luci che ballavano al ritmo di altre luci, a quando sarebbe arrivato il buio della notte in cui tutto rischiava di svanire, la figura sfacciata e rassicurante dell'uomo con la camicia avana come loro due, e tutto il resto, e di preciso non trovava niente da dire.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Lui fece un salto in cucina. Allungò un'occhiata sulla cassettiera vicino al forno, e sentì il rumore dello sguardo di lei che faceva altrettanto. La affrontavano chiedendosi apparentemente se quello giusto fosse il terzo dall'alto o dal basso, ma nascondendo in realtà qualcosa di più radicato e profondo come la fame.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Bistecca?"&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Dai."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Lui raccolse due paia di posate dall'apposito portaposate, e mentre lei stendeva le tovagliette ai due lati del tavolo quadrato là vicino, lanciò il grosso incartamento giallognolo sul divano bianco e innocente, che lo accolse con un tonfo sordo e penetrante.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Quello dopo."&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/20474627-1125622958198551069?l=precisamente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://precisamente.blogspot.com/feeds/1125622958198551069/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=20474627&amp;postID=1125622958198551069' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/1125622958198551069'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/1125622958198551069'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://precisamente.blogspot.com/2007/07/quattro.html' title='quattro'/><author><name>G.T.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02177357320492067410</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-20474627.post-4051958886560090448</id><published>2007-04-10T23:43:00.000+01:00</published><updated>2007-04-10T23:44:24.306+01:00</updated><title type='text'>tre</title><content type='html'>&lt;div class="paragrafo"&gt;Si ritrovò nella solita mattina sempre uguale e sempre diversa, mentre s'allacciava il terzultimo bottone della camicia. Era stupefacente come trovasse ogni giorno la forza di volontà per non indossare la camicia come fosse una maglietta, riducendo così a due o quattro le asole da riempire. Un sacco di tempo perso. Tempo che avrebbe potuto dedicare a scegliersi un taglio di capelli più semplice da pettinare, o anche a ricordarsi ogni santissima volta di staccare l'altra sveglia una volta alzato.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Alle otto e sedici minuti un trillo insistente squarciò il silenzio malsano che aleggiava per il corridoio dell'albergo/pensione. Si infilò subito una mano in tasca per fermarlo, dando un'occhiata qua e là come per scusarsi, nel caso qualcuno fosse risuscitato da una qualsiasi di quelle porte. Una volta sul ballatoio, iniziò a svanire l'odore di sonno grassiccio che si portava nelle narici; l'aria fredda si riconciliò col legno laccato dell'ascensore, la polvere vecchia delle biciclette inservibili incatenate al mancorrente e un lieve profumo di sigaro che proveniva dal resto del condominio.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Gli inconvenienti del sonno, già. Scivolò nella sala buffet con lo sguardo stanco e dolorante, alla ricerca svogliata di qualcosa che non peggiorasse troppo il fisiologico mal di stomaco di quando dormiva poco. Confidò nell'acqua bollente del tè per evitare i brividi di freddo che sarebbero seguiti, e pigliò due fette di quello che sembrava ciambellone al cioccolato, più una mela verdognola e grinzosa che aleggiava sul tavolo.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Si sedette accanto ad un tipo grosso e sorridente probabilmente straniero, capelli talmente bianchi che passò i tre minuti della bustina di earl grey tra il chiedersi se per caso qualcuno producesse tinte bianche da uomo, e patetici ripetuti assalti alla buccia verdognola e grinzosa. Perché a cosa serve avere un coltello di metallo, quando non riesce ad intaccare neanche una fottuta mela fuori stagione?&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Si pulì la mano sul tovagliolo di carta assorbente, imprecando tra se e sé mentre mandava giù quel liquido scuro che odorava vagamente di cloro. Giorni addietro l'aveva chiesto esplicitamente, al portiere di notte.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Si può comprare una bottiglia d'acqua?"&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Acqua minerale?"&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"No, naturale."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;L'uomo l'aveva guardato con disprezzo, sfoderando tutte le occhiaie previste dal suo ruolo più un supplemento legato alla scomodità del bancone, al nero sul collo della giacca bianca e alla luce bluastra sparata dallo schermo del computer.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"C'è quella del rubinetto."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Ma è potabile?"&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Certamente", gli aveva risposto con orgoglio. "In Austria abbiamo l'acqua più buona d'Europa, viene dalle Alpi."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;A parte la discutibile qualità dell'acqua delle Alpi - che sperimentalmente sapeva di neve sciolta, era acidula e metteva sete, quel tè sapeva di piscina ed era pure torbido. Inoltre ormai associava il bianco latte del tizio rubicondo (che poi aveva identificato come straniero sottintendendo che era più straniero di lui) alla squallida sensazione di sete dopo aver bevuto litri d'acqua, il che rendeva le cose tremendamente più difficili. Si infilò il cappotto sbuffando e passò dalla reception, dove il portiere di giorno girò la testa in una maniera tale che fu subito chiaro che c'era un pacco ed era per lui. Dopo poco si portò appresso il suo sorriso di convenienza (che teneva accuratamente da parte per le occasioni peggiori) fuori dalla porta scorrevole, indossò gli occhiali da sole aggiustandosi sapientemente la busta gialla e si incamminò verso il centro.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Erano ormai parecchi minuti che condividevano quel silenzio. Un silenzio scomodo, di quelli che sottintendono troppo, fastidioso come il rumore di zucchero caramellato che si stava spargendo per le strade di Vienna, che strideva così tanto col sapore di vin brulé che piano piano sobbolliva là da un lato, nell'indifferenza generale. Perché c'era il silenzio che meritava rispetto, il silenzio che si sentiva d'interrompere con qualche argomento sbiadito e provvidenziale, il silenzio da lasciar perdere, ma quello di quella mattina era un po' tutti questi insieme. Era un silenzio, ecco, di quelli che gran parte del mondo avrebbe ignorato, e che loro condividevano senza chiedersi troppo cosa significasse veramente, aspettando (senza crederci troppo, è chiaro) un'occasione qualsiasi per farla finita.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Condividevano anche una certa sensazione di freddo. Un freddo che accompagnava quelle parole non dette, mentre intorno continuava tutto quello che continuava, e sempre lì intorno qualche decina di esseri sconosciuti appariva per un attimo nella loro lista dei vivi, per tornare subito dopo nel più sereno grigiore del paesaggio circostante. Faceva freddo tra la Stephansdom e la stazione della metropolitana, tra le vetrine ingioiellate di Bulgari e il negozio di moda tutto trasparente, faceva freddo per loro e per gli ignari turisti che avevano sfidato l'alba un po' troppo presto per tornarsene in albergo veramente riposati, e quindi si lasciavano trascinare verso l'alto dalla scala mobile per gustarsi la lenta apparizione di quella piazza così contrastante.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Era lì che si interrogava sul senso di tutto questo, ed in particolare sulle conseguenze dell'invenzione della sveglia sulle abitudini comuni (perché in vacanza la sveglia per definizione perdeva il suo senso più classico, consacrandosi a un Fine ultimo che a lui comunque sfuggiva, per quanto ovvio e sublime), quando a lei squillò il telefono. A dire la verità era 'un' telefono. Quello nella tasca destra, che significava che tutto stava andando come doveva andare.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Attraversarono - sempre in silenzio, è chiaro - parte della piazza, schivando improbabili edicole a cielo aperto, fiorai e rivenditori di francobolli, così come una parte di quei turisti svegli da troppo che ingannavano tempo e stomaco con un bratwurst che faceva tanto tipico, spiegando a chi credeva fermamente nella dolcezza della colazione che dopotutto anche quella era Vienna, destreggiandosi con l'evidenza di un panino ingiustificatamente rotondo e intero e di una salsiccia chiaramente non tagliabile. Un popolo già quasi consapevole di dover sacrificare mani o guanti, per compiere adeguatamente la sacra omologazione al dio delle colazioni continentali, il wurstel. Le fontanelle erano chiuse per non gelare e le strade profumavano di neve; dopo poco erano al chiosco di legno.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Prego?"&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Delle patate, grazie."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Lei ordinò con disinvoltura tre grossi cerchi di patate novelle, arrostiti insieme a più ragionevoli castagne e conditi con qualcosa che originariamente era cipolla, cipolla fortissima, inequivocabile cipolla mescolata ad altra cipolla e forse aglio, pastosa e rilucente sul giallo dorato di quei tuberi che di mattina evidentemente facevano tanto tipico. Apprezzava il suo coraggio (certo, meno di quegli occhi che lo guardavano evitandone lo sguardo e sostenendo il suo silenzio, o forse il loro silenzio perché apparteneva a entrambi, chissà, silenzio che comunque aveva trovato un modo per rompere).&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Patate e cipolle?"&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Sì."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Potevano trovare qualcosa di più umano."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;E lì, in quei momenti si faceva avanti la velata certezza che forse di modi ce n'erano di migliori.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Perché mai?"&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Intendo, patate e cipolle alle otto di mattina, non è propriamente in incognito."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"A me piacciono, e poi è di strada."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Normalmente era dopo figure del genere che tutta la storia sul silenzio passava in secondo piano. Aveva consapevolmente portato avanti il suo malinteso quotidiano, peraltro neanche troppo influente, e poté tornare a riflettere su quanto ci fosse di patologico nella gente che alle otto del mattino si sparge per piazze e musei. Aveva ristabilito quel velo di precaria confidenza, tanto che condivise la profondità del suo pensiero.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Evidentemente non hanno di meglio da fare", gli rispose lei, che intanto si era infilata su una delle tante strade laterali (in una piazza tutte le strade sono laterali) e stava scansando una vecchia col carrello della spesa.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Sono in vacanza, l'hanno voluta loro."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Di sicuro la vecchia non era in vacanza. Come non era in vacanza nessuno di quei minisupermercati aperti quasi in centro, subito dietro l'angolo, ormai in gran parte d'Europa. Quella era la quotidianità.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Forse non si aspettavano che la notte potesse essere così poco interessante, e quindi recuperano sul giorno. Forse è il loro primo giorno."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Tutta quella gente?"&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Magari."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Ma se ci pensi il turista è generalmente mattiniero. Lo incontri di mattina e all'ora di pranzo, e ad età ragionevoli quando è già buio da un po', ma la mattina sempre."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Il saliscendi del marciapiede gli infuse un ritmo che lo spingeva ad andare avanti. Meravigliosamente pulite, le strade di Vienna, nessun inconveniente che potesse interromperlo.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Prendi l'autobus di mattina, ad esempio. C'è generalmente chi va a scuola, qualcuno che va a lavoro presto..."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"... i vecchi ... "&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"... già, i vecchi che alle sette sono già ammucchiati qua e là a fare domande al conducente, eppoi i turisti. Maledetti turisti che ti affollano la banchina e indugiano su quelle cazzo di cartine per mezz'ora e poi ti chiedono candidamente da che parte sta il Colosseo."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"E che poi vanno a pranzo al Colosseo, che c'è il ristorante e ormai sono già là."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Esatto, quella è gente che principalmente passeggia, e quello che è grave è che passeggia dalla mattina presto, e ci si mette pure la sveglia per farlo."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Superarono un bivio evidente verso il Danubio. Là le auto erano ancora poche, gli autobus rari e semivuoti, e a mano a mano che proseguivano i negozi si facevano meno numerosi.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Ma alla fine che ti cambia?"&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Come, che mi cambia?"&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Voglio dire, evidentemente è gente che ritiene più importante svegliarsi alle sei e spremere tutti e seicento gli euro pagati all'agenzia, piuttosto che godersi la cazzo di città con più calma e qualche ora di sonno addosso. Se parti che devi vederti le cose obbligatorie, è finita."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Una vita fatta di paesaggi obbligatori. Lo colse un brivido di disgusto, a pensare ai ricordi come a diapositive sbiadite, tutte uguali, così meravigliosamente scomode e inutili (gran bella invenzione, le diapositive, grande successo - si disse con compiaciuto sarcasmo).&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Eh, ma questa gente è praticamente tutta la gente, è quello che mi torna strano."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"E' per questo che in albergo la colazione finisce alle nove. Vorrà dire che sarai condannato a non fare mai in tempo per yogurt uova speck burro e marmellata."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"O che mi rimarranno le uova strapazzate, l'aranciata e l'acqua del rubinetto."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Tragica prospettiva di vita, cioè di sopravvivenza. Peraltro questo rafforzava il suo ideale di casa, per quanto labile in quei tempi potesse essere un qualsiasi ideale, e se da un lato significava un rapido impoverimento era un'ulteriore ragione per mangiare fuori.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Non ci volle troppo per raggiungere la stazione del metrò.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Qua vicino c'è la casa di Freud", disse lei.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Dove è nato?"&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Mah, forse dove è morto, non ha importanza."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Dove dobbiamo andare?"&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Alla stazione, sulla banchina."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Sperando che non sia piena di maledetti turisti."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Non lo sarà, è una fermata così inutile. Non so neanche dove siamo."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Era una di quelle fermate che hanno molto in comune col Danubio. Vagamente rossa. Non scese nessuno né dal primo né dal secondo treno, quindi ci fu quasi il rischio di condividere un altro precario silenzio, ma per fortuna dall'altro lato dei binari un altro essere umano iniziò un notevole repertorio classico di violino, dedicato alle facce annoiate pronte ad arrivare germanicamente puntuali in ufficio, e forse proprio al loro silenzio. Venti minuti dopo scesero tre persone, ed un uomo dalla camicia avana si affacciò (sul loro silenzio) biascicando un "Salve, signori" piuttosto sorridente, che accompagnarono tutti con un nuovo silenzio di gruppo, piuttosto corale, fino all'uscita sul lungofiume.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/20474627-4051958886560090448?l=precisamente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://precisamente.blogspot.com/feeds/4051958886560090448/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=20474627&amp;postID=4051958886560090448' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/4051958886560090448'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/4051958886560090448'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://precisamente.blogspot.com/2007/04/tre.html' title='tre'/><author><name>G.T.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02177357320492067410</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-20474627.post-6628349150603206541</id><published>2007-03-09T21:42:00.000+01:00</published><updated>2007-03-23T18:42:39.628+01:00</updated><title type='text'>due</title><content type='html'>&lt;div class="paragrafo"&gt;"Non puoi dividere il mondo sempre nelle solite due parti!"&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Perché no?"&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Perché non funziona così!"&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Infilò svogliatamente la mano sinistra nella ciotola delle noccioline. Mescolò quella massa unta e salata, fissando nel vuoto. Non era propriamente vuoto, ma non cambia molto.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Cioè, vedila da un altro punto di vista." Ne inghiottì una decina. "Puoi farlo con cose semplici, che so, a chi piace e a chi non piace la cioccolata, ma diavolo non puoi venirmi a dire che c'è mezzo mondo che lo odia e l'altra metà che non vuole ammetterlo!"&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;L'altro gli rispose con l'aria più serena del mondo. Guardò con disprezzo quella mano che aveva violato la sua ciotola di noccioline.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Ammetterai che c'è un fondo di verità..."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"No!". Mandò giù un sorso. "C'è un sacco di gente che non ha la minima idea di chi sia, Hampton Kelly, una grossa fetta che non gliene frega niente, se se ne resta vivo o ci lascia la pelle domani notte."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Riempì quell'attimo di pausa col fumo della sigaretta, provando inutilmente a plasmare una qualche figura con quell'aria malsana e puzzolente.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Cosa dovremmo fare?"&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Altra pausa. Era uno di quei discorsi che prevedevano molte pause, lo sapevano bene. Ma non uno di quei discorsi dove le pause contano più di quello che si dice, per loro fortuna. &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Beh, non lo so cosa dovremmo fare. Tu dici che hanno detto proprio lui?"&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Sì."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"E quanto?"&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Cinquantamila a testa, mi pare buono."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Vabbè, sarà pure buono..."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"... poi sai come andrebbe a finire ..."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"No, non lo so come andrebbe a finire."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Che oramai ci tocca."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Ma non se ne parla proprio!" Assaggiò con cautela. "Avrò il diritto di decidere se ammazzarlo o meno?"&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Su, non fare come al solito..."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Cazzo ma quando ti hanno chiamato?"&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Quando lo avevano chiamato? Fece finta di pensarci un attimo.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Stamattina sul presto, tu eri fuori."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"E hanno detto proprio Kelly?"&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Sì..."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Dopo un po', le noccioline sono tutte uguali. Un unico sapore secco e pastoso, per niente rotondo, che quasi gli dava fastidio. C'erano molte cose che gli davano fastidio.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"No, non lo possiamo ammazzare."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Pausa.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Fosse solo perché non lo troviamo."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Lo troviamo, lo troviamo..."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Chi ci assicura che sia a Vienna?"&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Come chi ci assicura?!"&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Senti, a me questa storia puzza. Lo vogliamo fare fuori?"&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Beh..."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Lo possiamo pure fare fuori, ma cazzo, Hampton Kelly!"&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;E qui seguì una specie di silenzio rispettoso, in cui fissarono di sfuggita la stanza accanto, tecnicamente piena. Avevano scelto un tavolo tecnicamente isolato, coi sedili di pietra e il soffitto di legno, e dei grossi lampadari di vetro color ambra che penzolavano minacciosi ad altezza d'uomo.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Quello ci fa ammazzare!"&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Ma se è morto?"&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Non è morto!"&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Ma lo sarà."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Certo, se lo ammazziamo noi. Ma qualcuno lo verrà pure a sapere..."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Che è morto?"&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Non è morto! E verranno a sapere che siamo stati noi, cazzo, a Vienna!"&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Ora che c'entra Vienna?"&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Ma a chi altri verrebbe in mente di ammazzarlo a Vienna, scusa..."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Beh, ce l'hanno detto."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Appunto!" Inghiottì un altro sorso. "Se ce l'hanno detto a noi, significa che lo sappiamo, che... che bene o male possono arrivare a noi!"&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Non ti facevo così..."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Come?"&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Dai, neanche fosse la prima volta..."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Cosa c'entra? E' la prima volta che ammazziamo Hampton Kelly!"&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Fecero silenzio. Arrivò un cameriere col porto, che depositò con calma lì da un lato. Era uno di quei camerieri anonimi, unti quanto le noccioline che puntualmente si portavano via, avvolto da un grembiule germanico insignificante e marrone.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"E' la prima volta che ammazziamo Kelly", fece non appena l'uomo unto scricchiolò via. "Non credo di essere pronto a tanto."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Ora sei tu che esageri." Avvicinò cautamente le labbra al vino.  "Ora per una volta che ci dicono in anticipo chi è..."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Cacchio!"&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Voglio dire, è una cosa come un altra..."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Hampton Kelly?"&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Sì, quel fottutissimo Hampton Kelly, non andrà in giro con la scorta..."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Non a Vienna, certo", concordò, e bevve. "Ma poi che ci fa a Vienna?"&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Non me l'hanno detto."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"... come al solito. Immagino che non ti avranno detto altro..."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Cinquantamila, Hampton Kelly, tra due giorni - stop."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Ma gli hai parlato?"&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Beh, gli ho detto che probabilmente ci stavamo..."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"'Ci' stavamo??"&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"... sì, e gli ho chiesto quando ci saremmo risentiti."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"E poi?"&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Mah, niente, si faranno vivi loro."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Loro?"&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Dai, manderanno un corriere o qualcosa del genere..."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Cioè non ti hanno neanche detto se richiamano?"&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"No, cazzo, non passo la giornata al telefono!"&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Ma Hampton Kelly!!"&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Oh, la fai lunga... abbiamo accettato di peggio, vediamo a Vienna come va e alla peggio spariamo da qualche parte."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Sarà." Finì il bicchiere e ci rifletté sù. "Spariamo in che senso?"&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Domande del genere risvegliavano in lui un antico disprezzo. "Spariamo nel senso di sparire, cazzo, poi sono io quello che..."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Porca puttana, dividi il mondo a metà con una facilità impressionante..."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Ma tu negalo!"&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Che spariamo?"&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"No, che metà del mondo lo odia."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Cosa ne sai?"&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Tu lo vuoi morto?"&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Se lo voleva morto... "Per cinquantamila euro?"&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Vedi, non vuoi ammetterlo", disse, prima di concentrarsi sul bicchiere. "Analisi perfetta, senza dubbio. Convincitene."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Non sto dicendo che lo voglio morto..."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Ma non stai dicendo che lo vuoi vivo."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"E con questo?"&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Con questo non vuoi ammetterlo, e quindi sei una delle metà del mondo."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"No, perché secondo te se fai la domanda al cameriere cosa ti risponde?"&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Che ne sa, il cameriere..."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Appunto!! Non ha idea di chi sia, quindi non può volerlo morto."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Non significa che lo voglia vivo." Spalancò l'occhio meno assonnato, per cercare quel cameriere. "Voglio dire, non vuole ammettere che lo odia anche se non lo conosce..."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Ma non lo conosce!"&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Vorresti mai vivo qualcuno che non conosci?"&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Era troppo tardi per riflettere su una domanda del genere. "Beh, no, ma..."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Quel cameriere non ha la minima idea della differenza tra un porto e uno sherry, dai retta a me. Ti pare attendibile?"&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Cosa c'entra!?"&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Come cosa c'entra! E' il suo lavoro, cazzo..."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Avrai tradotto male!"&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"E' comunque il suo lavoro."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Se è per questo è il mio lavoro ammazzare Hampton Kelly?"&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Suppongo di sì."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"E finirai per ammazzarlo comunque, anche se non vuoi ammettere che lo odi."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Se 'qualcuno' sapesse rispondere a un telefono..."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Quel cameriere non è legato ad Hampton Kelly almeno quanto te". Stavolta il bicchiere era vuoto, e ci rimase male. "Guardalo, è incazzato col resto del mondo, non distingue un porto da uno sherry. Non gliene può fregare niente se Kelly passa allegramente al mondo dei morti."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Non che fosse poi troppo sicuro che quello fosse effettivamente uno sherry. O un porto.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Vabbè, lasciamo perdere. Alla fine ci toccherà ammazzarlo, quello stronzo."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Vedi? Cominci ad ammettere di odiarlo..."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Colpa tua, tua e di questa cazzo di mania di rispondere al telefono."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Dovevo, lo sai bene."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Beh, prepariamoci, perché oramai ci tocca." Vuoto. Appoggiò rumorosamente quel pezzo di vetro sul tavolo, e fece per alzarsi. "Ammazziamo quel figlio di puttana, e cerchiamo di non rimanerci secchi."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Calma, prima toccherà aspettare un po'". Proseguirono verso l'uscita "Però se non lo ammazziamo, finisce che ammazzano noi..."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Appunto!"&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Il rischio fa parte del mestiere."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Il rischio e un mucchio di frasi ad effetto del cazzo?"&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Se lo guardò. Tirò fuori una risata nervosa, una di quelle ben lontane dall'essere risate di felicità, o di divertimento, o entrambe. Andarono.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Odio quel maledetto Hampton Kelly."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Sorrise, evidentemente aveva ragione. Metà del mondo, aveva detto. Loro erano in due.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Non avrebbe mai pensato che morire potesse essere così faticoso. Però il tizio con l'impermeabile giallo soffriva visibilmente, appeso con poche insufficienti falangi al cornicione davanti a lui. Dio, se sentiva nel suo sguardo implorante i muscoli induriti, che tremavano, la presa che cedeva, il terrore per quel volo di cinque piani a cui sicuramente non sarebbe sopravvissuto. Sentiva forte le mani maledettamente sudate, gli addominali contratti per aggrappare l'uno o l'altro piede a qualcosa che non riusciva a trovare, mentre quella figura gialla e malvagia si divincolava senza urlare.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Chissà poi perché uno dovrebbe urlare. Quello comunque non urlava. Era preoccupato, disperato, questo sì. Completamente consapevole di quello che sarebbe successo; assolutamente. Lottava, ma probabilmente non ci credeva troppo, anche se a dire la verità non avrebbe creduto neanche di finire in quel modo. Una morte per niente originale, senza dubbio; e in più sapeva perfettamente che non gli sarebbero bastate le forze neanche per afferrare la mano di qualcuno (che comunque non c'era).&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Fissò quegli occhi piccoli e neri che si guardavano intorno senza attenzione. Che ci provava a fare? Non ci vedeva disprezzo nei suoi confronti, erano occhi freddi e distaccati come sanno essere solo gli occhi di una figura gialla e malvagia che precipita durante un sogno di bassa qualità, occhi piccoli e scuri. Era curioso come riuscisse a rovinare l'atmosfera di tante cose, troppe cose; a partire dai sogni, dove inevitabilmente era troppo furbo per non andare in giro da tutti i protagonisti del fottuto sogno facendo vedere quant'era bravo lui che se n'era accorto, e quindi rovinava tutto in maniera piuttosto idiota e desolante.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Niente, ormai era sveglio. Aprì gli occhi sbuffando, lanciò un'occhiata all'orologio e dimenticò gran parte di quello che aveva sognato. Gli sarebbe tornato in mente qualcosa verso mezzogiorno, ma di sfuggita, passando davanti ad una balconata vicino al Danubio, nient'altro.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Dall'altra parte della città, qualcuno si risvegliò dallo stesso sogno. La mattina era fredda e insignificante, squarciata da una luce altrettanto fredda e metallica, che poi era la stessa luce della Lange Gasse dove qualcun'altro ancora allungò disperatamente una mano nella penombra per fermare una sveglia inevitabile e indesiderata. Ci guadagnò l'illusione di altri quattro minuti per non dimenticare un qualche sogno che proprio adesso finiva di dissolversi, mentre una donna delle pulizie sveglia da troppo tempo sorpassava la stanza 217, due cani obbedivano svogliatamente alle necessità del padrone e il pasticciere grasso e biondo apriva la sua bottega di cioccolatini al marzapane e biscotti rancidi al burro rancido ingentiliti però da una soave copertura al cioccolato. Poi un portiere di notte si infilò in una vecchia Fiesta sbiadita, superando il padrone di cani che ormai poteva andare in ufficio tranquillo, accese il motore un po' freddo (che non esplose) e andò via contromano. Così finiva ufficialmente la notte. Il lampione stette sù ancora con un sibilo, poi si spense, ma non si aprì nessuna persiana perché nel nordeuropa non si usano, la luce è preziosa. Per quanto fredda e metallica. Per quanto scacciasse scocciata sogni e illusioni di chi vive la notte, salvando figure gialle e malvagie da una fine già scritta, chiudendo per sempre qualcosa che dopotutto non ricordi poi così bene e consegnando al mondo qualche altra scatola di pasticcini molli, costosi e scadenti, da assaggiare uno per uno facendo finta che forse ne vale davvero la pena.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/20474627-6628349150603206541?l=precisamente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://precisamente.blogspot.com/feeds/6628349150603206541/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=20474627&amp;postID=6628349150603206541' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/6628349150603206541'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/6628349150603206541'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://precisamente.blogspot.com/2007/03/due.html' title='due'/><author><name>G.T.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02177357320492067410</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-20474627.post-6166637499086799821</id><published>2007-02-24T12:19:00.000+01:00</published><updated>2007-02-24T13:45:15.537+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='film'/><title type='text'>traduttore?</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_hcAwNlv9zp8/ReAzCO6fZlI/AAAAAAAAAAM/Mgq18b-QqrM/s1600-h/theworldforgetting.PNG"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 131px; height: 200px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_hcAwNlv9zp8/ReAzCO6fZlI/AAAAAAAAAAM/Mgq18b-QqrM/s320/theworldforgetting.PNG" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5035080496856393298" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;&lt;/div&gt;Cavolo, viviamo nel paese col miglior doppiaggio del mondo. Ci sono film e attori che devono tutto alla bontà d'animo del doppiatore, altri tipo Woody Allen che con Lionello hanno guadagnato molto. Ma cavolo, il traduttore. Dico, uno crede in te, si aspetta che ti mantieni abbastanza fedele alla sceneggiatura che stai traducendo, che magari adatti qualcosa in maniera intelligente al pubblico del tuo paese. E invece no.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come un Superman qualsiasi (che viene da Krypton e guardacaso è allergico alla kryptonite), il simpatico traduttore ti cade sul titolo del film. Cioè ti trasforma un &lt;i&gt;Eternal Sunshine of the Spotless Mind&lt;/i&gt; nel mediocre &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Se mi lasci ti cancello&lt;/span&gt;. E magari va a dormire tranquillo.&lt;br /&gt;Ora, cosa puoi sinceramente aspettarti da un film che si chiama &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Se_mi_lasci_ti_cancello"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Se mi lasci ti cancello&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;, con il noto Jim Carrey (tra l'altro dopo il successo di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Una settimana da Dio&lt;/span&gt;, come declamava la locandina) e Kate Winslet, responsabile di cose tipo &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Titanic&lt;/span&gt;? Ti aspetti una commedia inutile in pieno stile statunitense, che non merita di certo i sette euro e cinquanta del biglietto, e quindi non lo vai a vedere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tre anni dopo, quando ti ritrovi tra le mani un dvd doppio, ti accorgi che:&lt;br /&gt;&lt;ol&gt;&lt;li&gt;evidentemente il traduttore non legge sempre la sceneggiatura di cui sta cambiando il &lt;a href="http://www.monadnock.net/poems/eloisa.html"&gt;titolo&lt;/a&gt;;&lt;a href="javascript:void(0)" onclick="return false;" tabindex="7"&gt;&lt;span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;parte del pubblico spensieratamente ggggiovane che l'ha visto al cinema si sarà pentita dopo meno di venti minuti;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;certi attori in inglese rendono meglio;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;è davvero un gran bel film.&lt;/li&gt;&lt;/ol&gt;E quindi c'è da dire che è meglio vederlo, perché a parole si potrebbe dire che c'è lui che amava lei e però è finita come non doveva finire, e allora la soluzione era dimenticarsi (artificialmente) l'un l'altro, e però certe volte dimenticare non è la soluzione migliore, e quindi okay.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Intanto il governo esplode i suoi brandelli in cielo, si allargano le maggioranze e si restringono gli obiettivi, si insinuano ingerenze della religione nella laicità dello stato, si &lt;/span&gt;&lt;a style="font-style: italic;" href="http://www.repubblica.it/2007/02/sezioni/esteri/usa-cluster/usa-cluster/usa-cluster.html"&gt;difende&lt;/a&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt; la democrazia e nuovi &lt;/span&gt;&lt;a style="font-style: italic;" href="http://www.repubblica.it/2007/02/sezioni/esteri/squalo-rissa/squalo-rissa/squalo-rissa.html"&gt;eroi&lt;/a&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt; appaiono sul fronte occidentale. Nuove &lt;/span&gt;&lt;a style="font-style: italic;" href="http://www.odaha.com/littleprince.php?f=Italiano"&gt;letture&lt;/a&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;, sperando che ci sia veramente qualcosa da guadagnare.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/20474627-6166637499086799821?l=precisamente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://precisamente.blogspot.com/feeds/6166637499086799821/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=20474627&amp;postID=6166637499086799821' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/6166637499086799821'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/6166637499086799821'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://precisamente.blogspot.com/2007/02/traduttore.html' title='traduttore?'/><author><name>G.T.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02177357320492067410</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_hcAwNlv9zp8/ReAzCO6fZlI/AAAAAAAAAAM/Mgq18b-QqrM/s72-c/theworldforgetting.PNG' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-20474627.post-117131829508246419</id><published>2007-02-12T23:10:00.000+01:00</published><updated>2007-02-12T23:11:35.110+01:00</updated><title type='text'>uno</title><content type='html'>&lt;div class="paragrafo"&gt;Tutte le volte che attraversava di corsa i binari del tram sulla Lange Gasse, si chiedeva come diavolo fosse riuscito a trovarlo, quell'albergo. Non era a Vienna da molto, ma la prima serata gli era stata sufficiente per capire che si trovava in uno dei posti peggiori per cercare un albergo senza prenotazione, soprattutto di notte. Quando l'ebbe spuntata, era già l'alba, e ne sentiva ancora le conseguenze.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;La Lange Gasse è una strada piccola e larga, dalle parti della più nota Alte Gasse, del municipio e dell'università, di cui aveva da poco apprezzato uno dei pub interni. Raramente aveva visto strade disegnate così perfettamente, senza un'inesattezza, con la pasticceria konditorei da un lato e un negozio di vecchi vestiti dall'altro, una fermata del tram asettica e minimale, poche automobili parcheggiate e una cassetta per le lettere. L'inconveniente di quelle notti di gennaio era la nebbia, con la sua atmosfera umida e ovattata, tale da impregnare la mappa che s'era procurato (comunque inservibile, con quella visibilità). Assieme ad un lampione insufficiente c'era però la porta della pension, due lastre di vetro scorrevole incastrate curiosamente in un vecchio edificio giallo e ben curato; accanto, il portone di ferro battuto da cui si entrava per fare prima, in comune con il resto del palazzo.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Quella notte si trascinò su per le scale in maniera più stanca del solito. Non si stupì neanche dell'ascensore di legno con i sedili di pelle e le porte manuali, come faceva normalmente, ma si limitò a sospirare dentro quell'aria che sapeva di vecchio, aspettando il quarto piano. Sulla sinistra c'era una grossa porta antipanico (come su ogni piano) che separava il condominio dai locali dell'albergo/pensione. Oltre, iniziava la moquette del corridoio interno, che percorse rassegnato a non capire come diavolo alla fine la sua stanza desse sulla strada, e non verso un probabile cortile.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Una volta vinta la serratura, chiuse la porta dietro di sé e si avviò verso il lavandino del bagno, a luci spente. Aveva preso la brutta abitudine di rasarsi la sera, o come in quel caso a notte fonda, e così fece (almeno poteva dormire un po' di più, anche se il risultato non era il massimo). Accese il neon sopra lo specchio, si sciacquò il viso con un’abbondante mano d’acqua calda, aprì la schiuma da barba e sostenne lo sguardo dell'uomo allo specchio.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Erano cinque giorni che era là, ed ancora non aveva avuto nessuna notizia. Lo avevano contattato il venerdì, e fino ad allora nessuno s'era più fatto vivo. Ma avevano pagato, e doveva aspettare. Dopotutto la città non era così spiacevole, a parte il freddo mortale e qualche difficoltà con la lingua. Alla peggio, gli era capitato di perdersi a più di un bivio evidente, complice l'oscurità che quasi sempre accompagna la notte, ma dopo un po' l'orientamento diventava fattibile.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Ancora una volta, si disse dispiaciuto. Terminata mezza guancia destra, gli era tornata in mente la vecchia promessa che ancora non era riuscito a mantenere. Rasoio monolama, cuttroath, un’esperienza che riteneva necessaria per il proprio percorso di uomo sulla terra. Aveva già dei problemi di suo a passare la dogana, questo sì, ma prima o poi doveva provare, possibilmente evitando di rimanerci secco. Tutta un'altra esperienza, sicuramente.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Probabilmente lo avrebbero contattato in giornata. Nei limiti dei fusi orari che non conosceva, certo, ma dal suo arrivo all'aeroporto non aveva ricevuto messaggi o telefonate. Odiava l'angoscia dell'attesa, quelle ore passate prima di capire che cosa avrebbe dovuto fare: forse perché gli impedivano di avere un controllo completo del suo lavoro e forse della sua vita, perché doveva accontentarsi di aspettare e accontentarsi di quello che sarebbe arrivato. L'attesa rendeva tutto troppo vulnerabile al caso, e questo lo sapeva anche troppo bene.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Pulì il rasoio affondandolo nell’acqua del lavandino. A pensarci bene odiava pure quel lavandino, e tutti i fottutissimi lavandini che non si tappano mai perfettamente, tanto che dopo trenta secondi sono già lì che si svuotano. Magari col rasoio monolama sarebbe bastato il getto dell’acqua per pulirlo, senza le sapienti manovre che doveva ripetere identicamente tutte le sere. Certo, i rischi di tagliarsi erano ovviamente maggiori, e c’era la fastidiosa eventualità di rimanerci secchi per qualche stronzata o un colpo di sonno. Forse era per quello, che non aveva ancora fatto il grande passo. Poteva provare di giorno, probabilmente era più sicuro.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Che poi non era l'attesa di per sé, ma il contesto in cui era inserita. Attendere faceva parte del suo lavoro. Accontentarsi, faceva parte del suo lavoro. Aveva passato un certo numero di anni della sua vita ad accontentarsi dell'incarico che gli era assegnato, e parte del suo compito consisteva nel non domandarsi più di tanto, riguardo alcunché. Le attese le riempiva facendo altro, preparando minuziosamente il futuro più prossimo, più frequentemente dimenticando dubbi e indecisioni che lo prendevano sempre più spesso. Era pagato per agire, ed il massimo che gli era concesso era stabilire se e come farlo, non perché farlo. E c'erano un sacco di cose che gli sfuggivano, non sempre bastava una notte di nebbia per accettarle fino in fondo.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Si tagliò. Troppo sonno, troppa stanchezza, e sbagliò la passata sul mento. Forse era meglio, col rasoio usa e getta, poteva permettersi qualche distrazione senza rischiare la pelle. Cercò di rilassarsi, si sciacquò la ferita ed andò avanti. Niente stronzate e tutto sarebbe filato liscio, per quello che ancora gli restava da fare, e arrivederci a domani o a dopodomani.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Dopotutto, parte della sua vita non era nient'altro che accettare il proprio ruolo nel mondo. E il suo ruolo era quello di chiunque appaia per qualche fugace istante nell'esistenza di qualcun'altro - anonimo e indispensabile. Funzionava come quando si ritrovava a incrociare gente per strada, e per sbaglio si accorgeva che ognuno di quei puntini intorno a lui probabilmente aveva una vita, delle aspirazioni, dei sentimenti - un suo ruolo, insomma. Un ruolo che ciascuno inevitabilmente riteneva svincolato da quello degli altri, o almeno autonomo da quello degli altri, ma che in realtà viveva degli altri, di quella moltitudine silenziosa e uniforme che appariva e scompariva ogni giorno. Vite e vite collegate tra loro nella maniera più debole possibile, e comunque collegate indissolubilmente l'una all'altra; ecco, tra i suoi compiti c'era probabilmente quello di restare nella parte del mondo che prima o poi verrà dimenticata, per sempre. Lasciare agli altri le proprie vite, e scomparire nella maniera più lucida, silenziosa e completa possibile in un oblìo che normalmente significa fine, ma che per lui era fondamentalmente sicurezza. Di sicuro, sicurezza fisica; ma a volte, guardando il nevischio appena accennato che si spargeva su una di quelle città di cui viveva le notti, sembrava come se in mezzo a quella coltre bianca e già sciolta ci fosse anche lui, e la sensazione non era delle migliori.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Finito. Si sciacquò nuovamente gli occhi e il volto, infilò la mano in una fessura nel muro e prese una vecchia saponetta quadrata, con cui s’insaponò velocemente. Passò la matita emostatica sul mento, e sopportò il bruciore che lo colse d’improvviso. Si sfilò la camicia, rimproverò il colletto nero di sudore e la gettò in un secchio d’acqua calda, strofinandola un po’ annoiato e un po’ controvoglia.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Poi squillò il telefono. Gli ci volle un po' per asciugarsi la mano destra e frugare nelle tasche della giacca.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Pronto?", osò.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Buongiorno, signor Porter."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Riconobbe la voce al telefono. Era uno dei contatti che lo chiamavano di solito, lo stesso del venerdì precedente. Però non era giorno, e non poteva fare a meno di notarlo.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Domani mattina le lasceremo una busta presso la reception. Spero non ci siano problemi."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Anche lui, sinceramente.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Assolutamente. Verso che ora..."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Otto e mezzo. Troverà tutte le informazioni all'interno."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Guardò l'orologio: gli rimanevano quattro ore scarse di sonno. Mentre chiuse il telefono e si avvicinò al letto, lo colse un brivido di disgusto per quella comunicazione troncata così di corsa. Non che il suo lavoro lasciasse spazio a troppi convenevoli, certo, ma a volte aveva bisogno di un minimo di tatto, fosse solo per convincersi di non essere lui, il prossimo a morire.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;A proposito, chi erano? Non che lo sapesse veramente. Non aveva mai visto di persona nessuno di quelli che lo avevano contattato, né ci teneva in maniera particolare. Era curioso il fatto che fosse disposto magari a non chiedersi perché faceva quello che faceva, che significato e che conseguenze avesse il suo ruolo nel mondo (a parte quelle immediate e scontate), mentre lo infastidiva categoricamente un trattamento del genere. Probabilmente era più facile addormentarsi di notte con la consapevolezza che la mattina sarebbe stata sempre uguale e sempre diversa, portando a termine il proprio compito nella maniera migliore possibile...&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Nella maniera migliore possibile". Lo ripeté a se stesso, tanto lo rappresentava. Cosa ci fosse al di fuori di quell'albergo e di quel telefono, non aveva avuto occasione probabilmente neanche di chiederselo fino in fondo. Era lì, a guardare la luce flebile ed evanescente che filtrava dalla finestra, a rispondere a chiamate sconosciute e a far fuori gente altrettanto sconosciuta. Preoccupandosi di rimanere pure lui sconosciuto, nella maniera migliore possibile appunto, ponendosi dubbi pericolosi alle tre di notte e rovinandosi il sonno per una chiamata troncata troppo presto. Essenzialmente era tutto qua.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Cos'era, il suo ruolo nel mondo? Alla fine non c'era poi troppa differenza tra lui e l'uomo della reception, che avrebbe dimenticato con solerte prontezza la faccia di chi, al mattino, sarebbe venuto a consegnargli una grossa busta gialla per il tizio della stanza 414. Entrambi erano lì a far quello che andava fatto, rispettando un codice che s'erano dati - o meglio, un codice che avevano accettato come parte fondamentale delle loro vite. Nient'altro. Quadro desolante ma realistico. D'altronde, in una vita in cui la sopravvivenza è già una prospettiva di tutto rispetto, non si può pretendere di meglio. Forse.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Perciò rimboccò alla meglio le lenzuola - ripiegate nel modo più odioso possibile, come si usa in Austria - e ci si infilò dentro, spegnendo la luce e lo spettacolo poco appagante di quella stanza vuota e spoglia come la sua vita. Ci mise un po' a cacciare dalla mente amare riflessioni sul più probabile dei futuri possibili, sul senso di tutto quello, sul declino dell'etica delle telecomunicazioni e su quanto fosse fastidioso ed umido il nevischio che lentamente stava ricoprendo lui e gran parte del mondo che lo circondava. Ci mise un po', ma ce la fece, nella maniera migliore possibile. Si addormentò perché era stanco; come nella vita accade tutte le volte tranne una, lo aspettava una nuova giornata.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/20474627-117131829508246419?l=precisamente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://precisamente.blogspot.com/feeds/117131829508246419/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=20474627&amp;postID=117131829508246419' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/117131829508246419'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/117131829508246419'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://precisamente.blogspot.com/2007/02/uno.html' title='uno'/><author><name>G.T.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02177357320492067410</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-20474627.post-117122326588509181</id><published>2007-02-11T20:44:00.000+01:00</published><updated>2007-02-11T20:47:45.916+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div class="paragrafo"&gt;Effettivamente era autunno per tutti; se ne accorse mentre le scarpe scomode e bagnate risuonavano silenziose sulla promenade, senza fretta apparente. Fuori, la risacca di quel mare probabilmente celeste, che scivolava elegante lungo i sassi del bagnasciuga, conquistando di tanto in tanto i pochi scogli che ancora si vedono dal centro di Nizza, almeno a sporgersi un po'. Risuonava, dicevamo, nella palpabile tranquillità di quella mattina appena accennata; c'erano lui e l'asfalto rosso che ricopriva il grosso marciapiede del lungomare, lui e quel mucchio di palme stropicciate dal vento, lui e quell'odore di mare e di sabbia che prometteva una nuova giornata.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Mucchio, già. Un mucchio, un sacco, erano parole calde, quasi confidenziali - così almeno si disse. Di certo, lo mettevano a suo agio, ed aveva tutta la necessità di mettersi a suo agio, quantomeno con se stesso. Perché era autunno, certo. Perché era troppo tempo che non ritrovava il profumo dolce e salmastro di quella città, dei suoi vicoli che sapevano di pesce e di spezie, di spezie e di zucchero, e di cannella, e insomma di tutte quelle cose che si stavano svegliando insieme a lui.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Così si ritrovò nella città vecchia che era mattina abbondante. Non poté fare a meno di notarlo, perché le scarpe scomode e bagnate non risuonavano più nel rumore bianco del mare, e intorno iniziavano ad aprirsi negozi e bancarelle lungo la strada. Camminava tra grani di pepe d'ogni genere, riso, cioccolata, zenzero, cannella, paprika, peperoncini, pesce sotto sale, formaggi molli e stagionati, piatti di ceramica, souvenir, un insieme di cose che a pensarci bene era un mucchio di cose, e a pensarci ancora meglio non aveva mai visto da nessun'altra parte in vita sua. Almeno tutto insieme. Bastava fare pochi passi, e l'aria diventava pungente per il brie e il camembert dietro mezzo centimetro di vetro, tornava burrosa e croccante davanti alla pasticceria vicino alla fontana, e poi l'odore del sale, la puzza di pesce, sacchetti di anice e lavanda, pout-pourri e troppo altro.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Sentì il bisogno di tornare verso la pasticceria burrosa e croccante, e comprò quasi di nascosto tre biscotti grossi e gialli e farinosi, burrosi e croccanti almeno quanto tutto il resto. Non gli capitava raramente, di trovarsi a fare qualcosa di nascosto da se stesso. Era buffo (altra parola confidenziale) perché se ne rendeva conto quasi di sfuggita, e un po' ci rimaneva male, perché aveva letto su un libro di quelli comodi che 'è meglio mentire agli altri che a se stessi'. Poi però si rispondeva 'è la storia della mia vita', e continuava a fare quello che aveva iniziato, in maniera tanto furtiva quanto divertita, senza pensarci troppo.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Per esempio, non si chiese come diavolo facesse un libro ad essere comodo. Notò piuttosto che la pasta frolla si scioglieva letteralmente in bocca, si sentì soddisfatto dell'acquisto e proseguì verso un porticato. Lo riportò alla realtà la targhetta anni settanta che diceva che l'acqua non era potabile: doveva aggiudicarsi una di quelle curiose fontanelle che aveva visto, anni addietro, in gran parte della Costa Azzurra, quelle dove per far uscire l'acqua toccava girare un grosso pomello circolare.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Fosse stato per lui, avrebbe continuato così, a sorseggiare virtualmente quell'acqua che sapeva di ferro, un acqua che senz'altro si poteva dire arrugginita, e però era sufficiente dopo un biscotto così burroso e croccante come quello che ormai aveva praticamente finito. Ma come gli aveva detto qualcuno poco tempo prima, era autunno, e se ne accorse qualche passo più tardi, e il miscuglio tra quel mucchio di sensazioni inebrianti e questa consapevolezza non era più così caldo e rassicurante, tanto da non fargli notare che stavolta la fontanella l'aveva trovata davvero.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Resta l’unico posto del mondo in cui vendete il sapone a peso."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Il rumore del campanello finì di squarciare quell’aria che sapeva di lavanda e sapone di Marsiglia. Passò poco, e la donna dietro al bancone emerse da quei vapori pungenti e surreali; si voltò lentamente, con un movimento studiato da molto, troppo tempo.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Due anni."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Aveva smesso di fare quello che stava facendo, e guardava quell’unico cliente con un’occhiata di rimprovero disprezzo e nostalgia. Ad esser precisi, lo sguardo sapeva di rimprovero e disprezzo, ma gli occhi verdi puntati su di lui tradivano che c’era qualcos’altro, un sentimento latente che provava a farsi strada in quell'immagine di generica desolazione.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"E’ un sacco di tempo."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Non ci siamo. Avrebbe potuto dirle qualsiasi altra cosa, avrebbe potuto cercare la frase giusta al momento giusto, ma non c’era riuscito. Come al solito, più tardi se ne sarebbe pentito, ci avrebbe pensato su, fino a progettare il modo migliore per rispondere a quella che non era una domanda, e ovviamente sarebbe stato troppo tardi. Poi sarebbe stata l'ora di qualcos'altro, magari si sarebbe ricordato della fontanella che stava cercando, o di quanto era fastidioso il vecchio delle quattro e un quarto, o avrebbe fatto caso a quanto poteva essere bello e rassicurante il tramonto visto dalle Alpes-Maritimes. Ma adesso no, non era ancora il momento.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Troppo."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;E lei, lei intanto sapeva benissimo che non era l'unico posto del mondo a vendere il sapone a peso. E non sapeva solo quello. Probabilmente sapeva già tutto: cosa avrebbe detto lui, cosa avrebbe risposto lei, come sarebbe andata a finire, perché. O forse sapeva tutto questo fino ad un attimo prima che quel dannato campanello squarciasse l'aria a cui ormai apparteneva (o che ormai le apparteneva?). Stava lì, quasi immobile dietro al bancone, e lo fissava.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"... ho dovuto andare via di corsa, impegni un po’ ovunque, t’avrei chiamato..."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Mi avresti chiamato? In due anni non hai avuto tempo?"&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"In due anni non ho avuto occasione, volevo pure scriverti..."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Ma non l’hai fatto". Puntellò le braccia dietro al bancone, verso di sé, e proseguì. "Volevi chiamarmi, ma non l’hai fatto. Volevi scrivermi, ma non l’hai fatto. E non è la prima volta, porca puttana, e non sarà l’ultima, lo sai benissimo. Due anni, potevi essere morto ammazzato in qualche fottutissimo paese e non l’avrei mai saputo."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Se la guardò da lontano, col tono e l'animo di chi non ha ragione, né tantomeno è convinto di avere ragione. 'Da lontano' rappresentava perfettamente la sua condizione, almeno in quel momento. Lontananza. Era tutto così maledettamente lontano, a pensarci bene.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Ma adesso sono qui."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Gli versò addosso una risata densa d’amarezza e delusione.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"E' troppo tardi?"&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"E' troppo tardi."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Era troppo tardi. Probabilmente è sempre troppo tardi. Si sarebbe detto che era la storia della sua vita e ci avrebbe ridacchiato su, se solo non fosse stato così impegnato.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Ero passato per farti capire che mi dispiace, non è dipeso da me."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Non dipende mai da te."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;La conversazione, per quanto la riguardava, era conclusa. Passò a inscatolare qualche sacchetto profumato, giusto per dare l'idea del fatto che stava chiudendo e stavolta per sempre. Le passò accanto per uscire, anzi le scivolò accanto per uscire, col solito paio di scarpe scomode che scricchiolavano sul pavimento di cotto spesso, ma stavolta l'autunno era tutto per lui.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Quanto tempo passerà prima che farai una scelta?"&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Non rispose.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Fatti vivo, se per sbaglio dovessi farcela."&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Stava per risponderle che non dipendeva da lui, ma preferì allontanarsi in silenzio, senza turbare quell’ultimo momento che aveva sicuramente un suo significato. Tornò nella città, che puzzava di mare e di pesce, un odore che mai come ora gli riusciva familiare.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Non era poi così rassicurante, il tramonto visto dalle Alpes-Maritimes. Non era più rassicurante del tramonto visto da nessun'altra parte del mondo; era solo più confortevole, ma le cose non coincidono. Dopotutto cosa cambia? In più c'era un'angosciante sensazione di sospensione, la sensazione del parapetto di pietra bianca, lassù sul vecchio forte in cima a Sainte Agnès, e tutt'intorno le Alpi e le montagne e le colline, e verso sud il mare, con la costa che spaziava dall'Italia a una Nizza appena accennata, e sotto un vecchio giardino ben curato. Una distesa prevalentemente verde e azzurra, verde e azzurro che a mano a mano che scendeva la notte si mescolavano in un'unica tonalità, un miscuglio appunto, che però stavolta non sapeva dire se e quanto fosse caldo e confidenziale.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Quel tramonto non aveva nessun significato, come tutto il resto. Quel tramonto non bastava, come tutto il resto. Si chiese alcune cose, mentre aspettava, e dovette concedersi il lusso di non darsi una risposta chiara e definita. Dopotutto, pensò, non c'è niente di più curioso e ripugnante di essere fraintesi, è come mentire senza saperlo.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Mentire senza saperlo. Cominciò a chiedersi se la frase avesse effettivamente un senso, o se non fosse una delle tante altre cose cui rispondere 'è la storia della mia vita'. Mentire senza saperlo. E agli altri o a se stessi? Stava forse abusando del suo ruolo nel mondo o c'era effettivamente un significato in quello che aveva appena pensato?&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;E poi era veramente autunno per tutti? Era tutto così dannatamente complicato, a vederlo da lassù, tutto così chiaramente complicato, e pensò che prima o poi sarebbe tornata l'ora del prossimo pezzo di cioccolata, della prossima fontanella, e che tutto sarebbe tornato semplice e lineare. Ma quella no, quella non era una sensazione rassicurante, assolutamente.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Si stava facendo buio, e dovette fare più attenzione del solito per scendere la scala che portava sul terrazzo di quel semirudere. Non fece caso ai passi che risuonavano sui gradini di legno, su quelli di metallo della rampa esterna, sulla terra battuta del giardino, sui gradini di sassi e cemento che portavano al paese. Rimase in silenzio per un po', con se stesso e col resto del mondo. Ne aveva bisogno.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Non era il diretto delle quattro e un quarto, certo. Aveva troppe ore di veglia alle spalle, ma i posti erano più comodi, gli spifferi più tollerabili. Lasciò la valigia all'inizio del vagone e se ne sprofondò nel sedile aspettando di partire. E infatti dopo poco tempo il treno si mosse, lento come se avesse paura di vincere la sostanziale immobilità del viaggio, un viaggio sempre uguale.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Quanto a lui, si ritrovò dieci minuti dopo a sturarsi le orecchie prima e dopo le interminabili gallerie di confine - confine tra chi o cosa non importa - mentre cercava in una delle poche tasche qualcosa che assomigliasse a del cioccolato. Eccolo.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;La cioccolata s'era sciolta lentamente, liberando una nota liquida fra dolce ed amaro, impreziosita da un corposo retrogusto di nocciola. Certo, era buona. Gustava soprattutto il piacere dell'attesa di un altro pezzo, e se lo gustava mentre misurava con gli occhi quanto fosse insignificante quello scompartimento, rispetto all'oscurità imminente che stava prendendo di corsa il posto del giorno e della sera. Tutto si rivelava per quello che era - un treno, sei sedili un corridoio deserto e un'immagine riflessa sul solito finestrino oscurato, e lui che guardava.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Ma non era più abituato a tutto questo. Aveva sonno, e si mise ben comodo. Forse troppo, tant'è che ad una delle fermate successive si tirò su di colpo, non appena intravide una figura che si faceva strada lungo il corridoio.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Porca miseria!"&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Si ricompose, appunto, e guardò fuori dalla porta trasparente dello scompartimento. Con gli occhi squadrò un tizio vestito di azzurro che spingeva un carretto metallico, tizio che raccolse una bottiglia di plastica e passò oltre. Accompagnò con lo sguardo l'uomo del bar che continuava il suo percorso traballante verso altre inutili carrozze, e sorrise. Sorrise finché non finì il corridoio e scomparve dalla sua vista, finché non rimase solo col filo di mal di stomaco che gli era tornato appena aveva sentito quelle due parole, pronunciate ancora una volta. Non era sollevato; ma sorrise, sorrise finché non si voltò da una parte e non si addormentò, disteso tra il sedile morbido e azzurro e la sua immagine riflessa sul vetro, sotto il comodo calore metallico di quella luce a neon che lottava da sola contro la nuova notte verso cui, ormai, stavano viaggiando.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/20474627-117122326588509181?l=precisamente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://precisamente.blogspot.com/feeds/117122326588509181/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=20474627&amp;postID=117122326588509181' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/117122326588509181'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/117122326588509181'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://precisamente.blogspot.com/2007/02/effettivamente-era-autunno-per-tutti.html' title=''/><author><name>G.T.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02177357320492067410</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-20474627.post-117059340816749035</id><published>2007-02-04T13:31:00.000+01:00</published><updated>2007-02-04T13:50:08.176+01:00</updated><title type='text'>Roma di corsa</title><content type='html'>&lt;div class="paragrafo"&gt;La mattina è diversa. Capita di ritrovarsi dalle parti del Celio, sotto un inaspettato sole di inizio febbraio, a guardare la domenica che si risveglia, lentamente. Ci sei tu che saranno dieci minuti buoni che salti da un marciapiede all'altro per non fermarti, e lì intorno ragazzini svegli da poco, gente che ha rispolverato una bicicletta, qualche turista.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;C'è la città che corre. Quel mucchio di persone che normalmente guardi da lontano, là alle Terme di Caracalla, quando disgraziatamente il semaforo non vuole saperne di tornare verde. Ti ritrovi tra vite sconosciute - il tempo di incrociarle o superarle o farti superare - che non sono lì per caso: d'altronde fate tutti la stessa cosa, correte da qualcuno o lontano da qualcuno, correte per qualcosa, per ricordare, per dimenticare, semplicemente per correre.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Correte, già. E correndo il pensiero non scorre normalmente, è meno pesante, cadenzato dalla stanchezza che si fa sentire e dal rumore dei passi sulle foglie. La leggerezza dello schivare la pozzanghera, la leggerezza di quando il giro ricomincia ed incontri lo stesso tizio vestito di nero, di quando devi scegliere se fermarti a bere o passare a sinistra dell'albero e continuare. Una leggerezza che rende tutto così naturale, così semplice, perché l'unica fatica per cui c'è spazio è quella fisica, il resto non conta.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Così puoi accorgerti che dietro al Celio ci sono cose che non avevi notato. Strade dove vorresti abitare, palazzi inspiegabilmente simili a un castello, perfino un giardino dietro a uno dei tanti muri consacrati all'inutilità. Corri, ma non c'è fretta, e fai in tempo a riscoprire quel ritmo placido e cadenzato della vecchia che va a pranzo con le figlie, del padre in bici che si gira e aspetta il figlio, di lui e lei che l'ultimo giro lo fanno più di corsa, e ridono.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Fai in tempo a vedere quant'è più verde questa città - e non nel senso di parchi alberi e giardini - e quant'è diversa da quella che vivi normalmente, e magari a pensare che quella vera è proprio così, che dopotutto non è niente male.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/20474627-117059340816749035?l=precisamente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://precisamente.blogspot.com/feeds/117059340816749035/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=20474627&amp;postID=117059340816749035' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/117059340816749035'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/117059340816749035'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://precisamente.blogspot.com/2007/02/roma-di-corsa.html' title='Roma di corsa'/><author><name>G.T.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02177357320492067410</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-20474627.post-116879917043360757</id><published>2007-01-14T19:20:00.000+01:00</published><updated>2007-01-14T19:29:30.090+01:00</updated><title type='text'>sottovoce, come piace a noi</title><content type='html'>Già, l'unica speranza forse è proprio in quella massa silenziosa e inerte, che un giorno per sbaglio potrebbe svegliarsi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;But it was all right, everything was all right, the struggle was finished. He had won the victory over himself. He loved Big Brother.&lt;/span&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;&lt;a href="http://punto-informatico.it/p.aspx?id=1844824&amp;r=PI"&gt;http://punto-informatico.it/p.aspx?id=1844824&amp;r=PI&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/20474627-116879917043360757?l=precisamente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://precisamente.blogspot.com/feeds/116879917043360757/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=20474627&amp;postID=116879917043360757' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/116879917043360757'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/116879917043360757'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://precisamente.blogspot.com/2007/01/sottovoce-come-piace-noi.html' title='sottovoce, come piace a noi'/><author><name>G.T.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02177357320492067410</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-20474627.post-116802349333901390</id><published>2007-01-05T19:56:00.000+01:00</published><updated>2007-01-10T19:14:42.396+01:00</updated><title type='text'>prati di tivo - madonnina dell'arapietra</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/x/blogger/6948/2051/1600/482588/arapietra1.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://photos1.blogger.com/x/blogger/6948/2051/320/525979/arapietra1.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Per sopravvivere in montagna serve avere il tempo dalla propria parte.&lt;br /&gt;Tempo meteorologico o tempo e basta, l'importante è avere uno dei due.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Può capitare che il cinque gennaio si decida di fare un'escursione in una zona ancora nuova, il Gran Sasso, zona Prati di Tivo (comune di Pietracamela, 1500 metri). Tempo molto incerto: verso le 8.00, pioggia o nevischio a seconda della quota, freddo non eccessivo ma visibilità piuttosto bassa (non più di cinquanta metri, forse molti meno), poca neve. Equipaggiamento: scarponi estivi (un po' rigidi e un po' impermeabili, ma pur sempre estivi), vestiti caldi, una piccozza dovesse servire, bastoncini telescopici da escursionismo (sempre estivo).&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;La meta sarebbe la Madonnina dell'Arapietra, poco più di 2000 metri. Le scarsissime fonti su Internet parlano di percorso turistico, in estate, e di ciaspolata non difficile d'inverno. E' collegata con una seggiovia - chiusa, visto il tempo e l'innevamento scarso - agli alberghi di Prati di Tivo. Seicento metri di dislivello con un percorso estivo non segnalato.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Le condizioni meteo e il consiglio di un alpinista e due Carabinieri, ci spingono a salire direttamente seguendo la seggiovia, o mantenendola comunque bene sott'occhio. Si arranca per una mezz'ora, una breve sosta e ancora a far traccia su una neve spessa da cinque centimetri a circa mezzo metro, fino alla stazione intermedia. Lì le cose si complicano: la pendenza si fa più impegnativa, tanto da doversi aiutare con le mani; più avanti, bisogna cercare l'itinerario più sicuro, facendo attenzione a mantenere in vista piloni e cavi che scompaiono nelle nuvole, e soprattutto facendo attenzione a non scivolare, perché la pendenza non è poca e si cadrebbe per un bel po', con tutti i rischi del caso.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Più su, neve ghiacciata da evitare assolutamente, appoggi erbosi un po' scivolosi, qualche chiazza di roccia da superare con qualche difficoltà (ghiaccio). Il pendio è sempre più erto (non a caso ci hanno fatto una funivia), il rischio di scivolare crescente (gli appoggi sono quelli che sono), la caduta che ne conseguirebbe più pericolosa.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;In montagna, come nella vita, bisogna avere il coraggio rinunciare. Dopo due ore e mezzo dalla partenza, a pochi metri di dislivello dalla meta (questo però si scopre dopo, al parcheggio: contare i piloni prima di partire sarebbe stato doveroso, vista la scarsissima visibilità), dietro-front. Poche cose sono difficili come cambiare verso di marcia, in un pendio innevato del genere: una di queste è dover proseguire parzialmente per la via di salita, ma al contrario. Bisogna poi cercare un'altra strada, per evitare le difficoltà quella di andata (ripida!) ma senza distanziarsi troppo dall'unico punto di riferimento nell'invisibilità circostante, la funivia. E quindi, giù alla ricerca di neve abbastanza alta da frenare, facendo attenzione ai punti in cui cambiare da destra a sinistra o da sinistra a destra, sfruttando il più possibile l'aderenza che possono dare cinque centimetri di neve su una zolla d'erba.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Ripido. Dopo un po', è un sollievo pure il freddo della neve nei calzini e dell'acqua nelle scarpe, se questo significa neve più alta e quindi presa maggiore. Giù, a destra e poi a sinistra e poi a piedi paralleli, con un lavoro di ginocchia e di equilibrio che porta, dopo non troppo, a ritrovare la stazione intermedia, la traccia dell'andata e, dopo un'ora e mezza dal dietrofront, la rassicurante banalità dei ragazzini che giocano sulla neve.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Cosa rimane? Una bella esperienza. Un forte dubbio che quella sia la strada consigliabile, d'inverno come d'estate. La consapevolezza che in montagna, col tempo brutto o potenzialmente tale, non ci si deve andare, e di che cosa comportano condizioni meteorologiche avverse. La conoscenza dei propri limiti, dei limiti e delle capacità dei compagni, di ambizioni e paure che nel gruppo devono conciliarsi, e che fanno esperienza. Un amore e un interesse crescente per la montagna, rispetto della montagna e, perché no, timore della montagna. Nuove teorie su come far asciugare gli scarponi fradici, su come si misura un pendìo, sul perché la tachicardia che ti sfianca all'inizio dopo un po' di metri è solo un ricordo. Curiosità su come si usi l'attrezzatura invernale (ramponi, piccozza, ciaspole e quant'altro), proposte e spunti per il futuro. Può capitare di perdere l'aggeggio di plastica che protegge becca e pala della piccozza, un aggeggio da sette euro e novanta, ma alla fine è stato divertente, è questo che conta. Dopo essere tornati sani e salvi a casa, certo, ed avere imparato qualcosa.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/20474627-116802349333901390?l=precisamente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://precisamente.blogspot.com/feeds/116802349333901390/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=20474627&amp;postID=116802349333901390' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/116802349333901390'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/116802349333901390'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://precisamente.blogspot.com/2007/01/prati-di-tivo-madonnina-dellarapietra.html' title='prati di tivo - madonnina dell&apos;arapietra'/><author><name>G.T.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02177357320492067410</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-20474627.post-116154644047711215</id><published>2006-10-22T20:46:00.000+01:00</published><updated>2006-11-21T20:22:07.216+01:00</updated><title type='text'>autunno.</title><content type='html'>Non aveva mai visto la notte da così vicino. Lo sguardo si fece strada nel freddo della stazione, soffermandosi sulla luce dei lampioni che lottavano contro il buio, sui binari freddi e deserti, su quel brecciolino di cui gli era sempre sfuggita la necessità. Una notte fredda, dicevamo, in cui capitava di timbrare il biglietto senza togliersi i guanti, di rintanarsi nell'angolo di quello che un tempo era un bar, di maledire il mondo mentre aspettava il diretto delle quattro e un quarto.&lt;div class="paragrafo"&gt;Dopo qualche minuto un vecchio affollò la banchina. Uno di quei vecchi che bofonchiano qualcosa, sputano per terra, tirano su col naso e poi ricominciano. Siccome odiava quelli che tiravano su col naso, fissò il vuoto come si addice ad ogni buona occasione sociale, ovvero con interesse ed ostentata sicurezza. Fece attenzione a non incrociare con lo sguardo anima viva - la fatica non fu molta, a dir la verità - e rimase assorto un'altra manciata di minuti, mentre non trovava altro di meglio da fare che sbattere aritmicamente i piedi e imprecare contro il freddo e il sonno e tutto il resto. Però il vecchio non si era avvicinato, ed era già qualcosa.&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Il settimo avvistamento, stavolta era effettivamente un treno. I deboli fari della locomotiva traballarono lentamente, troppo lentamente, si spensero e si riaccesero, e il diretto fu in stazione. Aveva solo una valigia, per cui non lo infastidì più di tanto dover cambiare carrozza perché i portelli non si aprivano. Almeno, sul treno faceva caldo - era un freddo malsano e più attutito, umido, ma sempre meno freddo di fuori.&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Riguardò il biglietto, e si pentì della prenotazione, mentre violava scompartimenti vuoti e infreddoliti che puzzavano di sedili in pelle vecchia e sigarette fumate di nascosto. Ne scelse uno a metà vagone, dove gli spifferi erano sopportabili. Subito gli fu addosso l'amara sensazione di trovarsi dove non voleva essere - quel filo di mal di stomaco che lo accompagnava quando non era troppo a suo agio. Sospirò, quando lanciò la valigia sopra al posto centocinque, si aggiustò il cappotto e appoggiò lo sguardo umido al finestrino.&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Iniziò a pensare, o almeno a farlo con consapevolezza, per quanto il freddo e il sonno e il mal di stomaco volessero permettergli. Intanto, cosa faceva lì? Viaggiava, evidentemente. Stupito dalla profondità di certi pensieri, sfogò l'intelletto sulle condizioni di viaggio stampate dietro al biglietto, sul comando del condizionatore perennemente guasto, sull'utilità dello specchio sopra gli schienali e su quanto fosse piccolo il portarifiuti per bastare a sei persone. Frugò nella tasca dei pantaloni, mentre fuori già si vedevano le prime tracce di neve, staccò un quadretto di cioccolata e la mangiò.&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Alla fine, ce l'aveva fatta, era partito. Una volta svegli alle tre del mattino, tanto vale andare fino in fondo, per qualsiasi cosa ci si sia svegliati. Prima o poi sarebbe stato comunque necessario lasciare tutto, si disse. Aveva abbandonato ogni cosa, come già altre volte, e adesso si abbandonava a un destino che cominciava alle quattro e qualcosa in una stupida stazione di provincia. Senza sapere dove volesse andare a parare, come ogni spettabile essere umano di questa terra.&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;La cioccolata s'era sciolta lentamente, liberando una nota liquida fra dolce ed amaro, impreziosita da un corposo retrogusto di nocciola. Insomma era buona. Gustava soprattutto il piacere dell'attesa di un altro pezzo, e se lo gustava mentre misurava con gli occhi quanto fosse insignificante quello scompartimento, rispetto all'oscurità imponente che s'intravedeva tra una galleria e l'altra. Perché in galleria, tutto si rivelava per quello che era - un treno, sei sedili un corridoio deserto e nulla più. Stranamente, l'immagine riflessa nel finestrino oscurato mostrava la realtà più di quanto facesse lo sguardo consueto.&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Diceva di essersi abituato a tutto questo. Alla fine, era un aspetto della sua vita, pressoché irrinunciabile, e tutto quello che poteva fare era adeguarsi. O almeno così si diceva. In verità, preferiva non approfondire molto quell'aspetto - non approfondire molto nessun aspetto - e non perché avesse paura di qualcosa. Solo, erano altre scocciature, per uno che aveva un bel da fare ad adeguarsi a quello che sarebbe capitato poi.&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Il fastidio principale era quello di non poter dormire. Primo, non si fidava troppo della vuotezza del treno. Poi, ad ogni galleria i timpani sembravano volergli scoppiare. Appoggiava di tanto in tanto la testa al finestrino (o al poggiatesta), riposava una ventina di secondi e si svegliava di soprassalto, talmente era stanco e infreddolito.&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Fu dopo un tempo indefinito, che si accorse che l'aria proveniva da un aggeggio rettangolare attaccato sotto al finestrino. Proprio allora il treno rallentò, talmente piano che faticava a distinguere l'immobilità dalla marcia. Tempo che si sistemò, più accucciato per fronteggiare l'aria gelata, erano già ripartiti, senza che fosse riuscito a leggere da dove.&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Dopo poco, sentì dei passi avvicinarsi, e si ricompose, sbirciando dalla porta di vetro. D'un tratto, un gran botto.&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Porca miseria!"&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Voce di donna. Inclinò lo sguardo, finché non fu più necessario, visto che era entrata.&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Maledette valigie... buonasera!"&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Squadrò velocemente quella figura alta e bionda, infagottata dentro un giaccone marrone e circondata da due valigie enormi.&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"La posso aiutare?"&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Grazie", rispose.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ogni tanto, lo guardava. Di sfuggita, quando fuori c'era poco d'interessante. Lei sembrava incuriosita, da quell'uomo rannicchiato da una parte, apparentemente immobile.&lt;div class="paragrafo"&gt;"Parte?"&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Lo svegliò dall'apatia del viaggio. Non stava pensando, non lo disturbava.&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Prego?"&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Parte o torna?"&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Si guardò intorno, come a cercare una risposta incastrata dietro un sedile o nascosta fuori dalla porta trasparente. Per poco tempo, ma lei se ne accorse comunque.&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Diciamo che parto". Pausa, breve quanto imbarazzata. "E lei?"&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Oh, io sono solo di passaggio."&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Lo siamo un po' tutti", sentenziò, poco convinto di quello che diceva, di come lo diceva. Non riusciva a intuire se il breve sorriso che seguì avesse significati particolari.&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Prendo questo treno fino alla prossima stazione, vado in aeroporto."&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Va molto lontano?"&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Si stupì di quanto riusciva ad essere scontato. Anche se non importava.&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Parto per dimenticare, quindi penso proprio di sì."&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Non era una confessione. Non confidava negli sconosciuti, non si confidava con gli sconosciuti. Piuttosto, era un'osservazione, un'osservazione dall'esterno per gente che sta all'esterno, un'osservazione con vita breve e scarso seguito. Come tante altre osservazioni, solo che la fine che facevano era già nota.&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Stavolta toccò a lei guardare fuori dal finestrino per un po'. Mai come allora era conveniente viaggiare in treno - decise lui. Così il viaggio è molto più semplice.&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Passato o futuro?"&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Come?"&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Parte per dimenticare il passato o il futuro?"&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Mmmmm... entrambi?"&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;L'aveva un po' scossa, con quella domanda. Non che avesse molto senso, beninteso. Quel poco senso che aveva, rischiava di finire nascosto dal fastidioso spettro di banalità che aleggiava nell'aria, ogni volta che lui parlava. Si ripromise di curare meglio retorica e conversazione: provare, provare, provare, altrimenti non si va davvero da nessuna parte.&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Lei parte per dimenticare?", gli chiese.&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Ci pensò su. Comunque fosse, non partiva solo per dimenticare. Aveva altri motivi.&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Penso di no, li accetto entrambi."&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Passato e futuro?"&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Certo."&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Sembrava sorpresa.&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Perché?"&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Forse perché è più semplice."&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Le aveva risposto subito. Pensò che forse era il caso di rifletterci su, ma entrarono in galleria, ed era troppo impegnato a sturarsi le orecchie.&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Strano."&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Sembrava ancora sorpresa. La vide estraniarsi per un attimo dalla conversazione. Ne approfittò per rimettersi in sesto sul sedile, lanciò un'occhiata fuori dal finestrino ancora oscurato, e subito scartò un altro pezzo di cioccolata.&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Qualcosa non va?"&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Perplessa, ecco com'era. Era perplessa. Comunque, lo spettro di banalità sembrava superato. Già era qualcosa, o almeno così pensò prima di mangiarsi il quarto quadrettone della giornata, un quadrettone lucido e gustoso.&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Non so... sono magari disposta ad accettare il passato, non di certo il futuro."&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;La guardò, interrogativo, ma in realtà doveva e voleva guardare se stesso, ancor più interrogativo. Qualcosa della vita gli stava sfuggendo?&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Non trova?", gli chiese, quasi a cercare approvazione.&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Mah."&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;Perplesso, ecco come sembrava. Forse soltanto non sapeva cosa dire, o come dirlo, ma sicuramente non lo disse. Non disse proprio nulla, se ne stette lì, un po' colpito e un po' indifferente, a fissare ancora una volta quel vuoto rassicurante che tanto faceva comodo in occasioni del genere.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il diretto delle quattro e un quarto rallentò nuovamente. Fuori, ufficialmente albeggiava. Ma sapeva bene che il suo ideale di alba non esisteva: lo scarto tra luce e oscurità era lento, lentissimo, insignificante. Di albe ne aveva viste abbastanza da non crederci più; a mano a mano che il tempo passava, tutto sapeva di immobilità.&lt;div class="paragrafo"&gt;Tralasciò quello squallido spettacolo, e tornò dentro a tutti gli effetti. Sbuffò ancora una volta, si risistemò nel sedile con un gesto ormai senza tempo, accennando uno sbadiglio di convenienza. La voce annunciò che tra poco si sarebbero fermati, e quindi cercò qualcosa di conclusivo da dire per salutarla. Ma lei lo precedette.&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;"Alla fine, è autunno per tutti."&lt;/div&gt;&lt;div class="paragrafo"&gt;La vide alzarsi, sorridergli dalla soglia dello scompartimento e scomparire nel corridoio. Seguì con lo sguardo quella figura alta e bionda, infagottata dentro un giaccone marrone e circondata da due valigie enormi, che si allontanava ignara del proprio destino - come ogni essere umano che si rispetti. La seguì finché non scomparve nella folla nascente che già minacciava di popolare il corridoio del diretto delle quattro e un quarto. E poi diede una rapida occhiata fuori dal finestrino, per vedere se là fuori c'era ancora qualcosa da vedere, o magari era già incominciata la galleria.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/20474627-116154644047711215?l=precisamente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://precisamente.blogspot.com/feeds/116154644047711215/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=20474627&amp;postID=116154644047711215' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/116154644047711215'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/116154644047711215'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://precisamente.blogspot.com/2006/10/autunno.html' title='autunno.'/><author><name>G.T.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02177357320492067410</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-20474627.post-116007667597450368</id><published>2006-10-05T20:13:00.000+01:00</published><updated>2006-10-05T20:31:16.033+01:00</updated><title type='text'>non abbiate paura</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/f/f9/Stop.png"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 153px; height: 153px;" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/f/f9/Stop.png" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Dibattito profondo a &lt;a href="http://www.raiclicktv.it/raiclickpc/secure/folder.srv?id=2103"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;tg2 10 minuti&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;, sulla puntata di ieri sull'assurdo partito pedofilo in Danimarca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché non parlarne in prima serata? Perché i genitori non devono avere paura di parcheggiare i pargoli davanti al televisore. La televisione difatti svolge un'importante attività educativa e formativa, da cui - questo il messaggio - bisogna poter attingere con fiducia. Senza paura di scene o argomenti scabrosi come la pedofilia o la guerra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tanto ci pensano le &lt;a href="http://www.isola.rai.it/"&gt;Isole&lt;/a&gt;, le &lt;a href="http://www.mediaset.it/brand/italia1/la_pupa_e_il_secchione/schedaprogramma_1818.shtml"&gt;Pupe&lt;/a&gt;, i &lt;a href="http://www.wildwest.rai.it/"&gt;far west&lt;/a&gt;, gli &lt;a href="http://www.amici.mediaset.it/homepage.shtml"&gt;Amici&lt;/a&gt;, l'&lt;a href="http://www.raidue.rai.it/R2_popup_articolofoglia/0,7246,0%5E4253,00.html"&gt;Italia sul 2&lt;/a&gt; , i &lt;a href="http://www.mediaset.it/brand/canale5/reality_circus/schedaprogramma_1914.shtml"&gt;Circhi&lt;/a&gt;, a tenervi compagnia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;Immagine tratta da &lt;a href="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/f/f9/Stop.png"&gt;Wikipedia&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/20474627-116007667597450368?l=precisamente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://precisamente.blogspot.com/feeds/116007667597450368/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=20474627&amp;postID=116007667597450368' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/116007667597450368'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/116007667597450368'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://precisamente.blogspot.com/2006/10/non-abbiate-paura.html' title='non abbiate paura'/><author><name>G.T.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02177357320492067410</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-20474627.post-115973616163414264</id><published>2006-10-01T21:28:00.000+01:00</published><updated>2006-10-03T15:02:57.046+01:00</updated><title type='text'>perché pensar male?</title><content type='html'>Non c'è niente di male ad ammettere di aver sbagliato. Dopotutto non è altro che affermare che oggi si è più saggi di ieri.&lt;br /&gt;E infatti titolare &lt;span style="font-style: italic;"&gt;a moralità limitata&lt;/span&gt; è stato un errore. E' bastata una puntata di &lt;a href="http://www.media.rai.it/mpmedia/0,,report%5E11112,00.html"&gt;Report&lt;/a&gt;, neanche vista per intero, per cambiare idea. La moralità è davvero una grande cazzata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non perdiamo tempo a chiederci se giusto coincida con legale e viceversa. Il finanziamento ai partiti è qualcosa di talmente lontano dalla nostra cultura - comunque e dovunque esso avvenga - che &lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/6948/2051/1600/monete.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/6948/2051/320/monete.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;basta una manciata di dati a lasciarci quel senso amaro di desolatezza, come quando la cioccolata è finita, che tanto si addice alla domenica sera. Anche se la politica e la società mai potranno avere su di noi l'influenza che ha del buon cioccolato, il problema si pone eccome.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sia chiaro, il tema passerà inosservato, soppiantato da qualsiasi altra notizia. E la cosa non stupisce (come potrebbe!?). L'importante è non dimenticare. L'importante è essere consapevoli che quando ci si alza alle otto della domenica per recarsi a votare, quando si scende sotto casa contro una guerra, quando si firmano petizioni o si ascoltano indignazioni, tutto sarà comunque vano. La speranza, in certi casi, è la prima a morire, su tutti i fronti, senza appelli o risurrezioni o vite future.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per cui, da una convinta compartecipazione alla vita democratica all'insegna del meno peggio, con annessa disponibilità alla messa in discussione, al confronto e al dialogo ad ogni condizione, dobbiamo passare a una disillusa partecipazione alla vita democratica, all'insegna del meglio di niente. Consapevoli che niente servirà a qualcosa, che tutto non servirà a nulla, e soprattutto che l'unico sforzo possibile sarà quello di continuare ad indignarsi e stupirsi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sarà sempre così. Tanto vale non adeguarsi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/20474627-115973616163414264?l=precisamente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://precisamente.blogspot.com/feeds/115973616163414264/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=20474627&amp;postID=115973616163414264' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/115973616163414264'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/115973616163414264'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://precisamente.blogspot.com/2006/10/perch-pensar-male.html' title='perché pensar male?'/><author><name>G.T.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02177357320492067410</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-20474627.post-115929478848513140</id><published>2006-09-26T18:44:00.000+01:00</published><updated>2006-09-26T19:19:50.366+01:00</updated><title type='text'>a moralità limitata</title><content type='html'>Pare che l'unica garanzia di sana moralità e solidi principi, sia l'adesione senza riserve ai sacri Valori della nazione, e ovviamente un forte spirito di religiosità possibilmente nostrana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Andatelo a spiegare ai vari che se ci fosse la pena di morte da darla a certa gente, come pedofili, sequestratori, assassini. Che dichiarano con candore che sarebbero a favore, se non fossero cattolici, e tutti annuiscono.&lt;br /&gt;Andatelo a spiegare ai parenti di chi è saltato in aria perché la mafia proprio non gli piaceva, di chi è finito male perché senza scorta, di chi quotidianamente ci lascia la pelle per la sostanziale generale indifferenza, che la vita è un valore sacro per lo stato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dispiace notare che c'è un impellente bisogno di appellarsi a qualcosa di molto in alto, per evitare discorsi, considerazioni, messe in discussione. &lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/5/58/Human_brain.png/569px-Human_brain.png"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 320px;" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/5/58/Human_brain.png/569px-Human_brain.png" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Di recente vanno di moda i &lt;span style="font-style: italic;"&gt;valori&lt;/span&gt;, discesi direttamente dalle divinità di turno, codificati nella roccia da uomini onorevoli, che si sacrificano per dare loro la giusta dignità. Ecco dunque il Bene e il Male, la Tradizione, la Famiglia e una manciata di diritti quantomai in auge rispetto a umanità, dignità, onestà, legalità e molto altro.&lt;br /&gt;Non interessa tanto di come questi sacri principi siano onorati da chi tanto li difende. Il problema è da dove vengono. Sono confezionati ad hoc per la dichiarazione al giornalista di turno, ed a mano a mano entrano nella mentalità comune come baluardi in cui trincerarsi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Utili, perché impediscono un qualsiasi confronto su qualsiasi tema: basta invocarli. &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Però si potrebbero estendere cose come reversibilità di affitti e pensioni, o diritti di visita in ospedale, a tutte le convivenze in generale...&lt;/span&gt; Assolutamente no. La Famiglia non si tocca. Noi difendiamo la Famiglia da chi vuole attaccarla e disgregarla. Per quelle cose c'è già il matrimonio.&lt;span style="font-style: italic;"&gt; &lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Ma se quello non ne può più, è proprio giusto giusto che non possa disporre della sua esistenza? Parliamone!&lt;/span&gt; Sia mai detto. La Vita è un sacro principio che va difeso con forza a tutti i costi da chi la attacca. Il dialogo ci può essere, ma non può essere finalizzato neanche lontanamente alla legalizzazione dell'eutanasia.&lt;br /&gt;E così via.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non sarebbe eccessivamente difficile, basare ogni giudizio e dichiarazione su un opportuno ragionamento, in cui tutto sia potenzialmente in discussione per giungere a una soluzione quantomeno logica. Ma la tentazione di giudicare il vicino di casa che magari non si vede mai, quando il giornalista te lo chiede, è troppo forte. Come la tentazione di attaccare un religioso che fa accenni non proprio chiarissimi, senza aver letto quello che ha detto, affidandosi ai titoli di giornale. Che poi è lo stesso, che parlare degli affari degli altri senza conoscere neanche i propri, facendosi liberi giudici di tutto il resto. Imponendo i nostri principi e valori davanti a ogni possibile dialettica, perché solo noi sappiamo cos'è giusto - e cosa &lt;span style="font-style: italic;"&gt;deve&lt;/span&gt; essere giusto - per gli altri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il problema sorgerebbe nell'eventualità che i pilastri di tanta moralità venissero meno. In un mondo ipotetico senza religioni o scuole di pensiero, senza indici, senza commentatori, come faremmo a prendere una decisione, a fondare un discorso, se l'unica cosa che ci rimarrebbe sarebbe la ragione, che non siamo certo abituati ad usare? Se la legge - sociale, morale, statale o religiosa non importa - accettasse il linciaggio e sancisse il diritto alla sopraffazione, come ci comporteremmo? A cosa appellarsi, se crediamo che uccidere è comunque sbagliato, che la violenza va impedita, che chi ha bisogno va aiutato? A cosa, se rimanesse solo l'uomo di fronte al desolante spettacolo dell'universo?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si può citare finché si vuole, ma alla fine rimane sempre una citazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;Immagine tratta da &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Immagine:Human_brain.png"&gt;Wikipedia&lt;/a&gt;.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/20474627-115929478848513140?l=precisamente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://precisamente.blogspot.com/feeds/115929478848513140/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=20474627&amp;postID=115929478848513140' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/115929478848513140'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/115929478848513140'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://precisamente.blogspot.com/2006/09/moralit-limitata.html' title='a moralità limitata'/><author><name>G.T.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02177357320492067410</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-20474627.post-115894294655179163</id><published>2006-09-22T17:34:00.000+01:00</published><updated>2006-09-22T17:35:46.553+01:00</updated><title type='text'>annozero</title><content type='html'>Fa impressione, vedere un programma del genere.&lt;br /&gt;Finalmente i politici sono in minoranza.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/20474627-115894294655179163?l=precisamente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://precisamente.blogspot.com/feeds/115894294655179163/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=20474627&amp;postID=115894294655179163' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/115894294655179163'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/115894294655179163'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://precisamente.blogspot.com/2006/09/annozero.html' title='annozero'/><author><name>G.T.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02177357320492067410</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-20474627.post-115894276821759877</id><published>2006-09-22T17:15:00.000+01:00</published><updated>2006-09-23T09:34:53.466+01:00</updated><title type='text'>in alto</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/6948/2051/1600/boot1.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/6948/2051/320/boot1.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Da qui, messere, si domina la valle.&lt;br /&gt;Ciò che si vede, è.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;L'obiettivo non è la cima. Sarebbe la cima se non fossi in montagna. Non è la quota, il dislivello, il record.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sali finché puoi. Lontano da tutto il resto. Il tempo se ne sta seduto da qualche parte, mentre cammini, cammini come non hai mai camminato, come non cammineresti mai per tutto l'oro del mondo.&lt;br /&gt;Ma lo fai lo stesso. Senza ripensarci troppo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non è una sfida. La montagna non va sfidata, vince sempre. Se volessi sfidarla, attrezzeresti la roccia, un pilone della seggiovia quà e là, giù qualche albero a far posto allo sciatore. Non costruiresti il rifugio. Non ci andresti neanche a piedi, se fosse per dimostrarle che non ti fa paura.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Magari è una sfida con se stessi. O con tutti gli altri, che è identico. Una botta di egolatria, volendo. Qualcosa di cammuffato dietro taanto amore per la natura, qualcosa che chiamano squallidamente ritorno alle origini, un eremitismo temporaneo, un eroismo di plastica. Oppure semplicemente è un modo come un altro di ingannare il tempo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di certo, uno dei migliori.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/20474627-115894276821759877?l=precisamente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://precisamente.blogspot.com/feeds/115894276821759877/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=20474627&amp;postID=115894276821759877' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/115894276821759877'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/115894276821759877'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://precisamente.blogspot.com/2006/09/in-alto.html' title='in alto'/><author><name>G.T.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02177357320492067410</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-20474627.post-115886391340801735</id><published>2006-09-21T19:08:00.000+01:00</published><updated>2006-09-22T13:00:33.906+01:00</updated><title type='text'>parole da vendere</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/6948/2051/1600/libroaperto1.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/6948/2051/320/libroaperto1.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Ci sono libri che non serve leggerli.&lt;br /&gt;Come &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Il treno d'Istanbul&lt;/span&gt; di Graham Greene. Non serve arrancare oltre pagina sedici. Non c'è bisogno di un segnalibro. Bastano le ultime tre righe della recensione:&lt;br /&gt;&lt;blockquote style="font-style: italic;"&gt;Ogni fermata significa la fine di un'illusione, l'avvicinarsi inevitabile di una resa dei conti cui solo i più furbi ed egoisti, coloro che non amano e dimenticano, potranno sottrarsi.&lt;/blockquote&gt;Libri che vale la pena di leggere, come il divertente &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Il nostro agente all'Avana &lt;/span&gt;dello stesso Greene, ironici, appassionanti, completi allo stesso tempo. Così &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Una pistola in vendita&lt;/span&gt;, sempre suo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi capitano cose come &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Almost Blue&lt;/span&gt;, di Lucarelli, o ancora &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Un giorno dopo l'altro&lt;/span&gt;.  Meno sopportabili di Blu Notte. Il tono dopo un po' stomaca, la storia regge e interessa. Forse perché è meno distante da noi, quello che scrive, forse perché un giallo dove il detective si chiama Grazia è meno eroico, meno esotico, meno epico. Magari perché il libro estero è estero, è un altro mondo di nomi e sensazioni, e possiamo abbandonarci alla storia più facilmente. Alla fine, il libro è una storia.&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che poi leggere &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Come un romanzo&lt;/span&gt; di Pennac fa sempre bene.&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/20474627-115886391340801735?l=precisamente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://precisamente.blogspot.com/feeds/115886391340801735/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=20474627&amp;postID=115886391340801735' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/115886391340801735'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/115886391340801735'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://precisamente.blogspot.com/2006/09/parole-da-vendere.html' title='parole da vendere'/><author><name>G.T.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02177357320492067410</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-20474627.post-115886143983470088</id><published>2006-09-21T18:37:00.000+01:00</published><updated>2006-09-21T18:57:19.896+01:00</updated><title type='text'>Rifugio Lago Rodella / Radlseehuette</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/6948/2051/1600/lrodella1.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/6948/2051/320/lrodella1.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Salita&lt;/span&gt;: 2.30 ore&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Discesa&lt;/span&gt;: 2.30 ore&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Dislivello&lt;/span&gt;: 904 m&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In strada da Bressanone, si raggiunge il maso Perlunger (passando per Tils e Gereut), 1380m. Da lì, a piedi sul sentiero 8, quasi interamente nel bosco, arrancando per vario tempo tra mulattiere a scarsa pendenza, ciottolati ripidi, gradini fangosi. Al bivio con il sentiero 8a, presso un crocifisso, si prosegue sull'8. Una volta raggiunto il terzo crocifisso, nei pressi di una recinzione, in breve tempo termina il bosco. Si cammina per circa mezz'ora, su pascoli d'alta quota, incrociando la teleferica del rifugio. Dopo poco, il rifugio (aperto d'estate; 0472 85 52 30; AVS), grande e molto frequentato; ottima cucina. Si torna sulla via dell'andata, eventualmente prendendo il sentiero 8a (più ripido ed esposto), che si ricongiunge con l'8.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Difficoltà&lt;/span&gt;: nessuna, per escursionisti allenati. Gita faticosa sia in salita che in discesa, ma altamente remunerativa per lo splendido paesaggio. Nel bosco, attenzione a radici e fango, soprattutto in caso di pioggia. La camminata sembra interminabile, ma vale la pena.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Dal rifugio&lt;/span&gt;: anzitutto, il lago Rodella, a pochi metri dall'edificio. Con altri 150m di salita (facile; andata 30' - ritorno 25') si raggiunge la cima Koenigsanger, tramite il sentiero 7, con vista&lt;br /&gt;panoramica.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/20474627-115886143983470088?l=precisamente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://precisamente.blogspot.com/feeds/115886143983470088/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=20474627&amp;postID=115886143983470088' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/115886143983470088'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/115886143983470088'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://precisamente.blogspot.com/2006/09/rifugio-lago-rodella-radlseehuette.html' title='Rifugio Lago Rodella / Radlseehuette'/><author><name>G.T.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02177357320492067410</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-20474627.post-115877045671820244</id><published>2006-09-20T16:14:00.000+01:00</published><updated>2006-09-21T18:33:05.530+01:00</updated><title type='text'>Gran Pilastro / Hochfeiler</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/6948/2051/1600/pilastro1.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/6948/2051/320/pilastro1.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Salita&lt;/span&gt;: 3 ore almeno&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Discesa&lt;/span&gt;: 2.30 - 3 ore&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Dislivello&lt;/span&gt;: 992 m&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si prende il sentiero 1 dal terzo tornante della strada per il Pfitscher Joch / Passo di Vizze (da Vipiteno/Sterzing; parcheggio segnalato). Dopo dieci minuti, passato il bivio per il bivacco Messner (Hochferner), si prosegue sempre seguendo il segnavia 1, tenendosi a sinistra una volta nei pressi di un gruppo di casupole. Il sentiero si inerpica lungo il bosco, per circa 1.30 ore; molta attenzione ai piccoli salti di roccia da 1-1.5 metri, nell'ultima parte del percorso, con fango o pioggia. Inizia poi la lunga salita, con pendenza accettabile, lungo il costone della montagna. Si supera un tratto esposto (la prima trentina di metri è attrezzata) fino a una serie di tornanti ripidi. Il rifugio è in vista: il sentiero si fa più semplice e meno esposto, e in circa un'ora si raggiunge l'Hochfeilerhuette (almeno 3 ore dalla partenza). Il rifugio (dell'AVS: tel.  0472 64 60 71; aperto d'estate; locale invernale con 6 posti) è del 1986. I locali sono accoglienti, la gestione è buona.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;Difficoltà&lt;/span&gt;: trascurabili per escursionisti allenati, assolutamente privi di vertigini. E' necessario passo fermo nei tratti a strapiombo sulla valle, molta attenzione in caso di fango. Conviene informarsi sull'agibilità del sentiero (neve, ghiaccio).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Dal rifugio: &lt;/span&gt;l'Hochfeilerhuette è meta di partenza per la salita all'Hochfeiler (3510m),  massima cima delle Alpi Aurine, nonché per la traversata della vedretta e di una forcella verso il rifugio Ponte di Ghiaccio (Edelrautehuette). Trattandosi di percorsi molto più impegnativi, è richiesta attrezzatura e pratica di montagna, roccia e ghiaccio. L'escursionista medio può accontentarsi della splendida posizione tra i ghiacci e i "tremila" e della collocazione tipicamente di alta montagna, che ripagano enormemente la fatica.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/20474627-115877045671820244?l=precisamente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://precisamente.blogspot.com/feeds/115877045671820244/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=20474627&amp;postID=115877045671820244' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/115877045671820244'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/115877045671820244'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://precisamente.blogspot.com/2006/09/gran-pilastro-hochfeiler.html' title='Gran Pilastro / Hochfeiler'/><author><name>G.T.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02177357320492067410</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-20474627.post-115253133151091057</id><published>2006-07-10T12:12:00.002+01:00</published><updated>2006-07-10T12:35:31.530+01:00</updated><title type='text'>capocciate e cardiopalma</title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://photos1.blogger.com/blogger/6948/2051/1600/italia.1.jpg"&gt;&lt;img src="http://photos1.blogger.com/blogger/6948/2051/320/italia.1.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;strong&gt;CAMPIONI DEL MONDO!&lt;br/&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;CAMPIONI DEL MONDO!&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br/&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;CAMPIONI DEL MONDO!!!&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;(e ora toccherà aggiungere una stella allo stemma della figc...)&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/20474627-115253133151091057?l=precisamente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://precisamente.blogspot.com/feeds/115253133151091057/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=20474627&amp;postID=115253133151091057' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/115253133151091057'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/115253133151091057'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://precisamente.blogspot.com/2006/07/capocciate-e-cardiopalma_115253133151091057.html' title='capocciate e cardiopalma'/><author><name>G.T.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02177357320492067410</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-20474627.post-115220843770507422</id><published>2006-07-06T18:50:00.000+01:00</published><updated>2006-09-26T19:38:30.873+01:00</updated><title type='text'>comunque, è uno che si era perso</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/en/thumb/8/88/Christopher_columbus321.jpg/450px-Christopher_columbus321.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px;" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/en/thumb/8/88/Christopher_columbus321.jpg/450px-Christopher_columbus321.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;Scultura in bronzo di Cristoforo Colombo al Central Park di New York. Tratta da &lt;a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Image:Christopher_columbus321.jpg"&gt;Wikipedia&lt;/a&gt;.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/20474627-115220843770507422?l=precisamente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://precisamente.blogspot.com/feeds/115220843770507422/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=20474627&amp;postID=115220843770507422' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/115220843770507422'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/115220843770507422'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://precisamente.blogspot.com/2006/07/comunque-uno-che-si-era-perso.html' title='comunque, è uno che si era perso'/><author><name>G.T.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02177357320492067410</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-20474627.post-114028984434695080</id><published>2006-02-18T20:08:00.000+01:00</published><updated>2006-02-18T20:10:44.356+01:00</updated><title type='text'>chi è il vero pollo?</title><content type='html'>Fantastico. La politica riesce a convincere gli elettori che vivranno in un mondo migliore, certe volte che già vivono in un mondo migliore, ma di far mangiare di nuovo il pollo agli italiani, manco a parlarne.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Saremo mica un paese di sovversivi?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/20474627-114028984434695080?l=precisamente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://precisamente.blogspot.com/feeds/114028984434695080/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=20474627&amp;postID=114028984434695080' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/114028984434695080'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/114028984434695080'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://precisamente.blogspot.com/2006/02/chi-il-vero-pollo.html' title='chi è il vero pollo?'/><author><name>G.T.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02177357320492067410</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-20474627.post-113862394668438002</id><published>2006-01-30T13:25:00.000+01:00</published><updated>2006-01-30T13:25:46.736+01:00</updated><title type='text'>E se non vi bastasse...</title><content type='html'>... c'è di meglio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://deathball.net/notpron/"&gt;Notpron - The Hardest Riddle Available on the Internet&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/20474627-113862394668438002?l=precisamente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://precisamente.blogspot.com/feeds/113862394668438002/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=20474627&amp;postID=113862394668438002' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/113862394668438002'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/113862394668438002'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://precisamente.blogspot.com/2006/01/e-se-non-vi-bastasse.html' title='E se non vi bastasse...'/><author><name>G.T.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02177357320492067410</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-20474627.post-113856704552174078</id><published>2006-01-29T21:37:00.001+01:00</published><updated>2006-01-29T21:37:25.523+01:00</updated><title type='text'>Non dite che non vi avevamo avvertito</title><content type='html'>La NASA è pur sempre un ente governativo.&lt;br /&gt;Certo che se il Pentagono avesse affermato davvero che il surriscaldamento sarebbe una minaccia più grave del terrorismo... chissà quanti nemici della patria toccherebbe epurare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.repubblica.it/2006/a/sezioni/scienza_e_tecnologia/censunasa/censunasa/censunasa.html"&gt;Scienziato lancia l'allarme clima Nasa lo censura: "Stop conferenze"&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/20474627-113856704552174078?l=precisamente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://precisamente.blogspot.com/feeds/113856704552174078/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=20474627&amp;postID=113856704552174078' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/113856704552174078'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/113856704552174078'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://precisamente.blogspot.com/2006/01/non-dite-che-non-vi-avevamo-avvertito_29.html' title='Non dite che non vi avevamo avvertito'/><author><name>G.T.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02177357320492067410</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-20474627.post-113847287923449374</id><published>2006-01-28T19:27:00.000+01:00</published><updated>2006-01-28T19:28:04.236+01:00</updated><title type='text'>L'enigma senza fine</title><content type='html'>Un gioco praticamente interminabile, intelligente e accattivante. Dategli un'occhiata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.enigmi.net"&gt;www.enigmi.net&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/20474627-113847287923449374?l=precisamente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://precisamente.blogspot.com/feeds/113847287923449374/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=20474627&amp;postID=113847287923449374' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/113847287923449374'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/113847287923449374'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://precisamente.blogspot.com/2006/01/lenigma-senza-fine.html' title='L&apos;enigma senza fine'/><author><name>G.T.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02177357320492067410</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-20474627.post-113810852614177394</id><published>2006-01-24T13:14:00.000+01:00</published><updated>2006-01-24T14:22:10.600+01:00</updated><title type='text'>guardare avanti</title><content type='html'>Lutto per la tv di qualità. Domenica prossima Mara Venier lascia la fascia dalle 14 alle 16, a causa delle brutte immagini che una padrona di casa come lei avrebbe preferito evitare. Ci sentiremo più soli. Il battibecco fra i protagonisti dello schermo, i nostri Pappalardo e Zequila, è degenerato in un teatralissimo alterco fra due istrioni della pubblica reteuno, rinfacciantisi rispettive ingiurie, davanti allo sguardo orrifico degli astanti. Ci chiediamo cosa si inventeranno adesso, adesso che non c'è più la Mara nazionale, adesso che i Due sono stati banditi dall'ammiraglia Rai, per mantenere adeguato il livello di spazzatura della tivvù di domenica pomeriggio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intanto propongono di appiccicare il bollino "pagato col canone rai" sulle trasmissioni pagate coi soldi nostri. Sono soddisfazioni. Almeno sapremo chi è l'idiota che ha finanziato questo o quel programma, se siamo stati noi o il premiato biscottificio Pastrufeglia di Fregnello Balsamo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Passiamo alla politica. Manifesti acuti e pacati sul sito &lt;a href="http://www.forzaitalia.it"&gt;www.forzaitalia.it&lt;/a&gt;, obiettività a tutto spiano sul meno noto &lt;a href="http://www.sprechirossi.it"&gt;www.sprechirossi.it&lt;/a&gt;. Da segnalare il kit di sostegno del bravo forzaitaliota, &lt;span style="font-size:85%;"&gt;(notare &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.forzaitalia.it/sms_cens.htm"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;http://www.forzaitalia.it/sms_cens.htm&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt; e &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.forzaitalia.it/sms.htm"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;http://www.forzaitalia.it/sms.htm&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;) &lt;span style="font-size:100%;"&gt;dove si dispensano &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.forzaitalia.it/failatuaparte/index.htm"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;consigli&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt; per affrontare, con avvedute manovre, la giungla dei media ormai in mano a chi sta rovinando l'Italia. Rinnoviamo il nostro sostegno a tutta la Casa, al Buongoverno, a tutti quelli che ci conoscono, e in particolare ai webmaster del sito, che hanno pensato bene di chiamare le immagini &lt;a href="http://www.forzaitalia.it/jumppage/img/01_tarocchi.jpg"&gt;01_tarocchi.jpg&lt;/a&gt;, tanto per rendere chiare le idee.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Incidentalmente, per quanto riguarda la leva obbligatoria, ci teniamo a precisare che la legge originale dell'8 maggio 2001 (le elezioni si svolsero il 13 maggio) indicava (all'art. 7 comma 1)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;1. Il servizio obbligatorio di leva e' sospeso a decorrere dal 1° gennaio 2007. Fino al 31 dicembre 2006, le esigenze delle Forze armate sono soddisfatte ricorrendo ai giovani soggetti alla leva nati entro il 1985.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;mentre le modifiche del governo Berlusconi (31 agosto 2004) hanno intaccato così lo stesso comma&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;em&gt;1. Le chiamate per lo svolgimento del servizio di leva sono sospese a decorrere dal 1° gennaio 2005. Fino al 31 dicembre 2004 sono chiamati a svolgere il servizio di leva, anche in qualità di ausiliari nelle Forze di polizia ad ordinamento militare e civile e nelle amministrazioni dello Stato, i soggetti nati entro il 1985. La durata del servizio di leva e' quella stabilita dalle disposizioni vigenti.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Dunque è un cavallo di battaglia che non meriterebbe di &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.forzaitalia.it/failatuaparte/cartolineableva.htm"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;figurare&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt; nelle scuderie del polo, in fin dei conti. Precisamente.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Ma torniamo a noi. Notizia delle &lt;a href="http://www.repubblica.it/2006/a/dirette/sezioni/politica/quirinale/martedi24/index.html"&gt;10.24&lt;/a&gt;: "Silvio Berlusconi conferma che il centrodestra sta preparando un piano per 'dare una casa a chi non ce l'ha' da realizzare in caso di vittoria del centrodestra alle prossime elezioni". Contemporaneamente, in caso di voto a maggio, i cittadini italiani potranno assistere alla moltiplicazione dei pani, dei pesci e delle zucchine (che di questi tempi fanno sempre comodo), a tutti gli uomini calvi sarà garantito un trapianto di capelli, i treni arriveranno in orario, saremo più importanti nel mondo, torneranno finalmente le mezze stagioni e ci sarà più lavoro per tutti, senza dimenticare che agli imputati di ogni ordine e grado saranno assicurati (in caso di condanna in primo grado) tre speciali in prima serata su &lt;em&gt;Porta a Porta&lt;/em&gt; con ospiti e plastico a scelta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel frattempo, a parte le battute, ci viene da chiederci il perché, alle tanto rinomate stragi&lt;span style="font-size:85%;"&gt; &lt;/span&gt;non si dedica altro che una angosciante puntata di Blu Notte o.m.p. &lt;span style="font-size:78%;"&gt;(ad ogni morte di papa) . &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Alla gente probabilmente interessano di più i misteri italiani, che le lunghe digressioni su Cogne e su quanto piace ballare agli italiano, che affollano i talk-show d'opinione in prima e seconda serata. Se non altro, ai parenti delle vittime.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;per fare un esempio, il DC9 I-TIGI di Ustica, con un'interessante discussione su &lt;/em&gt;&lt;a href="http://www.politicaonline.net/forum/showthread.php?s=c09923372077d601c08e81984fa3ae2f&amp;threadid=173226"&gt;&lt;em&gt;http://www.politicaonline.net/forum/showthread.php?s=c09923372077d601c08e81984fa3ae2f&amp;amp;threadid=173226&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;em&gt;), e un buon libro di&lt;/em&gt; Luigi di Stefano&lt;em&gt;, "&lt;/em&gt;&lt;strong&gt;Il Buco&lt;/strong&gt;&lt;em&gt;", Vallecchi&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/20474627-113810852614177394?l=precisamente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://precisamente.blogspot.com/feeds/113810852614177394/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=20474627&amp;postID=113810852614177394' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/113810852614177394'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/113810852614177394'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://precisamente.blogspot.com/2006/01/guardare-avanti.html' title='guardare avanti'/><author><name>G.T.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02177357320492067410</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-20474627.post-113769827183819148</id><published>2006-01-19T20:03:00.000+01:00</published><updated>2006-01-19T20:33:33.826+01:00</updated><title type='text'>La terza guerra mondiale cominciò così, e poi ce ne furono altre tre</title><content type='html'>Terra! va letto. Trecentodiciassette pagine che meritano. Benni ci ha infilato di tutto, e ne è uscito fuori un pentolone scatenato, divertente e intelligente, dove la fantasia mescola finzione e realtà, dove la fantascienza è la carta oleata su cui trasuda una società moderna che è la sua stessa parodia. Personaggi decisamente originali, come in buona parte dei suoi libri, una storia che attrae, decine di digressioni e intrecci e sotto-storie, con il consueto filo ironico che regge tutto questo ed altro ancora, di corsa fino all'ultima pagina.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sarebbe bello avere ancora un decimo della fantasia di Stefano Benni; forse vivremmo in un mondo migliore. Sicuramente meno grigio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Stefano Benni&lt;/em&gt; / &lt;strong&gt;Terra!&lt;/strong&gt;; Feltrinelli &lt;span style="font-size:85%;"&gt;(317 p.)&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/20474627-113769827183819148?l=precisamente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://precisamente.blogspot.com/feeds/113769827183819148/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=20474627&amp;postID=113769827183819148' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/113769827183819148'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/113769827183819148'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://precisamente.blogspot.com/2006/01/la-terza-guerra-mondiale-cominci-cos-e.html' title='La terza guerra mondiale cominciò così, e poi ce ne furono altre tre'/><author><name>G.T.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02177357320492067410</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-20474627.post-113691192794936972</id><published>2006-01-10T17:28:00.000+01:00</published><updated>2006-01-10T17:52:07.960+01:00</updated><title type='text'>così non va</title><content type='html'>Che fine ha fatto la DSSA, il servizio segreto parallelo?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il grande Enzo Biagi?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La parte seconda del tg2 delle 20.30, a cosa serve? Perché esiste? C'è differenza con la prima parte?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se non possiamo fidarci dell'Iran e delle sue centrali nucleari - con cui potrebbe produrre &lt;em&gt;armi&lt;/em&gt; nucleari - perché ci fidiamo di tanta altra gente che già ce le ha?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che significa &lt;em&gt;costruttore di pace&lt;/em&gt;? Che significa &lt;em&gt;eroe&lt;/em&gt;? Forse ci si dovrebbe mettere daccordo, quando si dice qualcosa, cosicché tutti capiscano cosa si vuole intendere. La lingua si sta impoverendo, o piuttosto sta diventando una Neolingua che cerca di farci stare in pace con noi stessi?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(L'aviaria ce l'eravamo dimenticata: ma a volte ritornano.)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma è normale che la CIA prelevi la gente all'estero, senza troppi convenevoli, in nome della guerra al terrorismo, e che da noi non faccia praticamente notizia? Mica per niente, il fatto è che le cose &lt;em&gt;in nome di&lt;/em&gt; qualcosa o qualcuno... Per carità, ne hanno tratto un sacco di bei film. Ma ci hanno portato dove ci hanno portato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma gli austriaci e i tedeschi sono più intelligenti di noi, che hanno il coraggio di condannare il negazionismo di Irving ed i gesti di alcuni tifosi del Braunau, o siamo noi che siamo messi peggio?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I politici perché fanno politica? Insomma, uno parla sodo una vita... ma perché?!?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Benjamin Franklin: "chi è disposto a rinunciare alla libertà per la sicurezza, non merita né l'una né l'altra".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/20474627-113691192794936972?l=precisamente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://precisamente.blogspot.com/feeds/113691192794936972/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=20474627&amp;postID=113691192794936972' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/113691192794936972'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/113691192794936972'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://precisamente.blogspot.com/2006/01/cos-non-va.html' title='così non va'/><author><name>G.T.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02177357320492067410</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-20474627.post-113645896860494931</id><published>2006-01-05T12:02:00.000+01:00</published><updated>2006-01-05T12:02:48.623+01:00</updated><title type='text'>ipercubo, ovvero come sforare di una dimensione ed essere felici</title><content type='html'>In principio era il punto. Un punto, zero dimensioni. Ad una dimensione, il punto è libero di scivolare in una direzione, ed ecco il segmento. In due dimensioni, il segmento fatto scivolare in una direzione a lui perpendicolare, genera un quadrato. In tre dimensioni il quadrato, fatto scivolare ancora una volta su una direzione a lui perpendicolare, dà il cubo. E in quattro dimensioni?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il problema non è un problema. O meglio, non è uno di quei problemi che normalmente ci assillano. Può però essere interessante. Un certo Abbot, sul suo &lt;em&gt;Flatlandia&lt;/em&gt;, ha inventato una storiella piacevole su un quadrato che si ritrova a viaggiare in mondi a zero, una, due, tre dimensioni. E di volta in volta, si trova davanti allo stupore dei tizi di dimensioni più piccole, che non riescono a percepire la dimensione superiore: lui stesso, essere 2D, ne vede una sola. Poi approda al mondo a tre dimensioni, tutto contento, e per azzarda un'ipotesi: e se ci fosse una quarta dimensione? e una quinta?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quel gruppo di persone che sono chiamati matematici, da tempo hanno affrontato la questione. E' possibile concepire matematicamente queste entità, ed addirittura (vedi i link qua sotto) visualizzarli in due o tre dimensioni (così come è possibile disegnare un cubo 3D su un foglio, che è a due dimensioni). Poco più di una curiosità, ispirazione per qualche artificio architettonico. Ecco tutto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.vertebra.com/ddr/java/ipercubo.html"&gt;http://www.vertebra.com/ddr/java/ipercubo.html&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Hypercube"&gt;http://en.wikipedia.org/wiki/Hypercube&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://mathworld.wolfram.com/Hypercube.html"&gt;http://mathworld.wolfram.com/Hypercube.html&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://mathworld.wolfram.com/Tesseract.html"&gt;http://mathworld.wolfram.com/Tesseract.html&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.maecla.it/bibliotecaMatematica/af_file/Vertici,%20spigoli%20e%20facce%20di%20cubi%20.ppt"&gt;http://www.maecla.it/bibliotecaMatematica/af_file/Vertici,%20spigoli%20e%20facce%20di%20cubi%20.ppt&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.dogfeathers.com/java/hyprcube.html"&gt;http://www.dogfeathers.com/java/hyprcube.html&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.hypercube.it/ita/hypercube.htm"&gt;http://www.hypercube.it/ita/hypercube.htm&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.bta.it/riv/most/1995/09/01/a0/itIpercubo.html"&gt;http://www.bta.it/riv/most/1995/09/01/a0/itIpercubo.html&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/20474627-113645896860494931?l=precisamente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://precisamente.blogspot.com/feeds/113645896860494931/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=20474627&amp;postID=113645896860494931' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/113645896860494931'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/113645896860494931'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://precisamente.blogspot.com/2006/01/ipercubo-ovvero-come-sforare-di-una.html' title='ipercubo, ovvero come sforare di una dimensione ed essere felici'/><author><name>G.T.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02177357320492067410</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-20474627.post-113640287033234736</id><published>2006-01-04T19:36:00.000+01:00</published><updated>2006-01-04T20:27:50.373+01:00</updated><title type='text'>il segnale che corre sul filo</title><content type='html'>Inizia a diffondersi l'abitudine di svincolarsi dai provider tradizionali di telefonia. L'obiettivo è spendere meno, in alcuni casi non spendere nulla, abbattendo i costi dell'instradamento delle chiamate sulla normale linea fisica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Voip"&gt;Voip&lt;/a&gt;, ossia Voice over IP, tecnologia che consente di effettuare chiamate instradate sulla normale connessione ad internet. In questa maniera, il segnale digitale viaggia via internet, partendo dal computer o da telefoni particolari &lt;span style="font-size:85%;"&gt;(che non costano neanche tanto, dai 30€ dei telefoni USB che hanno bisogno di un computer acceso, al centinaio di euro per cordless più sofisticati) &lt;/span&gt;e raggiunge soltanto alla fine la normale linea analogica. Se Astolfo, residente a Salerno, chiama Ermengarda, che è in Cile per lavoro, non dovrà fare altro che usare il software di turno e comporre il suo numero. Il segnale viaggerà criptato via internet, fino a raggiungere il &lt;em&gt;gateway &lt;/em&gt;in Cile più vicino ad Ermengarda, che trasferirà il segnale sulla linea convenzionale, per giungere a destinazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il servizio - o meglio, &lt;em&gt;questo &lt;/em&gt;servizio - non è gratis. Ha però il vantaggio di costare molto poco: si parla di cifre intorno ai 0.015 € al minuto &lt;span style="font-size:85%;"&gt;(la tariffazione è al minuto) &lt;/span&gt;per particolari destinazioni, in cui evidentemente i gateway delle compagnie sono meglio distribuiti. Punte di € 1.739 al minuto per località sperdute come Diego Garcia (Skype), o di € 7.200 per chiamate ai telefoni satellitari e a &lt;em&gt;servizi speciali&lt;/em&gt; di alcuni paesi (Skypho), ma le medie sono decisamente più basse, si tratta di esempi estremi. In ogni modo, trattandosi di chiamate internazionali, i prezzi sono decisamente inferiori al normale. Per fare l'esempio di Diego Garcia, siamo intorno ai 3.160 € al minuto più scatto alla risposta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di veramente gratis ci sono le chiamate con altri computer. Ermengarda farebbe un grande piacere ad Astolfo, se avesse la gentilezza di accendere un computer ed usarlo anche lei, il software dell'amico salernitano. Lì non ci sono davvero problemi; basta spulciare fra i programmi per scegliere quello con le aggiunte più interessanti (segreteria telefonica, automessaggi, instant messenger, videochiamate...) e il gioco è fatto. Basta accordarsi con il destinatario: scegliere un software ed usarlo. Se ci si limita a questo, nessun costo, a parte forse leggeri disturbi o ritardi nella comunicazione, che dipendono però dalla velocità della linea, dalle prestazioni e dal carico di lavoro del computer. In un'epoca di grande diffusione delle line DSL, o con un Internet Café alla mano, la qualità della linea analogica è quasi garantita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E il Voip va a sovrapporsi ad altre tecnologie: da provider di telefonia che forniscono abbonamenti ADSL con traffico su Voip, a telefoni che si svincolano sempre di più dalla necessità di avere un pc acceso. Basta dare un'occhiata sulle sezioni Store e Acquisti dei siti dei tanti software Voip. Poi, il numero di gateway che fanno da ponte tra il Voip e la linea tradizionale, è destinato a crescere, ed i costi della chiamata di Astolfo verso il Cile scenderanno ancora. Aspettando un futuro non troppo lontano, quando la maggior parte di noi farà uso di aggeggi come Skype, per telefonare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;A proposito, &lt;/em&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Diego_Garcia"&gt;&lt;em&gt;Diego Garcia&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;em&gt; è un territorio d'oltremare britannico, 44 kmq a 1600 km dall'India. Oggi ospita una grossa base militare statunitense. O meglio, non oggi, dal 1966 e per settant'anni, e il governo britannico ha pensato bene di scacciarvi gli Ilois, trasferendoli a Mauritius. Ma non voglio togliervi la curiosità di scoprirlo da soli: una bella &lt;/em&gt;&lt;a href="http://www.google.it/search?q=Diego+Garcia"&gt;&lt;em&gt;ricerca su Google&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;em&gt; e passa la paura.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://web.skype.com/home.it.html"&gt;http://web.skype.com/home.it.html&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.asterisk.org/"&gt;http://www.asterisk.org/&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.skypho.net/"&gt;http://www.skypho.net/&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/20474627-113640287033234736?l=precisamente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://precisamente.blogspot.com/feeds/113640287033234736/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=20474627&amp;postID=113640287033234736' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/113640287033234736'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/113640287033234736'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://precisamente.blogspot.com/2006/01/il-segnale-che-corre-sul-filo.html' title='il segnale che corre sul filo'/><author><name>G.T.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02177357320492067410</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-20474627.post-113638163151862303</id><published>2006-01-04T13:35:00.000+01:00</published><updated>2006-01-04T15:01:25.080+01:00</updated><title type='text'>benvenuti nel ventunesimo secolo</title><content type='html'>Ci informano che l'elite religiosa saudita ha lanciato una sorta di anatema, nei confronti della versione locale del Grande Fratello. Prodotta in Libano, quindi lontana da possibili interventi diretti; e allora parte la &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Fatwa"&gt;fatwa&lt;/a&gt; contro chi produce e chi guarda il programma.&lt;br /&gt;Da noi, intanto, partono gli spot televisivi sulla sesta (!) edizione del programma. Che per l'occasione, sarà condotta da Alessia Marcuzzi, ed andrà in onda in versione integrale sul più appropriato digitale terrestre. Per la gioia per quei milioni di telespettatori che si trastullano con minuti e minuti di fronte all'immagine di plastica di vite altrui, per un gusto che non è certamente voyeuristico, ma che neanche è improntato al razionalismo più bieco e meschino di chi, in tv, pretende ancora di vedere programmi intelligenti e soprattutto profondi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora. A parte il fatto che non possiamo scandalizzarci troppo per il proclama delle autorità religiose saudite (ci sono ben altre cose per cui scandalizzarsi, in giro per il mondo). Cerchiamo di concentrarci su quello che sta diventando la televisione, in questi ultimi tempi. Senza scadere in banalità, come la condanna di programmi inutili e dannosi che tengono incollati allo schermo bambini e ragazzi di tutte le età. Senza parlare del digitale terrestre, e di quanto si sia pubblicizzata (e diffusa, con soldi pubblici) una tecnologia che lascia di stucco, per quanto può essere considerata superflua e per quanto costa. Senza profonderci in discussioni su cosa significhi, al giorno d'oggi, passare la seconda o terza serata davanti a quei brillanti esempi di tempo sprecato che sono i talk show nostrani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il fatto più grave è che la televisione condiziona le nostre abitudini. Lo fa in maniera radicale. Il telegiornale normalmente si guarda a pranzo e a cena. Dopo pranzo, ai giovani spettano (a seconda delle età e dell'intelligenza residua) cartoni animati o telefilm o talk-show per parte del primo pomeriggio. Agli anziani, di mattina e di pomeriggio &lt;em&gt;telenovelas&lt;/em&gt;, di sera cose indefinibili come la vita in diretta &lt;span style="font-size:85%;"&gt;(cos'è? talk-show? varietà? avanspettacolo? informazione?)&lt;/span&gt; e gli immancabili quiz. E fin qui, tutto normale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da qualche tempo a questa parte, però, si sono fatti avanti programmi su programmi, nella fascia immediatamente dopo i tg. Una volta c'erano il Fatto di Enzo Biagi, Sarabanda, Striscia la notizia. Poi si è cominciato con i cinque minuti di attualità, e poi un pezzo di quiz. Col passare del tempo, ecco farsi avanti polentoni come Affari tuoi, che però hanno un difetto. Si prolungano al di là dei vecchi spazi definiti (alle 21), cominciano a rosicchiare prima cinque, poi dieci, poi quindici minuti.&lt;br /&gt;E così che succede? Succede che i palinsesti si spostano in avanti, e che ci spostiamo pure noi, perché se una volta si andava a letto alle undici, oggi è alle undici e mezzo. Succede che piano piano si tende a cenare più tardi, per adeguarsi quasi inconsciamente ai ritmi del tg.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E allora la seconda serata perde ascoltatori, o meglio perde ascoltatori svegli, capaci ancora di reagire a quello che propinano loro, che si riscoprono qualche ora dopo spalmati su una poltrona, indolenziti e frastornati dalle quattro chiacchiere di quelli là davanti. E inoltre si sostituiscono - col beneplacido del pubblico che, si sa, non brilla per intelligenza - i film, quei baluardi del lunedì sera, con quel disastro che sono i film tv &lt;span style="font-size:85%;"&gt;(thriller e catastrofici senza un minimo di coerenza)&lt;/span&gt;, e ancora più felicemente con le fiction, quel sottoprodotto dell'ingegno umano che piace tanto agli italiani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le fiction, già, una versione rivisitata dei cari vecchi telefilm, infarcite di dialoghi improbabili, sceneggiature patetiche, recitatori &lt;span style="font-size:85%;"&gt;(più che attori)&lt;/span&gt; capitati lì per caso. Sempre gli stessi, che inscenano storie che pretendono di appartenere alla nostra Storia, che vogliono risvegliare il nostro orgoglio nazionale, che si propongono come rappresentanti delle nostre vite. Banalità. Lontani anni luce dal Cinema, quella terra verde dove c'è un budget e c'è un obiettivo da ottenere in due ore, dove si selezionano forme e contenuti, dove si deve piacere al pubblico per sfondare le sale e sperare in altre forme di distribuzione (fra cui, ultima, la tv). Film (quelli veri, quei film che possiamo chiamare Arte) contro fiction, presupposto di qualità contro obiettivo di ascolti. Una contrapposizione che sul piccolo schermo tende a favore delle seconde, dei polentoni di una due quattro puntate che c'è gente che li aspetta con ansia, il lunedì sera. Basta prendere una qualsiasi guida televisiva, i film in programmazione si contano sulle dita di una mano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma sono gli ascolti, quelli che contano! Di tutti e di più. Quantità, innanzitutto. Non importa se è bello, se vale, se è interessante, se ne vale la pena: basta che produca ascolti, che venda pubblicità. Meglio se invece di due ore fatte bene, ne dura sei. Miniserie, fiction, miniserie, fiction, miniserie, fiction. Film tv. Telefilm. E così via, per mesi, per anni, per sempre. Con il piccolo effetto collaterale che ci si assuefà, piano piano, alle forme ma soprattutto ai temi, e non importa di che si parla e come si parla, non importa se tutto sembra andare in un verso ben definito, momenti storici e scelte dei personaggi ben curati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alla gente piace. Alle reti televisive (i film costano di più) pure. Fin qui niente di male, non tutti sono condannati ad essere intelligenti. Ma chi non è daccordo, chi non è disposto a pagare venti o quaranta o cento euro al mese per un abbonamento satellitare, o spegne la tv (e sarebbe la soluzione più sana) o si adatta. E quindi vada per tizio o per caio, vada per il reality show, vada per il quiz in prima serata, vada per la fiction - seconda puntata in prima visione assoluta internazionale e cosmica &lt;span style="font-size:85%;"&gt;(ci mancherebbe altro, è una fiction, è normale che sia sempre una prima visione, sono i film, quelli sì, che per quanto costano mandarli in prima visione è un evento)&lt;/span&gt;. E quindi buon pranzo, buona cena, buona serata, tanto è meglio di niente, fa compagnia, poi è divertente, non cambiare che lo sto seguendo, e se la vicenda non ha né capo né coda fa niente, e poi distrae, meglio di niente, già.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Spegnere la tv sembra brutto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il silenzio è assordante.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/20474627-113638163151862303?l=precisamente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://precisamente.blogspot.com/feeds/113638163151862303/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=20474627&amp;postID=113638163151862303' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/113638163151862303'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/113638163151862303'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://precisamente.blogspot.com/2006/01/benvenuti-nel-ventunesimo-secolo.html' title='benvenuti nel ventunesimo secolo'/><author><name>G.T.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02177357320492067410</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-20474627.post-113630274138269085</id><published>2006-01-03T16:07:00.000+01:00</published><updated>2006-01-03T16:39:01.396+01:00</updated><title type='text'>ecco pennac</title><content type='html'>Sorprendente.  Almeno per chi non lo conosce. Il Pennac di &lt;strong&gt;Ecco la storia&lt;/strong&gt;, che poi è il Pennac di &lt;strong&gt;La lunga notte del dottor Galvàn&lt;/strong&gt;. Sorprendente perché non te l'aspetti sempre, di trovare per caso su uno scaffale qualcosa che valga la pena leggere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prendiamo dunque &lt;em&gt;Ecco la storia&lt;/em&gt;, un libro sul libro, un'opera che parla di se stessa, di com'è nata, di cosa vuole raccontare. E' la storia di un dittatore di un paese del sud del mondo, ed è insieme la storia del viaggio dell'autore nella sua memoria. Si alterna tra finzione e realtà, tra narrazione pura e spunto narrativo che viene dalla quotidianità, dai viaggi fatti in sudamerica, dalle persone che ha conosciuto. I personaggi prendono corpo dapprima in quanto immagine di conoscenti di Pennac - per poi solidificarsi in figure concrete, che affina di pagina in pagina, fino ad un mescolarsi di vita e scrittura che finisce per prevalere, trasformando il romanzo in una fusione di realtà e immaginazione &lt;span style="font-size:85%;"&gt;(che poi è proprio quello che è un romanzo)&lt;/span&gt;.  Un libro piacevole, divertente, caustico e ironico e distaccato al tempo, con un gusto particolare per la digressione che può far storcere il naso, se non ci si mette in testa che il romanzo non è la storia del dittatore agorafobico, che non è il colorito affiorare di ricordi dell'autore, ma vive e si alimenta entrambe le cose. Leggetelo, se non vi dispiace di farvi trasportare da quello che state leggendo, e se non vi accontentate del solito bestseller senza un minimo di stile e di poesia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;La lunga notte del dottor Galvàn&lt;/em&gt; è, al contrario, un libro nevrotico, rapido, breve come la storia che racconta, secco e incisivo come le aspirazioni baronali del giovane medico del titolo. Al protagonista, il compito di districarsi in una notte allucinante con un malato speciale che non si sente troppo bene, sognando biglietti da visita surreali su cui è scolpita l'imponenza accademica del possessore, una notte tra barelle che non scricchiolano e diagnosi e tute da meccanico. Piuttosto carino, tra il parodico e il grottesco, senza dubbio divertente. Messo in scena di recente da Giorgio Gallione, con Neri Marcorè.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Daniel Pennac&lt;/em&gt; /  &lt;strong&gt;Ecco la storia&lt;/strong&gt;; Feltrinelli &lt;span style="font-size:78%;"&gt;(312 p.)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Daniel Pennac&lt;/em&gt; /  &lt;strong&gt;La lunga notte del dottor Galvan&lt;/strong&gt;; Feltrinelli &lt;span style="font-size:78%;"&gt;(77 p.)&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/20474627-113630274138269085?l=precisamente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://precisamente.blogspot.com/feeds/113630274138269085/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=20474627&amp;postID=113630274138269085' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/113630274138269085'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/113630274138269085'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://precisamente.blogspot.com/2006/01/ecco-pennac.html' title='ecco pennac'/><author><name>G.T.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02177357320492067410</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-20474627.post-113629866334076924</id><published>2006-01-03T13:08:00.000+01:00</published><updated>2006-09-21T19:05:29.613+01:00</updated><title type='text'>puzza di gas</title><content type='html'>L'anno inizia piuttosto bene.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Notizie preoccupanti dal fronte orientale, comincia a mancarci il gas russo, nel senso che ne arriva di meno. Colpa dell'Ucraina, dicono, quel paese arancione che (secondo la Russia) starebbe prelevando illegalmente un po' del gas destinato al resto d'Europa.&lt;br /&gt;Da un lato la Gazprom, azienda con il 38,37% di partecipazione statale, diretta da giugno 2002 da Mr. Medvedev, da novembre 2005 "First Deputy Prime Minister of the Russian Federation" (primo vice primo ministro). Dall'altro l'Ucraina, indipendente dal 1991 e rivoluzionata, in maniera pacifica, da Yushchenko, praticamente un anno fa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'oggetto della contesa è il prezzo del gas russo per gli ucraini. Attualmente è intorno ai 50$ (1000 mc di metano). L'obiettivo dei russi sarebbe quello di imporre un prezzo di mercato, sui 230$, un aumento del 460%. Uno se li figura, questi giganti del metano. Si alzano nella mattina di un freddo inverno siberiano, scendono dal letto con le loro pantofole spelacchiate, e davanti a una tazzona di caffè corretto si dicono "oggi facciamo duecentotrenta", eppoi si infilano dentro a un cappottone lungo e caldo e accogliente per affrontare quello stesso inverno siberiano in cui si sono svegliati, beandosi di quanto sono comodi e di quanto stanno bene a casa loro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;O forse no. O forse la ragione dell'aumento stratosferico è tutta politica. E forse non è soltanto una reazione al pericolo di una Ucraina decisamente filo-occidentale (&lt;span style="font-size:85%;"&gt;che pure, purtroppo, sortirà i suoi effetti, primo fra tutti il freddo di gennaio, per non parlare di un aumento che nel migliore dei casi sarà comunque importante per un paese che non naviga proprio nell'oro&lt;/span&gt;), forse è un modo tra i più efficaci per chiarire al mondo, una volta per tutte, che la Russia c'è ancora, che la Russia conta e pure tanto. Il Cremlino tiene in fin dei conti tutti sul filo del rasoio: gran parte degli approvvigionamenti di metano dei paesi dell'Europa centrale dipendono dalla Russia, e in un periodo come questo (tra crisi energetiche, blackout, aumento dei consumi) sancire con fermezza la propria importanza economica è sinonimo di rilevanza politica. Basta vedere come tremano Austria e Germania e come tremiamo noi, con un 19% di importazione ridotta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E dunque, lo stesso paese che deve combattere con i problemi delle varie Cecenie che ogni tanto spuntano, lo stesso paese che inizia adesso il turno di presidenza del G8, si va ad affiancare ai signori del petrolio, al vertice della piramide politica di questo mondo. Un mondo che continua e continuerà a dipendere economicamente da questi paesi - rialzi del greggio e cose del genere - e che già da adesso è perlomeno invitato a fare con attenzione le proprie scelte politiche, cercando di non turbare eccessivamente quelli che adesso sono alleati, ma un domani chissà...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Niente, poi si parla di energie alternative, di grandiose scoperte (che poi risalgono a un po' di tempo fa) che meritano lo spazio su qualche tg dossier, uno speciale in seconda o terza serata, ma nulla più. Al massimo si costruiscono distributori di idrogeno quà e là, automobili ibride nascoste in un angolo del concessionario, carburanti con l'olio di qualcosa che cresce in Brasile e che ormai si alterna col petrolio nei serbatoi del sudamerica. Qualche pannello solare sopra i nuovi edifici a Roma, una manciata di mulini a vento sparsi per il mondo, generatori idroelettrici e così via. Ma perlopiù rimaniamo su fette piccole della produzione di energia, certe volte si tratta solo di giocattoli &lt;span style="font-size:85%;"&gt;(per carità, non in senso dispregiativo!)&lt;/span&gt; diffusi tra i pochi che possono permetterselo, di fare gli ecologisti, dove per fare gli ecologisti si intende avere un minimo di rispetto per se stessi e il mondo che ci circonda, e un filo di sale in zucca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sembra proprio che toccherà aspettare un po' di tempo. Intanto continuiamo a convertire centrali a petrolio in centrali a carbone, aumentiamo la quantità di combustibili importati dall'estero. Si parla di costruire impianti che scongelino il metano a -160°C da importare via mare. Si parla di ritorno al nucleare, che andrebbe pure bene, se solo ci si potesse fidare un po' di più della buona gestione e dell'incorruttibilità italiane &lt;span style="font-size:85%;"&gt;(è un luogo comune, ma fino a un certo punto). &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Nel frattempo, i monti più ventosi d'Europa, vere miniere per l'energia eolica, le pianure più soleggiate del mediterraneo, il paradiso delle cellule termovoltaiche e fotovoltaiche, restano lì, insieme all'Enea, che in un paese più sensato e meno masochista avrebbe già rimpiazzato per importanza l'Enel e altri produttori di energie convenzionali. Ma da noi no, da noi si importa l'energia elettrica da Francia ed Austria, bella e pronta, con costi stratosferici in termini economici e politici, e piuttosto pratici visto che aumenti e tariffe li paghiamo tutti, ad ogni bolletta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma come ci si può aspettare qualcosa di diverso, quando qualsiasi cosa diventa un affare politico, un gioco di palazzo, un mezzo di ritorsione non fra ideologie o scuole di pensiero, ma più banalmente fra lobby che idolatrano alternativamente Denaro e Potere? Radio, giornali, televisioni, sono pieni di dichiarazioni di politici che si dicono a favore o contro il nucleare. Farciscono i loro discorsi di parole come ritorno all'atomo, ma non hanno neanche idea di che cosa stanno parlando. Possono sciorinare numeri su numeri, statistiche su statistiche, sondaggi su sondaggi, ma non hanno la minima idea di cosa siano veramente la scienza e la tecnologia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' irresponsabile affidare esclusivamente alla politica scelte del genere. Perché il rischio - concreto - è di banalizzare ogni argomento riducendolo a slogan e frasi fatte che non spiegano quello a cui si riferiscono. Una scelta più consapevole la potrebbe fare un vero scienziato, un vero ingegnere, qualcuno che riesca - al di fuori delle logiche di partito - ad elencarne pro e contro in maniera il più possibile oggettiva. Perché inevitabilmente, un partito pro-nucleare tenderà a sottolineare soltanto gli aspetti positivi della faccenda, un partito anti-nucleare analogamente esalterà rischi e costi presenti e futuri. Ma questa non è obiettività: uno studio serio che abbracci &lt;strong&gt;tutte&lt;/strong&gt; le tecnologie attuali per il sostentamento energetico, quella sarebbe obiettività. Che dica: il carbone inquina in questa maniera, il petrolio in quest'altra, l'idrogeno così, il nucleare, l'energia solare, l'eolico, il geotermico, l'idroelettrico hanno questi costi economici, questi costi ambientali. Che analizzi lo stato attuale delle cose e crei un piano nazionale per reinventare una auspicabile autonomia energetica, verificando cosa si può cambiare, dove si deve investire, cosa va aggiunto. Che non si limiti a semplici riconversioni da metano a bombola e da bombola a metano, ma che tenga conto in primis della superiorità delle energie alternative (praticamente &lt;em&gt;inesauribili&lt;/em&gt;) e delle esigenze del pianeta in cui viviamo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Altrimenti saremo condannati a guai peggiori dei black-out di qualche tempo fa. Disastri ambientali, schiavitù politiche, crolli economici, da cui sarà dura risollevarsi, ma che facciamo ancora in tempo ad evitare. Investendo &lt;strong&gt;massicciamente &lt;/strong&gt;nella ricerca, svincolandosi dalla forte dipendenza da risorse estere e soprattutto da risorse costose e inquinanti e obsolete, prima che sia troppo tardi. C'è ancora tempo, forse.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.gazprom.ru/eng/index.shtml"&gt;http://www.gazprom.ru/eng/index.shtml&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.paginedidifesa.it/2005/cicchinelli_050108.html"&gt;http://www.paginedidifesa.it/2005/cicchinelli_050108.html&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.beppegrillo.it/muro_del_pianto/energia/index.html"&gt;http://www.beppegrillo.it/muro_del_pianto/energia/index.html&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Auguri.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/20474627-113629866334076924?l=precisamente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://precisamente.blogspot.com/feeds/113629866334076924/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=20474627&amp;postID=113629866334076924' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/113629866334076924'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/20474627/posts/default/113629866334076924'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://precisamente.blogspot.com/2006/01/puzza-di-gas.html' title='puzza di gas'/><author><name>G.T.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02177357320492067410</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
